Terrorismo: 130 militari italiani in partenza per il Kurdistan

Un parà itaiiano addestra militari curdi Peshmerga

Un parà italiano addestra militari curdi Peshmerga

ROMA – In partenza per il Kurdistan iracheno un contingente di 130 militari italiani che si aggiungeranno agli altri 530 complessivamente già presenti nella missione «Prima Parthica». Si tratta di una coalizione internazionale cui aderisce anche l’Italia, partita – in varie fasi – dall’agosto 2014 per contrastare nella regione la minaccia dell’autoproclamato Islam State of Iraq and the Levant (Isil).

Ministro Roberta Pinotti

Ministro Roberta Pinotti

MINISTRO – L’aumento dell’impegno militare italiano è stato confermato ieri sera 2 febbraio dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, in un’intervista a «Otto e mezzo» su La7. «Il decreto è pronto – ha detto la Pinotti – penso che possa essere approvato già nel Consiglio dei Ministri di venerdì prossimo 5 febbraio o al massimo in quello successivo».

MEDEVAC – I nostri militari – ha poi precisato il ministro – saranno soprattutto impiegati nelle attività di soccorso ai feriti. Quelle che normalmente in termine operativo di chiamano «Medevac», la rapida evacuazione medica di feriti da zone ostili con l’impiego di elicotteri attrezzati, a loro volta protetti da uno o più elicotteri da combattimento. «Un’attività – ha detto il ministro – che attualmente stanno svolgendo gli americani e che, grazie all’intervento delle forze italiane in Kurdistan, gli Usa ora stanno pensando di spostare in Turchia per coprire la Siria».

PRIMA PARTHICA – Ma cosa fanno gli Italiani in Kurdistan e in Irak? Sostanzialmente attività di addestramento delle Forze di Sicurezza curde (Peshmerga) ed irachene si svolge principalmente nelle sedi di Erbil (Kurdistan) e Baghdad (Iraq). Vi operano soprattutto specialisti dell’Esercito (in particolare parà della Folgore con aliquote dei reggimenti 187°, 8° Genio, 185° Artiglieria Paracadutisti) e carabinieri della 2ª Brigata Mobile. A questi si aggiunge anche una Task Force Air in Kuwait (ci sono circa 190 militari dell’Aeronautica) dove sono schierati 2 velivoli Predator a pilotaggio remoto, 1 velivolo da rifornimento in volo KC 767 e 4 A-200 caccia Tornado in versione per la ricognizione e sorveglianza.

LIBIA – E la Libia? Il ministro Pinotti conferma che «l’Italia si è detta disponibile ad avere la leadership di una missione di stabilizzazione» che però deve essere necessariamente concordata con le autorità che la richiedono e non decisa all’esterno. «Per questo mi auguro di essere davvero alla vigilia di un governo stabile in Libia». Non si sbilancia sui numeri («dipenderà dal tipo di richiesta che ci verrà fatta») ma il discorso è chiaro. La missione in Libia si farà: non si tratta più di se, ma di quando e di quanto impegno richiederà. Indispensabile una presenza militare – precisa ancora Pinotti – se si vuole portare sicurezza in luoghi «dove ci sono milizie armate e dove c’è rischio terrorismo». Ma anche un «rischio Somalia» a poche centinaia di chilometri dalle coste italiane, se fallisse la costituzione di un governo unitario in Libia e l’espansione dell’Isis diventasse davvero inarrestabile.

 

Per chi vuole saperne di più: 

 

Un parà itaiiano addestra militari curdi Peshmerga

Addestramento a Erbil nel Kurdistan iracheno

 

Dove sono i militari italiani della Missione Prima Parthica 2

Dove sono i militari italiani della Missione Prima Parthica

 

 

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Sandro Addario

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