Su Nave Vespucci 2016 con gli allievi della Scuola Navale Morosini

Nave Vespucci in navigazione nel mar Tirreno

Nave Vespucci in navigazione nel mar Tirreno

MAR TIRRENO – C’è un equipaggio particolare a bordo della Nave Vespucci che, in occasione dei suoi 85 anni, sta completando la visita dei maggiori porti italiani ora che è tornata in mare più nuova di prima, dopo oltre due anni di sosta per lavori di manutenzione. Sono 63 giovanissimi allievi del corso Nereus della Scuola Navale Militare «Francesco Morosini» di Venezia (scheda) , storico e prestigioso «vivaio» non solo della Marina ma di tutte le Forze Armate.

Hanno tutti tra i 17 e i 18 anni i ragazzi del Nereus. Un terzo sono donne. Arrivano da ogni parte d’Italia, da Domodossola a Erice. Sono gli «anziani» del secondo anno, per distinguersi dai «pivoli» del primo e gli «anzianissimi» del terzo, in questi giorni alla prese con gli esami di maturità. Hanno lasciato a 16 anni spontaneamente le tante comodità di una vita domestica per mettersi in gioco e affrontare per tempo le sfide del futuro. Tra un anno, al termine del liceo classico o dello scientifico trascorso con le stellette, decideranno se tornare alla vita civile o tentare il concorso in una delle Accademie militari.

Grande emozione per il loro primo imbarco sulla leggendaria Nave Vespucci che li attende, mercoledì 22 giugno, al molo Varicella 2 di La Spezia. Un sogno e un traguardo atteso da tempo, visto con tanta invidia ma altrettanta soddisfazione da familiari e amici.

Corre veloce la vita di bordo per gli allievi del Morosini, sotto la guida del Comandante alla classe, capitano di corvetta Dario Gentile e del tenente di vascello Massimiliano Rossignolo. Come in tutte le scuole e accademie militari, non c’è molto tempo per il sonno tra guardie e addestramento alla vita marinaresca. Un’esperienza comunque fondamentale per i futuri comandanti di Marina ma anche per chi, tornato civile, avrà comunque avuto una preparazione didattica di eccellenza.

Una storia tra le tante è quella di Carolina M. (18 anni ormai imminenti), sguardo solare ma deciso. Abita a Colleferro (Rm) e ha scoperto il Morosini grazie alla sorella maggiore che a sua volta lo aveva già frequentato. «Ma ho scelto da me – precisa – perché volevo anch’io mettermi alla prova. Non ho ancora deciso cosa farò dopo la Scuola Navale. Intanto ho partecipato ai test per il Politecnico di Milano e la Bocconi. Poi vedremo».

Non ha dubbi invece il suo collega Nicolò Colangelo di Sestri Levante, 18 anni compiuti nello scorso gennaio. «Vorrei proseguire nella carriera militare. In Marina o in un’altra forza armata, ma sento che il mio futuro è lì». Si sente differente dagli altri adolescenti rimasti a casa a tenere in mano tutto il giorno lo smarthpone e non resistere all’astinenza da social network? «Mi considero fortunato per la scelta fatta di compiere un’esperienza un po’ fuori dal comune. La sto vivendo come una lezione di vita, con assunzioni di responsabilità che raramente, credo, si ha voglia o possibilità di fare a 18 anni».

Già, non è frequente a quell’età vedere un giovane che si mette sugli attenti quando un superiore gli rivolge la parola. Come pure non capita tutti i giorni a un diciottenne di avere 13 (tredici) minuti di tempo per alzarsi, farsi la barba o – per le ragazze – legarsi i capelli, rifare perfettamente il letto e vestirsi. Pronti per la severa ispezione, foriera di rapporti e provvedimenti disciplinari.

«Se vediamo un collega non in ordine lo aiutiamo – ricorda ancora l’allieva Carolina – perché sappiamo che anche lui farebbe lo stesso per noi. Anche questo aiuta a fare squadra e a creare amicizie vere che non finiscono dopo il Morosini». Consigliabile dunque l’esperienza della scuola militare ai coetanei? «Io sono convinta della scelta fatta. Credo che sia un’esperienza molto utile, a condizione che chi la intraprende sia però determinato nella sua scelta. Altrimenti la si vive male e non si impara ad affrontare i momenti difficili». E soprattutto non si riesce a fare squadra, elemento vitale soprattutto in mare, dove a bordo di una nave (specie se militare) non c’è posto per i solisti.

 

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Sandro Addario

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