Antiterrorismo, aumentano le squadre Api e Sos dei Carabinieri

Un team di Carabinieri Sos all'aeroporto di Orio al Serio

Un team di Carabinieri Sos all’aeroporto di Orio al Serio

LIVORNO – Fino al giorno prima erano carabinieri come tanti altri in servizio nei vari comandi sul territorio o impegnati soprattutto nella gestione dell’ordine pubblico. Ora sono diventati specialisti dell’antiterrorismo, chiamati a fronteggiare tempestivamente i primi momenti di una situazione critica. Quelli più difficili, dove il peggio può ancora sempre capitare. E intanto aumenta la lista dei militari che chiedono di fare questa nuova esperienza.

NOVITÀ – Sono la nuova carta dell’Arma in tema di antiterrorismo. Si chiamano Api (Aliquote di primo intervento) e Sos (Squadre operative di supporto) che gradualmente sono presenti in un crescente numero di città, soprattutto a più alta concentrazione dei cosiddetti «obiettivi sensibili». Quelli che farebbero gola al tranquillo terrorista della porta accanto. Lo stesso che, puntualmente al verificarsi di quasi ogni attentato, viene descritto dai vicini come una persona perbene e assolutamente insospettabile. E invece non è proprio così.

FORZA SPECIALE – Istituzionalmente le forza speciale dei Carabinieri in materia di antiterrorismo è il Gruppo di Intervento Speciale (Gis) operante dal 1978 come unità di élite. Militari addestratissimi anche per delicati compiti di polizia: da artificiere antisabotaggio, alla liberazione di ostaggi, alla cattura di attentatori su obiettivi particolari come autobus, aerei, treni. Una preparazione che comporta anche tecniche di discesa rapida da pareti ed elicotteri, ma essere al tempo stesso operatore subacqueo e paracadutista in grado in essere lanciato in caduta libera anche a decine di chilometri dall’obiettivo. E al quale sono vitali equilibrio e nervi saldi, non solo muscoli.

MINUTI – Ma c’è un ma. Il Gis è un gruppo unico, con sede a Livorno. Ed è bene che resti unico. Interviene rapidamente ovunque, ma non ha né il dono dell’ubiquità né la capacità di materializzarsi in tempo reale. E nell’emergenza terroristica anche i quarti d’ora, se non i minuti, possono essere determinanti. Specie nei casi, sempre meno rari, che un attentato possa costituire una sorta di «esca» di richiamo per i soccorsi e l’emergenza. Quanto basta per poter essere seguito a breve da uno o più successivi attentati ancora più cruenti in altre zone urbane, quando l’attenzione delle forze dell’ordine è concentrata altrove.

CITTÀ – Da qui l’esigenza di creare sul territorio gruppi di carabinieri, in grado di poter gestire la «prima emergenza» antiterrorismo. Ma anche prevenirla, naturalmente, con controlli mirati e pattugliamenti. Ed ecco le Api (Aliquote di primo intervento) presenti già in diverse città e inserite nei Nuclei Radiomobili del 112 dei vari comandi provinciali. Sono loro che, meglio di chiunque altro collega arrivato da fuori, conoscono il territorio, una strada, un vicolo, un sotterraneo, dopo anni di servizio presso le stazioni o i comandi dell’Arma. La loro base addestrativa è presso il Coespu di Vicenza, il Centro di eccellenza dell’Arma per le Unità di polizia di stabilità.

Una fase dell'addestramento

Una fase dell’addestramento

ADDESTRAMENTO – Accanto a loro ecco i anche i Sos (Squadre operative di supporto) formate da carabinieri in servizio presso i Battaglioni Mobili dell’Arma. Quelli che di norma sono addetti ai servizi di ordine pubblico o dove, per ogni tipo di esigenza, si richiede un massiccio intervento di forze dell’ordine. La loro preparazione antiterrorismo avviene a Livorno nell’ambito della 2ª Brigata Mobile. Compiti specifici e numeri appartengono alla categoria top secret. Quello che si sa è che gli istruttori di Api e Sos provengono da alti livelli di specializzazione. Sia a Vicenza che a Livorno la maggior parte di loro arriva dallo stesso Gis, dal Reggimento Paracadutisti Tuscania (altra unità di élite dell’Arma), dal e 13° Reggimento Carabinieri, rispettivamente di Laives (Bolzano) e di Gorizia.

COMBAT – Tutti carabinieri con una lunga esperienza alle spalle anche nelle operazioni all’estero: dai Balcani all’Iraq, dal Libano all’Afghanistan. Tutti luoghi dove si impara a «capire» anche il modo di comportamento militare del potenziale «foreign fighter», l’attentatore che prima di colpire in occidente viene addestrato in veri e propri campi scuola in Medio Oriente. Siria in primo luogo. Non è un caso che l’attuale comandante del Centro Addestramento della 2ª Brigata a Livorno sia proprio un ufficiale dei Carabinieri con quasi 20 anni di esperienza all’interno del Gis.

SICUREZZA – Addestramento non facile e impegnativo quello dei carabinieri selezionati per questa nuova esperienza antiterrorismo. Dalla paletta e dalla classica mitraglietta M12 usata nei posti di blocco, si ritrovano ora a saper gestire fucili d’assalto SC 70/90 capaci di un tiro fino a 400 metri. Ma altrettanto determinante è imparare a muoversi in sicurezza in un luogo ostile, applicando se necessario tecniche di «Close Quarters Combat» combattimento in ambienti interni, per prevenire il precipitare degli eventi e cercare di mettere al riparo eventuali soggetti indifesi e sotto minaccia. Cominciando a stare attenti agli angoli delle pareti. Perderli di vista un istante potrebbe essere letale per tutti. In attesa magari che l’aereo o l’elicottero (già in volo) delle forze speciali del Gis arrivi sul posto.

 

Centro Addestramento delle Sos a Livorno

Centro Addestramento della 2ª Brigata a Livorno

 

 

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Sandro Addario

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