Siena, espulsi dall’Italia due clandestini. Ma dovranno andarsene da soli

Code in tutti gli uffici immigrazione d'Italia

Code in tutti gli uffici immigrazione d’Italia

SIENA – Due immigrati clandestini, scoperti a Siena, sono stati espulsi dal territorio nazionale, ma … dovranno andarsene via da soli. Per chi non conosce la materia può sembrare un po’ strano, ma questa è l’applicazione della legge vigente in materia di immigrazione. I due, un marocchino di 34 anni e un tunisino di 52, hanno ricevuto il decreto di espulsione del Prefetto di Siena accompagnato dall’ «intimazione» del Questore a lasciare il territorio nazionale entro 15 giorni, con l’obbligo di osservare le prescrizioni per il viaggio e per la presentazione all’ufficio di polizia di frontiera.

È l’applicazione dell’articolo 13 del Testo Unico sull’Immigrazione del 1998, per i casi meno gravi. Non è dato di sapere se i due clandestini di Siena hanno i mezzi e la … voglia di tornarsene a casa. Sta di fatto che se verranno trovati ancora in Italia al 16° giorno, saranno portati in uno dei Cie (Centro di identificazione ed espulsione, oggi affollatissimi ovunque) e da lì – dopo una nuova procedura – dovrebbero essere accompagnati in aereo a casa. Gratis naturalmente.

La vicenda di Siena nasce da una costante attività di contrasto all’immigrazione clandestina svolta da tutte le forze dell’ordine nella provincia senese. Un impegno non indifferente per tutti gli operatori di Polizia. Nel primo caso la Polizia Municipale aveva individuato ed identificato un cittadino marocchino di 34 anni privo del permesso di soggiorno, in quanto scaduto di validità e mai rinnovato per la perdita dei requisiti. Nel secondo caso i Carabinieri di Sinalunga avevano rintracciato un tunisino di 52 anni, con precedenti penali, al quale era stato revocato il titolo di soggiorno da parte della Questura di Bologna per mancanza dei requisiti per il rinnovo.

Dopo un’istruttoria dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Siena, ecco il decreto di espulsione che di norma comporta anche il divieto di reingresso. Una lunga procedura dunque: carabinieri, poliziotti, vigili urbani sulle tracce dei due irregolari, il fermo, l’identificazione, gli accertamenti, la prefettura, la questura, il decreto, l’intimazione. Tutto con il rischio di dover ricominciare da capo, nel caso (tutt’altro che improbabile) che i due continuino a preferire la clandestinità in Italia.

 

 

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