Professione volontari di Marina Vfp4: primo imbarco su Nave Vespucci 2016

La nava scuola Amerigo Vespucci

La nava scuola Amerigo Vespucci

MAR TIRRENO – Imbarco importante e inatteso a bordo della Nave Vespucci per i frequentatori del 21° corso dei Volontari in ferma prefissata di quattro anni della Marina Militare. Sono i cosiddetti Vfp4, giovani di età media tra 22 e 23 anni, provenienti dalle Scuole Sottufficiali di Taranto e La Maddalena.

È la prima volta che la loro formazione si svolge a bordo della più prestigiosa delle navi scuola della Marina. Da qui grande emozione e soddisfazione per tutti, circa una settantina di militari (un quarto sono donne), arrivati da ogni parte d’Italia, anche se in maggioranza da Puglia e Campania, tradizionali terre d’origine di marinai.

Dal 14 marzo i Vfp4 del 21° Corso sono di determinante supporto all’equipaggio di Nave Vespucci. Quest’ultima, dopo due anni di sosta in cantiere, è nuovamente salpata il 27 aprile da La Spezia per una visita nei maggiori porti italiani che si concluderà a Livorno il 4 luglio.

Settimane di preparazione del prestigioso Vespucci (le navi della Marina si chiamano tutte al maschile), dall’imbarco di strutture, materiali e scorte alla lucidatura di ottoni e legnami. Poi la tanto attesa partenza.

A bordo, ai loro posti accanto ai graduati dell’equipaggio della nave ci sono anche i Vfp4, desiderosi di questa importante e forse unica esperienza per loro. Li guida il tenente di vascello Guido Benetti, coadiuvato dal suo staff di sottufficiali. Sbarcheranno a Livorno, al termine della campagna Vespucci ’85, per l’ottantacinquesimo compleanno della nave. Da lì la maggior parte dei Vfp4 proseguirà per un ulteriore periodo di formazione presso la Brigata San Marco a Brindisi. Poi finalmente la destinazione finale a bordo di un’unità navale.

Ciascuno ha già una propria qualifica: dai nocchieri ai segnalatori, dai meccanici di siluri e armi, ai montatori, tecnici elettronici e di macchine, elettricisti, furieri contabili, maestri di cucina e di mensa. Tutti «ingranaggi» indispensabili della grande macchina della nave. Ciascuno con un grado: da comune di prima classe a sottocapo. Ognuno con un’importante formazione specialistica che permetterà loro di partecipare anche a concorsi per livelli superiori, non solo in Marina ma anche nelle altre forze armate, in Polizia e nei Vigili del Fuoco. Di fatto hanno un vero e proprio contratto di lavoro in tasca di quattro anni, giusto il tempo per decidere cosa voler fare in futuro.

A bordo del Vespucci l’attività per i Vfp4, come per il resto dell’equipaggio, è non stop. Dai turni di guardia, ai posti di manovra dove si imparano le basi delle attività marinaresche tra cime, alberi e vele (indispensabili per chiunque vada in mare, anche se su navi supertecnologiche), ai quotidiani lavori di manutenzione di una nave che deve essere in ogni momento in perfetto ordine e tirata a lucido ovunque.

«Ho scelto la ferma di quattro anni in Marina – racconta la Vfp4 Martina Piconeri 22 anni di Locri (Rc), qualificazione meccanico di siluri e armi – perché ho visto una buona opportunità professionale che mi si offriva. Precedenti in famiglia non ce ne sono: mio padre operaio, mia madre casalinga. Il solo esempio importante, ma che non mi ha influenzato, è mia sorella che ha fatto la ferma volontaria di un solo anno e ora è si è arruolata nei Carabinieri. Non è detto che non segua anch’io la sua strada anche se la Marina mi sta offrendo valide prospettive, come a tanti giovani come me».

Scelta quasi obbligata ma fortemente convinta quella di Danilo Picci, 24 anni di Taranto qualificazione tecnico di macchine, grado (come la collega) di «Comune di 1ª classe», l’equivalente di un Caporale nell’Esercito. Un padre e un fratello maggiore in Marina, il primo segnalatore, il secondo neo ufficiale. Una tradizione familiare che va avanti e si consolida. Il pur prestigioso imbarco sul Vespucci non è il primo per il giovane marinaio Danilo, che ha già fatto esperienza come volontario in ferma di un anno. Ha partecipato anche all’operazione Mare Nostrum a bordo della Fregata Euro impiegata anche nel recupero di migranti in mezzo al Mediterraneo: «Un’esperienza che non si dimentica – sottolinea – e che ti fa crescere e maturare. Soprattutto quando vedi di persona migranti abbandonati al loro destino che magari hanno la tua stessa età».

Rimpianti? «Quando si è in mare per settimane, senza telefono o connessione internet – rispondono insieme con un sorriso Danilo e Martina – qualcosa può mancare. Ma è proprio quello il momento in cui a bordo si riesce a fare squadra e a parlare tra noi. Il centro nave diventa una grande piazza di aggregazione. Come pure impariamo ad autogestirci in ogni circostanza. E questo ci serve non solo in mare, ma anche e soprattutto a terra, quando sbarchiamo con una mentalità ben diversa da quando ci siamo imbarcati, lasciando alle spalle tutte le comodità familiari».

 

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Sandro Addario

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