Sardegna, l’isola di Budelli ricomprata dallo Stato per 3 milioni

La celebre spiaggia rosa dell'Isola di Budelli

La celebre spiaggia rosa dell’Isola di Budelli

OLBIA – Torna allo Stato l’isola di Budelli, una delle perle dell’arcipelago de La Maddalena in Sardegna, finora di proprietà di una società immobiliare andata in dissesto. È di oggi 11 marzo la notizia che il tribunale delle esecuzioni immobiliari di Tempio Pausania ha assegnato definitivamente l’isola all’Ente Parco La Maddalena.

Dove si trova l'isola di BudelliL’isola, vincolatissima e celebre per la sua spiaggia rosa, era stata acquistata all’asta giudiziaria nel 2013 dal magnate neozelandese Michel Harte, per circa 3 milioni di euro. L’Ente Parco de La Maddalena aveva tentato di esercitare un diritto di prelazione, che però era stato respinto dal Consiglio di Stato (sentenza n° 1854 del 2015). Poi nello scorso febbraio 2016 lo stesso Harte – senza rimetterci un euro – aveva deciso di abbandonare l’operazione perché, a suo parere, non c’erano le «condizioni necessarie o sufficienti per realizzare il piano di conservazione e ricerca ambientale auspicato». In sostanza non si poteva tirar su neppure un mattone.

In un primo tempo si era ipotizzata una nuova asta giudiziaria, poi invece il tribunale –mancando l’acquirente alla prima asta – ha deciso per l’assegnazione all’Ente Parco che ne aveva fatto domanda, contro il versamento dei 3 milioni previsti.

«Siamo soddisfatti – ha commentato il presidente dell’Ente parco Giuseppe Bonanno – perché l’isola di Budelli è rimasta per troppo tempo nell’oblio, speriamo ora di poter avviare subito dei progetti per la sua valorizzazione, che vorremmo coinvolgessero direttamente gli studenti».

 

CONTROLUCE 

Questa la cronaca dei fatti delle ultime ore. Proviamo però a vedere questa vicenda anche in controluce.

C’era una volta un’isola bellissima, di valore inestimabile. Nel senso che non era possibile stimarla perché nessuno poteva farci nulla. Da piantare un chiodo a, peggio ancora, tirar su qualche mattone. La bellezza della natura doveva restare incontaminata sotto ogni punto di vista. Chi avrebbe potuto comprarla? Nessuno.

Da più di 30 anni l’isola bellissima appartiene a una società immobiliare italiana, ma i cui proprietari si perdono oltre il confine italo-svizzero. La società però non riesce a far fronte ai suoi debiti (circa 1 milione di euro) e i creditori ottengono un pignoramento immobiliare: tecnicamente si direbbe che la società viene «esecutata». Non è una vera e propria dichiarazione di fallimento, ma ci siamo vicino.

Si cerca un compratore attraverso un’asta che viene vinta da un magnate straniero che si dichiara disposto a versare 3 milioni di euro. È il 1 ottobre 2013. Poche settimane dopo nelle pieghe della Legge di Stabilità 2014 (governo Letta, ministro dell’Ambiente Orlando, attuale titolare della Giustizia con il governo Renzi), esce fuori un emendamento che stanzia 3 milioni di euro per consentire allo Stato di esercitare un diritto di prelazione sull’isola. Il tutto in deroga alla spending rewiew.

Di fatto si tratta di 3 milioni di soldi pubblici per comprare un’isola «inestimabile» (nel senso che non si può stimarla) con i quali il venditore insolvente pagherà i suoi debiti per 1 milione e incasserà la differenza di 2. La sostanza è questa, al di là di mille distinguo. Cosa normale quando un debito è inferiore al valore di un patrimonio esigibile (cosa peraltro piuttosto rara), un po’ meno normale quando non si sa come sia venuta fuori la stima di un’isola bellissima e inestimabile.

I soldi – a quanto sembra – vengono versati dallo Stato al Tribunale, ma la prelazione (autorizzata dal Tar Sardegna) viene bocciata dal Consiglio di Stato. E l’isola bellissima va al magnate straniero che insiste per volerla comprare, tanto che versa una caparra del 10%, della quale però – stando alle notizie di stampa – torna successivamente in possesso.

Passano due anni e il magnate ci ripensa. «Non compro più». E non ci rimette – a quanto sembra – neppure la caparra. Tanto ci sono i 3 milioni dello Stato pronta cassa. Che non si capisce bene se sono rimasti «congelati» presso il Tribunale fino dal tempo del tentativo di prelazione non riuscito oppure se nel frattempo sono ritornati nella disponibilità dell’Erario.

Come si vede, la chiarezza non sembra il pezzo forte di questa storia. Budelli merita di più, soprattutto che non diventi l’isola delle nebbie.

 

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Sandro Addario

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