Meteo febbraio 2016: ultima chiamata per un inverno che non c’è

Mimosa in fiore già a Gennaio 2016, con un mese di anticipo

Mimosa in fiore già a Gennaio 2016, con un mese di anticipo

FIRENZE – Mimose e mandorli fioriti con un mese di anticipo. Piante pronte a germogliare. Scarse le precipitazioni e temperature al di sopra della media del periodo. Dovremmo essere in inverno, ma non è così. È presente solo sul calendario ma che in realtà non c’è quasi mai stato. Con la conseguenza che eventuali prossime gelate possono danneggiare la vegetazione già «in movimento».

L’ «ultima chiamata» per un clima più propriamente da inverno è quella che si prospetta a metà febbraio, in particolare nella settimana dal 15 al 21, caratterizzata da precipitazioni e temperature più in linea con la media del periodo. Secondo le indicazioni del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, «con alta probabilità (80%) è attesa una configurazione atmosferica caratterizzata da una profonda saccatura che interesserà gran parte del Mediterraneo occidentale, con conseguenti correnti meridionali umide che scorreranno sul nostro Paese. Possiamo quindi aspettarci una prevalenza di giornate nuvolose con precipitazioni associate, a carattere nevoso in montagna e localmente a quote più basse al nord». Vedi qui il dettaglio delle previsioni meteo.

Non durerà a lungo, perché già dalla settimana successiva dovrebbe tornare l’alta pressione «con alternanza di giornate soleggiate a periodi nuvolosi associati a precipitazioni». E allora addio inverno davvero, un atto di presenza o poco più. Pronti ad arrivare al tradizionale «marzo pazzo» dei proverbi, caratterizzato anche da isolati fenomeni di pioggia nonostante la presenza del sole che spunta dalle nuvole.

Il climatologo Giampiero Maracchi

Il climatologo Giampiero Maracchi

Ma questo inverno «latitante»  a cosa è dovuto? «Non è da ora che si parla di cambiamento del clima specie nel Mediterraneo» dice il climatologo fiorentino professor Giampiero Maracchi, presidente dell’Accademia dei Georgofili. «Tra le principali cause c’è lo spostamento sempre più a nord della cosiddetta ‘Cella di Hadley’ – dice Maracchi – una circolazione atmosferica che dall’equatore si muoveva al massimo fino al nord Africa. Ormai sta invece salendo sempre più a nord nel Mediterraneo portando alta pressione, mancanza di perturbazioni, siccità autunnale (già successa un anno su tre) e temperature elevate».

L’abnorme riscaldamento del Pacifico, conseguenza del più noto «El Niño», può avere riflessi anche in Europa? «È un fenomeno atmosferico in atto, particolarmente forte in questi mesi –precisa Maracchi – ma non ha influenza su di noi. Ha origine nel Pacifico, tra l’Australia e la costa americana in particolare nel sud. È quella la sua ‘zona’ di attività. Può legarsi anche all’Atlantico, ma con effetti ritardati nel tempo e nell’intensità e comunque non tali da influenzare il cambiamento climatico in atto nel Mediterraneo e in Europa».

 

Inondazione in Argentina causata da El Nino

Inondazione in Argentina causata da El Nino

 

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Sandro Addario

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