Affitti con Airbnb: «illegittima la tassa di soggiorno del Comune di Firenze»

Il mercato di affitti a Firenze con Airbnb è stimato in circa 7500 immobili

Il mercato di affitti a Firenze con Airbnb è stimato in circa 7500 immobili

FIRENZE – Non sarebbe legittima la tassa di soggiorno versata al Comune di Firenze dai proprietari di stanze o appartamenti dati in affitto breve attraverso portali web come Airbnb. Tutto questo perché non sono strutture ricettive, come alberghi e agriturismo. Lo sostiene un avvocato fiorentino, Antonio Olmi, secondo il quale «c’è una netta discrasia tra le norme regionali, dove non è compresa l’ipotesi attuata da Airbnb e il regolamento comunale di Firenze in vigore dal 2011». La valutazione, esaminata da un gruppo di legali, troverebbe conforto – dice Olmi – «anche in un parere espresso – sia pure ufficiosamente – da parte dell’ufficio legislativo della Regione Toscana».

Di fatto Palazzo Vecchio non avrebbe il diritto di imporre un «balzello» di questo tipo (si parla di 2,50 euro a persona al giorno) perché manca ancora la fonte normativa che glielo consente, non trattandosi nel caso degli appartamenti privati di vere e proprie strutture ricettive.

Un problema che rischia di esplodere, non solo a Firenze ma in tutta Italia, dove gli affitti «fai da te» on-line attraverso portali come Airbnb stanno rapidamente crescendo giorno dopo giorno. Solo nel capoluogo toscano sembra che gli immobili messi in affitto, attraverso questo tipo di locazione on-line, siano oltre 7500, con un flusso di centinaia di milioni l’anno.

«Il fatto è anche che finora nessuno dei potenziali aventi diritto al rimborso ha fatto ricorso al Tar – dice l’avvocato Olmi – e conseguentemente non c’è stato un pronunciamento della magistratura amministrativa su questo tema». L’auspicio è che si arrivi presto ad una legge nazionale che faccia chiarezza su questa materia, ma nel frattempo il Comune di Firenze ha incassato un vero e proprio tesoretto («qualche milione di euro almeno» ipotizza l’avvocato Olmi), che in presenza di un vero e proprio vuoto legislativo potrebbe essere anche chiamato a risarcire.

Nel gennaio 2016 era stato sottoscritto un accordo tra il Comune di Firenze e la stessa piattaforma Airbnb. Quest’ultima si era impegnata a riscuotere la tassa di soggiorno dai clienti e versarla al Comune. Ma solo dopo che una normativa regionale possa aver equiparato le locazioni turistiche alle attività alberghiere. Cosa che ancora non risulta essere avvenuto.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente del Consiglio Regionale della Toscana Eugenio Giani, che in una nota diffusa oggi 16 giugno ha detto che «gli uffici legali di via Cavour (della Regione n.d.r.) non si sono mai pronunciati in merito all’applicazione della tassa di soggiorno. È mio convincimento che i fiorentini che affittano stanze e appartamenti tramite la piattaforma turistica Airbnb debbano avere lo stesso trattamento degli albergatori». Tutto questo dopo che su un quotidiano fiorentino si era parlato di uno studio sull’argomento effettuato in Regione.

«Se la notizia verrà confermata – interviene in una nota il Coordinamento FdI di Firenze – il Comune dovrà restituire il tesoretto a tutti quei proprietari o gestori che, operando nel settore delle locazioni turistiche, hanno versato in buona fede l’imposta di soggiorno. Resta comunque un vuoto legislativo e regolamentare» che va sanato al più presto.

 

 

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Sandro Addario

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