Elezioni 2015 in Francia: «rischio guerra civile» alla vigilia del ballottaggio

Marine Le Pen (a destra) e la nipote Marione Le Pen Maréchal

Marine Le Pen (a destra) e la nipote Marione Le Pen Maréchal

PARIGI – Domenica 13 dicembre 45 milioni di francesi sono chiamati al secondo turno delle elezioni regionali. Un appuntamento importante e decisivo anche a livello nazionale, a 18 mesi dalle elezioni per il presidente della repubblica. In particolare dopo che al primo turno di domenica scorsa 6 dicembre il Front National di Marine Le Pen, il partito considerato di estrema destra (mentre loro dicono «siamo noi i veri repubblicani») , ha sorpreso tutti con quasi il 30% dei suffragi, diventando di fatto (e domenica prossima se ne avrà la conferma o meno) il primo partito di Francia. Nella sola regione Provenza-Alpi-Costa azzurra, la nipote Marion Maréchal-Le Pen – 26 anni – ha ottenuto oltre il 40% dei voti e, con tutta probabilità, sarà da domenica la più giovane presidente di una regione francese.

Il primo ministro socialista Manuel Valls, alla vigilia del voto, tenta il tutto per tutto, dopo che i socialisti non hanno superato il terzo posto al primo turno con poco più del 23% di voti: «Il Fronte Nazionale è un partito antisemita, razzista, che non ama la Repubblica e inganna i Francesi. Siamo in un momento storico. Ci sono due opzioni: quella della estrema destra che sostiene la divisione che può portare a una guerra civile e quello della Repubblica e dei suoi valori» ha detto Valls nel suo ultimo discorso elettorale di oggi venerdì 11 dicembre.

L’incognita resta la sorte del partito di centro destra dell’ex presidente Nicolas Sarkozy che ha raccolto al primo turno quasi il 27% dei voti e che – nonostante abbia ufficialmente rifiutato ogni alleanza con i socialisti in chiave anti Le Pen – non è escluso possa raccogliere voti dagli elettori moderati del presidente François Hollande, che non si presenta in alcune regioni. Come pure non è escluso, per i motivi opposti, che una parte dei voti di sinistra – specie quella più «sociale» – possa andare proprio a Marine Le Pen. Il timore è che diventi un finale al fotofinish, dove non mancheranno le contestazioni per un pugno di voti.

 

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