Nel mondo della twitteratura ci sono solo ignoranti informatissimi

Cresce la social dipendenza

Cresce la social dipendenza

FIRENZE – La lingua italiana rivista e aggiornata con le terminologie e le sintesi di Twitter. È la twitteratura, un nuovo modo di approcciare linguaggio corrente e anche opere della letteratura, riscritte e rielaborate in stile «140 caratteri» del noto Social Network. Non solo ma ormai nel linguaggio usato nelle chat si fa sempre più spazio l’immediatezza rispetto alla grammatica. Ed è il definitivo tramonto del punto e virgola.

«Cresce il numero di ignoranti informatissimi» avverte il professor Paolo D’Achille, accademico della Crusca, ospite ieri sera 17 marzo al convegno «Viva i social, abbasso i social» promosso dalla Prefettura di Firenze sul confronto-scontro tra cittadini e pubbliche amministrazioni da un parte e mondo della comunicazione web dall’altra. Twitteratura, neologismi, anglicismi. Parole come whatsappare, forwardare, info, memo, demo sono ormai entrate nel linguaggio corrente (parlato e scritto) e non sono più errore da matita blu. Anche perché anche questa è ormai abolita.

Al convegno aperto dal prefetto di Firenze Alessio Giuffrida e dal vice prefetto Fabrizio Stelo, è stato affrontato il tema del rischio della «social dipendenza», che contagia un numero crescente di popolazione: 2,3 miliardi di utenti attivi nel mondo, 28 milioni in Italia di cui l’85% vi accede da un dispositivo mobile come uno smartphone o un tablet. Non solo tra giovanissimi, ma sempre più anche tra adulti e anziani. Con una prima conseguenza, magari la meno grave ma non per questo da sottovalutare: non si scrive più a mano. E specie per i giovani non è cosa da poco.

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Tutto negativo? Certamente no, non fosse altro che tutti i partecipanti al convegno si sono dichiarati utenti del web. La questione nasce – ha ricordato Folco Cimagalli associato di sociologia generale all’Università Lumsa di Roma – anche da un istintivo bisogno di «fare comunità» ma quello che è fondamentale è «creare legami veri e non solo connessioni». In questo l’uso appropriato dei social network può dare una mano.

Sulle strategie «difensive» dalle insidie dei social è intervenuto Riccardo Acciai – direttore del Dipartimento Ricorsi Garante per la protezione dei dati personali – che ha tra l’altro ricordato alcuni consigli per l’utente: da non sentirsi mai troppo sicuri sul web al rispetto degli altri, da segnalare gli abusi e chiedere aiuto a evitare di farsi trovare «soli» nello spazio infinito del web.

E la Pubblica Amministrazione come affronta la «rivoluzione» dei social network? «Sono 12 le prefetture italiane presenti su Twitter e Firenze è tra queste» ha ricordato il dottor Stelo, mentre Alessandro Lovari, docente di Strategie della comunicazione pubblica all’università di Sassari, ha sottolineato come il «web social» sia un grande spazio di dialogo e partecipazione che può aprire una nuova era di trasparenza e partecipazione tra cittadini ed organismi pubblici. Come nel caso, è stato ricordato, delle numerose bacheche di Facebook aperte da Comuni italiani e utilizzate soprattutto per la comunicazione di eventi, specie quelli che richiedono carattere di urgenza.

Sul fronte dell’ «abbasso i social» è intervenuta, per la peculiarietà della sua professione, il vice questore aggiunto della Polizia Postale e delle Comunicazioni Stefania Pierazzi – vice dirigente del Compartimento della Toscana – che ha messo in luce gli aspetti negativi della navigazione sul web. Specie per i giovanissimi, che perdono contatti reali con il mondo esterno, chiusi come sono nel loro quotidiano interfacciarsi solo con la realtà virtuale del loro smartphone. Non mancano addirittura casi di ragazzi che non cenano neppure a tavola con i familiari, preferendo mangiare nella propria camera pur di non perdere un attimo di «connessione». Per arrivare ai casi ancora più gravi di coinvolgimento di minori in episodi di cyberbullismo e di adescamento. Non solo come vittime, ma purtroppo in qualche caso anche come autori del reato. E qui la twitteratura c’entra ben poco.

 

Il convegno "Viva i social, abbasso i social" alla Prefettura di Firenze

Il convegno “Viva i social, abbasso i social” alla Prefettura di Firenze

 

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Sandro Addario

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