L’altro 24 maggio: sulla nave Conte Rosso 75 anni fa morirono 1300 italiani, oggi dimenticati

Il transatlantico Conte Rosso nel 1934

Il transatlantico Conte Rosso nel 1934 sulla rotta Venezia-Estremo Oriente

FIRENZE – Pochi ricordano il transatlantico italiano Conte Rosso. Come pure pochi sanno che, accanto a quello più noto dell’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale, c’è un altro 24 maggio ormai dimenticato se non sconosciuto del tutto. È quello dell’affondamento della nave Conte Rosso al largo di Siracusa, dove morirono 1297 militari italiani. Erano le 20,40 del 24 maggio 1941. Settantacinque anni fa.

Entrato in servizio nel 1922, il Conte Rosso era uno dei transatlantici più utilizzati sulle rotte Italia-Sud America e Genova-Napoli-New York, durante i viaggi di sola andata per tante migliaia di connazionali emigranti in cerca di una nuova vita e di un lavoro. Sotto le insegne del Lloyd Triestino venne poi impiegato anche sulla rotta Trieste-Shanghai.

Ma il Conte Rosso, nave passeggeri di 18.000 tonnellate, venne utilizzata anche come piroscafo per trasporto truppe durante la guerra d’Etiopia nel 1935 e soprattutto nel secondo conflitto mondiale sulla rotta verso l’Africa Settentrionale.

Il suo ultimo viaggio iniziò alle 4.40 del 24 maggio 1941 da Napoli direzione Tripoli. Faceva parte di un convoglio navale con altre tre grandi navi passeggeri: Marco Polo, Esperia e la motonave Victoria. La scorta della Marina Militare era fornita dalle torpediniere Procione, Pegaso e Orsa, e dal cacciatorpediniere Freccia. In mare il convoglio era atteso anche da una scorta indiretta costituita dagli incrociatori pesanti Trieste e Bolzano e dai cacciatorpediniere Ascari, Corazziere e Lanciere.

A bordo del Conte Rosso c’erano 280 uomini d’equipaggio e 2449 fra ufficiali, sottufficiali e soldati dell’Esercito, per un totale di 2729 uomini. Alle 20.40, a circa 10 miglia da Capo Murro di Porco, al largo di Siracusa, la nave fu presa in pieno da due siluri (sembra gli ultimi a disposizione) del sommergibile inglese HMS Upholder (P37). Non ci fu scampo per il transatlantico italiano che affondò di prua nel giro di una decina di minuti.

Morirono 1.297 persone, la maggior parte rimaste imprigionate nella nave senza via di scampo. Ma molti anche affogati nel «gorgo» provocato dalla nave appena inabissata in un mare non più di acqua ma di nafta. Come pure tanti soldati rimasero strangolati dal salvagente dopo un lunghissimo volo in mare dalla poppa della nave.

Dei dispersi furono recuperate solo 239 salme. I naufraghi che riuscirono a sopravvivere rimasero tutta la notte in mare finché non furono recuperati dalle altre unità che facevano parte del convoglio. Tra le navi soccorritrici ci fu la nave ospedale Arno, che trasportava feriti tra l’Africa e Napoli e che, verso le 23, deviò dalla sua rotta per raggiungere il luogo dell’affondamento. La maggior parte fu portata nel porto siciliano di Augusta, dove tra i cittadini, pur nelle ristrettezze della guerra, ci fu una gara di solidarietà verso i militari sopravvissuti.

Il numero di vittime del Conte Rosso fu il più alto per una nave italiana nella seconda guerra mondiale, dopo i 1352 marinai della Corazzata Roma affondata dai tedeschi il 9 settembre 1943 davanti all’isola dell’Asinara. Sono passati 75 anni, ma la maggior parte dei 1297 morti del Conte Rosso è rimasta sul fondo del mare, in posizione 36°41′ Nord, 15°42′ Est. Insieme alla nave e alla loro memoria, oggi dimenticata da tutti.

 

PER CHI VUOL SAPERNE DI PIÙ

 

– La storia del Conte Rosso su TrentoinCina

– La testimonianza di Livia Baruzzi figlia di una delle vittime (Video YouTube)

 

 

AGGIORNAMENTO 23 GEN 2017 

Luigi Carpi

Luigi Carpi

Tra i 1300 dispersi in mare dopo l’affondamento del Conte Rosso, va segnalato il nome del soldato Luigi Carpi di appena 25 anni. Ce lo comunica la famiglia che non seppe mai più nulla della sua sorte. Volentieri pubblichiamo il suo nome, omaggio pur tardivo alla sua memoria. Luigi Carpi era nato a Genova il 2 gennaio 1916. Si imbarcò a Napoli con i suoi commilitoni e non fece più ritorno a casa. «Amava giocare a calcio – ricorda la nipote Patrizia – e nella sua pur breve carriera vinse anche qualche trofeo. Dopo la sua morte, negli anni ’60, gli dedicarono anche alcuni tornei di calcio, nel quartiere genovese di Molassana».

 

Coppa Luigi Carpi

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Sandro Addario

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