Rifiuti illegali: sequestrata la cava di Vaglia. Indagato ex sindaco

L'area dell'ex cava di Paterno nel comune di Vaglia

L’area dell’ex cava di Paterno nel comune di Vaglia

FIRENZE – È stata messa sotto sequestro oggi 6 aprile l’ex cava di Paterno, nel comune di Vaglia (Fi), dove sono state trovate tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente. Indagati l’ex sindaco di Vaglia Fabio Pieri (in carica dal 2004 al 2014), il responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Vaglia Stefano Olmi e i proprietari dell’area Lanciotto e Tullia Ottaviani (padre e figlia) per accertare la loro responsabilità in ordine a numerosi illeciti ambientali a vario titolo al vaglio della magistratura.

La procura della Repubblica ha deciso di procedere per il sequestro a scopo probatorio, considerando l’area una discarica abusiva, quindi corpo del reato, da acquisire al processo per motivi probatori e di togliere ai titolari il possesso per impedire che il luogo possa essere alterato prima di arrivare al processo stesso.

È questo l’esito delle indagini svolte dal Corpo Forestale dello Stato, che già nel luglio 2013 aveva trovato rifiuti costituiti dal polverino inquinante «500 mesh», che aveva spinto la Procura della Repubblica di Firenze a disporre successive ispezioni e perquisizioni coordinate dal pubblico ministero Luigi Bocciolini.

L’area dell’ex cava di Paterno oggetto dell’indagine ha una superficie di circa 5 ettari e nasce come cava per l’estrazione del carbonato di calce per la produzione della calce. Legata a questa produzione, era stata anche autorizzata la gestione di rifiuti, che per anni, la ditta che gestiva le attività ha acquisito per mescolarli con la calce. Si trattava per lo più di fanghi per l’idratazione della calce viva.

Nel 1998 vi fu però un primo ritrovamento di rifiuti illecitamente interrati: erano fanghi provenienti dai lavori dell’Alta velocità, peraltro contaminati dalla presenza di idrocarburi, e la cava fu oggetto di attività di polizia giudiziaria da parte di Arpat, dalla quale scaturì un progetto di bonifica del sito. Successivi accertamenti verificarono però ancora la presenza di rifiuti dell’Alta Velocità, in alcuni punti anche con alte concentrazioni di idrocarburi.

«I documenti esaminati – si legge in una nota della Forestale – hanno fatto emergere come in realtà la cava fosse esaurita già dal 1998 e di fatto i forni, per la produzione della calce, erano già spenti a quella data. Quindi i materiali da costruzione prodotti dall’impresa non erano altro che delle miscele composte di rifiuti e di cemento acquisiti da terzi».

Proprio per questo tipo di attività il sito della ex cava diventa il punto di arrivo di rifiuti, sia fanghi che polveri, provenienti da gran parte della Toscana e acquisiti illecitamente come materie prime per la produzione di materiali da costruzione. Si tratta di fanghi provenienti dal comparto delle concerie di Santa Croce, polveri provenienti dalla sabbiatura, sabbie provenienti dalla lavorazione del bicarbonato di sodio.

Dalle indagini effettuate è emerso che questi rifiuti non solo venivano mescolati al cemento, ma venivano anche stoccati sia nel magazzino della cava che interrati nel sito, utilizzandoli per riempire la cava ormai dismessa. Numerose imprese si sarebbero rivolte al proprietario della cava per vendere i rifiuti da loro prodotti a basso prezzo, pagando poi un prezzo più alto per il loro allontanamento (valore comunque inferiore ai costi di uno smaltimento regolare).

Gli accertamenti effettuati con l’ausilio di strumenti tecnici da profondità hanno portato a scoprire su tutto il sito numerosi interramenti di rifiuti industriali da demolizione, pneumatici, fanghi, polveri, oltre ai fanghi dell’alta velocità evidentemente mai del tutto allontanati.

 

I sigilli alla cava messi dalla Forestale

I sigilli alla cava messi dalla Forestale

 

 

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