Jiram, l’occhio italiano sulla sonda Juno in orbita su Giove

La sonda spaziale Juno in una ricostruzione grafica davanti a Giove

La sonda spaziale Juno in una ricostruzione grafica davanti a Giove

PASADENA (California-Usa) – C’è un cuore tutto italiano nella sonda spaziale Juno entrata oggi 5 luglio 2016 nell’orbita di Giove, dopo un viaggio di quasi 3 miliardi di chilometri in 5 anni.

Si tratta dello spettrometro italiano Jiram (Jovian Infra Red Auroral Mapper) costruito negli stabilimenti Leonardo Finmeccanica di Campi Bisenzio (Firenze), eredi delle storiche Officine Galileo diventate poi Selex Es. Sarà compito del Jiram fotografare e analizzare le immagini delle aurore polari di Giove, ma anche verificare se nell’atmosfera del pianeta più grande del sistema solare (oltre 300 volte la Terra) c’è presenza di metano, vapore acqueo, ammoniaca e fosfina.

Jiram lo spettrometro italiano che analizzerà Giove

Jiram lo spettrometro italiano che analizzerà Giove

Ancora dagli stabilimenti toscani di Campi Bisenzio arriva il «pilota automatico» della sonda spaziale. Si tratta del sensore d’assetto Autonomous Star Tracker, che ha portato Juno dalla Terra fino a Giove, navigando nello spazio seguendo una rotta in base all’osservazione delle stelle e che permetterà di accompagnare la sonda nelle sue orbite intorno a Giove. Ce ne saranno due molto lunghe, della durata di 2 mesi ciascuna. Quindi le orbite saranno sempre più strette, consentendo alla sonda di passare a distanza ravvicinatissima da Giove ogni 14 giorni. L’orbita finale di Juno sarà nei primi mesi del 2018, quando la sonda dovrebbe dissolversi attraversando l’atmosfera del pianeta.

Terzo compito «italiano» durante la missione sarà quello di ottenere la prima mappa interna di Giove. Se ne occuperà il Kat (Ka-Band Translator), progettato dall’Università della Sapienza di Roma e realizzato dalla Thales Alenia Space Italia con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Il viaggio della sonda Juno (Jupiter Near-polar Orbiter) è cominciato il 5 agosto 2011, quando fu lanciata dalla storica base della Nasa a Cape Canaveral in Florida. Abbandonò l’orbita terrestre nell’ottobre 2013, sfruttando il cosiddetto «effetto fionda» gravitazionale per ottenere l’accelerazione di velocità necessaria a dirigersi verso Giove. L’arrivo nell’orbita di quest’ultimo è stato comunicato oggi 5 luglio 2016 alle 5:53 ora italiana.

Juno (larga 20 metri e alta 4,5 con grandi pannelli solari) è stata realizzata dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) del California Institute of Technology, un laboratorio statunitense, nei pressi di Pasadena in California, attualmente dedicato al progetto, allo sviluppo e alla costruzione delle sonde spaziali senza equipaggio della Nasa.

Non è la prima volta che una sonda spaziale arriva davanti a Giove. Il 7 dicembre 1995 vi giunse la Sonda Galileo, dopo un viaggio di 6 anni, che effettuò soprattutto rilevazioni sulla natura dell’atmosfera di Giove e dei suoi satelliti. Ora si vuole capire invece anche cosa c’è sulla superficie e nel sottosuolo del pianeta.

A bordo di Juno, con gli strumenti scientifici, c’è anche una placca dedicata a Galileo Galilei, fornita dall’Agenzia Spaziale Italiana. È una copia in alluminio dell’originale manoscritto in cui Galileo ha descritto per la prima volta le quattro lune galileiane di Giove. Ma ci sono anche tre figurine della Lego, che rappresentano Galileo, Giove e sua moglie Giunone (Juno). Le tre figurine sono state costruite in alluminio, anziché la tradizionale plastica Lego, per permettere loro di durare a lungo durante il volo spaziale.

 

Orbite di Juno intorno a Giove fino all'inizio del 2018

Orbite di Juno intorno a Giove fino all’inizio del 2018 (Grafico Nasa-NYTimes)

 

Uno dei grandi pannelli solari della sonda Juno

Uno dei grandi pannelli solari della sonda Juno

 

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Sandro Addario

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