Pinotti: contro il terrorismo più cooperazione nell’intelligence

Il ministro della Difesa Roberta Pinotti

Il ministro della Difesa Roberta Pinotti a Palazzo Vecchio interviene sulla lotta al terrorismo

FIRENZE – Contro il terrorismo è necessaria una cabina di regia comune. «Occorre anche rafforzare la cooperazione, in termini di scambio di informazioni di intelligence e contrasto congiunto ai terroristi, ovunque si trovino, a prescindere dallo Stato europeo nel quale essi operano». Lo ha detto il ministro della Difesa Roberta Pinotti, chiudendo oggi a Firenze i lavori del seminario dell’Assemblea Parlamentare della Nato.

Di fronte alle crisi e alla divisioni che attraversano quello che Pinotti ha chiamato il fronte sud «l’Occidente deve agire con prudenza. Quella della ragione, non quella dell’ignavia. Certo non possiamo esimerci dall’intervenire, quando sono minacciate la nostra sicurezza e i valori fondamentali in cui crediamo».

«Non possiamo sottovalutare – ha poi detto il ministro della Difesa – il problema rappresentato dalla radicalizzazione e dall’adesione al terrorismo di nostri concittadini, di uomini e donne che vivono da anni nei nostri Paesi, che magari hanno condotto per un lungo periodo una vita apparentemente normale, che sembravano condividere i nostri valori, e che invece hanno preso le armi contro gente inerme, che viveva attorno a loro». «Questa minaccia – ha aggiunto – ha una sua peculiarità: si deve affrontare tanto sul piano delle misure di prevenzione e di polizia quanto sul piano culturale». Leggi qui l’intervento completo del ministro Pinotti.

Al termine del suo intervento, prima di lasciare Palazzo Vecchio, il ministro si è incontrata con il maresciallo dei Carabinieri Giuseppe Giangrande, gravemente ferito nella sparatoria davanti a Palazzo Chigi il 28 aprile 2013. Al breve incontro erano presenti il comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette con i vertici toscani e fiorentini dell’Arma.

Generale Claudio Graziano

Generale Claudio Graziano

Prima del ministro Pinotti aveva parlato, tra gli altri, il generale Claudio Graziano capo di stato maggiore della Difesa, che ha sottolineato come una eventuale missione di stabilizzazione in Libia dovrà svilupparsi su due livelli, «quello politico-strategico, di mentoring and advice, a favore delle Autorità e dei Ministeri competenti in materia di difesa e sicurezza, e quello operativo-tattico attraverso il training».

Un approccio che secondo Graziano deve essere basato «sul principio del ‘Libya first’, ossia il riconoscimento della esclusiva titolarità delle autorità libiche del futuro Governo di alleanza nazionale nel decision making process e il carattere unicamente sussidiario dell’intervento della Comunità Internazionale».

Un intervento che comunque deve avere «un mandato chiaro, anche politico strategico, in accordo con le autorità locali», e anche le regole d’ingaggio «devono essere approvate sia dall’interno sia a livello internazionale» ha concluso capo di stato maggiore della Difesa.

Leggi qui la sintesi dell’intervento del generale Graziano.

 

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