Primarie Usa 2016: i superdelegati ago della bilancia per la Clinton

Hillary Clinton

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NEW YORK – Nelle elezioni primarie Usa 2016 Il repubblicano Donald Trump, a dispetto di tanti avversari interni ma anche tra politici e media europei, sta ultimando vittoriosamente la corsa verso la «nomination» del Gop, il Grand Old Party repubblicano, alla candidatura per le elezioni presidenziali Usa dell’8 novembre prossimo. Meno sicura di prima appare Hillary Clinton, sostenuta dalla grande stampa americana e dai movimenti d’opinione mondiali, che deve fare davvero i conti, stato per stato, con il senatore socialista del Vermont Bernie Sanders, all’inizio dato come un signor nessuno.

L’ago della bilancia saranno i «superdelegati» del partito democratico, che parteciperanno alla convention di Philadelphia di luglio. Si tratta – strana «regola» dei Democrats dagli anni ’80 – di personalità scelte dal partito. Oltre 550 persone (di norma tra ex presidenti, ex governatori, ex parlamentari, non gli ultimi arrivati insomma) che voteranno il candidato democratico alla Casa Bianca senza essere stati prima designati, come i delegati «normali», dal voto popolare alle primarie. La particolarità è che mentre questi ultimi dichiarano in partenza per chi voteranno, i superdelegati sono liberi di scegliere il candidato anche da ultimo, nonostante eventuali dichiarazioni di appoggio precedenti. Non è quindi detto che i 519 che già hanno dato il loro appoggio alla Clinton, non possano dare il voto a Sanders nel caso che quest’ultimo riesca efficacemente a contrastare l’avversaria.

Il confronto alle primarie Usa dopo il 26 aprile (fonte NYTimes)

Il confronto alle primarie Usa dopo il 26 aprile (fonte NYTimes)

Vediamo intanto la situazione all’indomani del «super tuesday» 26 aprile 2016 che ha visto le primarie in Connecticut, Delaware, Midwest, Pennsylvania, Rhode Island. Trump ha vinto in tutti i cinque stati «incassando» 118 delegati da aggiungere al suo già solido carniere in vista della Convention repubblicana che si svolgerà dal 18 al 21 luglio a Cleveland in Ohio. L’ex first lady Hillary Clinton ha vinto invece in quattro stati mentre Bernie Sanders l’ha superata nel Rhode Island. Risultato: 360 delegati «vinti» dalla Clinton e 24 da Sanders, in vista della Convention democratica di Philadelphia in programma dal 25 al 28 luglio, una settimana dopo quella repubblicana.

A questo punto in casa repubblicana Trump ha già 953 delegati contro i 1237 necessari per la nomination. Ne rimangono 502 e decisive saranno le prossime primarie in alcuni stati, in particolare in California il 7 giugno. Ma la distanza dai suoi competitors si allunga sempre di più, tanto che – dicono i media – un repubblicano su due ormai è per Trump.

Meno scontata – dopo i successi di Sanders – la corsa della Clinton. Ad oggi ha 1650 delegati, tallonata dai 1349 che appoggeranno Sanders. Per arrivare alla cifra di 2383, necessaria per avere in tasca la nomination a candidato alla presidenza Usa, gliene ancora mancano 733. È ancora in tempo per farcela (i delegati in campo nelle prossime primarie sono 1206) ma deve vincere stato per stato, senza lasciare tregua a Sanders. E se poi gli oltre 500 superdelegati le voltassero la faccia, per l’ex first lady ed ex segretario di Stato del primo governo Obama vorrebbe dire la fine dei suoi sogni. E, dopo 25 anni, la fine politica della famiglia Clinton. Se questo sia un bene o un male lo decideranno gli americani.

 

Donald Trump

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Sandro Addario

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