Salah Abdeslam, perché ora rischia la vita il terrorista arrestato a Bruxelles

L'arresto di Salah Abdeslam a Bruxelles il 18 marzo

L’arresto di Salah Abdeslam a Bruxelles il 18 marzo

PARIGI – Salah Abdeslam rifiuterà l’estradizione in Francia. La notizia arriva oggi 19 marzo dal suo avvocato all’indomani del suo arresto a Bruxelles. Un incontro durato appena una decina di minuti dopo l’arresto, ha detto l’avvocato Sven Mary. Giusto il tempo di presentarsi e dove evidentemente la questione più urgente e scottante era proprio questa: restare in Belgio.

Chi è Salah Abdeslam? Ventisei anni, francese naturalizzato belga e di origine marocchina, è indicato come jihadista dell’ISIS. Vedi qui la scheda. Viene ritenuto uno degli organizzatori, con funzioni soprattutto logistiche, degli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, dove morirono 130 persone, di cui 89 nel solo teatro Bataclan.

Salah Abdeslam

    Salah Abdeslam

È l’unico che riesce a fuggire incolume da Parigi dopo gli attentati. Gli altri terroristi, quelli ritenuti operativi, sono già morti. Manca solo Abdeslam.

Dopo quattro mesi di caccia all’uomo in tutto il mondo, annunciata ai quattro venti, Salah Abdeslam viene «sorpreso» e arrestato venerdì 18 marzo 2016. Dove? Proprio a Bruxelles, nel quartiere di Molenbeek, lo stesso dove è cresciuto e vive la sua famiglia. In pratica è stato trovato a casa sua.

È il segnale che per Salah Abdeslam è suonata l’ora della condanna a morte? Presto naturalmente per dirlo. Una sola riflessione si impone, alla luce anche dell’annunciato rifiuto a essere trasferito in Francia.

Sono sette i terroristi morti complessivamente a Parigi nel novembre 2015. Uno ucciso dalla polizia, gli altri dopo che sono state azionate le loro cinture esplosive. Queste ultime, come noto, possono benissimo essere attivate anche a distanza, specie nel caso che il «martire» all’ultimo momento ci possa ripensare. Tre terroristi, tutti morti anche nel caso del tragico attentato del 7 gennaio 2015 (17 morti) alla sede parigina del giornale satirico Charlie Hebdo. Due attentatori morti anche nell’attacco al Museo del Bardo a Tunisi del 18 marzo 2015, dove ci furono 22 morti. Ed è di oggi – sabato 18 marzo – la notizia arrivata da Istanbul di un nuovo attentato all’interno in un centro commerciale: almeno 4 morti, tra cui l’attentatore stesso.

Una cosa è certa. La guerra del terrore – da chiunque sia organizzata e attuata – non lascia superstiti sul campo e non fa prigionieri. Per questo Salah Abdeslam, da arrestato è più a rischio di prima. Chi lo cerca e lo vuole morto ha un vantaggio in più. Sa dove si trova o comunque si potrebbe trovare. Non ci stupiremmo più di tanto, se le cronache dei prossimi giorni dovessero registrare la sua morte. Naturalmente per cause accidentali, malattia o suicidio.

 

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Sandro Addario

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