Ci mancava anche la «Pokemon Go» mania

Una scena in un parco americano pieno di appassionati di Pokemon Go

Una scena in un parco americano pieno di appassionati di Pokemon Go

ROMA – Neppure la scrittura automatica del mio tablet mi voleva far scrivere questa parola. Eppure Pokemon Go è l’argomento del giorno. Tutti, opinionisti, sociologi, antropologi, studiosi del costume e dei comportamenti umani, giornalisti, scrittori, tutti insomma, colti di sorpresa o quasi dall’incredibile successo di questa nuova applicazione del web, non stanno parlando d’altro. Dissertano sulle ragioni della presa di questa mania, argomentano sui significati di questo improvviso boom, cercano di scoprire cosa spinge milioni di persone, in tutto il mondo, a cimentarsi in questo gioco e a dedicarci tanto impegno e tanto tempo. E soprattutto come fa questo gioco a coinvolgere, contemporaneamente, ragazzini, giovani, adulti e persino persone mature.

Pokemon Go è il videogioco uscito in Italia il 15 luglio, una settimana fa e già conta qualche centinaio di migliaia di utilizzatori che si sono aggiunti ai milioni già in attività nei Paesi d’esordio.

Non sono riuscito ad approfondire più di tanto i meccanismi, gli scopi e le strategie del gioco, rifiutando la mia mente, ormai circoscritta e abitudinaria, di aprirsi ad un nuovo così…creativo ed impegnativo. Per quello che ho recepito, si tratta di catturare, attraverso l’applicazione e quindi attraverso lo strumento d’uso (smartphone, tablet), dei mostriciattoli che si annidano nel mondo circostante, nascosti negli angoli più impensati. Catturarli per farne collezione e per poter essere sempre più forti e vincere le sfide con gli altri. Non so di più e non voglio saperne di più, anche riguardo a palestre, sfide nelle palestre e acquisizioni di intere palestre…..perché potrei appassionarmi e diventarne cultore….e perdere contemporaneamente molta autostima. Forse anche perché la mia mente non é ginnasticata a queste performances.

Sembra che la smania e il furore, che stanno contagiando e coinvolgendo tante persone, abbiano già raggiunto livelli di pericolo sociale. È dei giorni scorsi la notizia di un giovane americano di Auburn (New York) finito contro un albero rimanendo ferito, mentre alla guida della sua auto si era «distratto» giocando a Pokemon Go. Come pure dalla Bosnia l’organizzazione umanitaria «Posavina bez mina» ha lanciato un allarme via Facebook – ripreso anche dalla Cnn – sul fatto che alcuni giocatori si sono spinti anche in ex campi minati, ma ancora a rischio, per dare la caccia ai Pokemon. E l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Pokemon il video gioco del momento

Pokemon il video gioco del momento

C’é da domandarsi: «Ma se si sfruttasse il meccanismo del gioco per renderlo utile e costruttivo a livello sociale?» Ad esempio prevedendo la cattura non di mostriciattoli ma, attraverso lo scatto fotografico, di irregolarità, devianze, abusi, piraterie, comportamenti inurbani, inconvenienti che appaiono sulle nostre strade, tipo auto parcheggiate in modo disordinato o intralciante, uso illecito di corsie preferenziali, buche in terra, cumuli di spazzature, scritte murali, disservizi in uffici pubblici, ragazzi che siedono in autobus davanti a barcollanti anziani in piedi, pedoni che attraversano con l’alt. E dopo la «cattura» con foto, la segnalazione agli organi competenti con l’acquisizione di punteggi di merito in base al numero ed al valore degli scatti e, successivamente, con la conquista di trofei sociali in termini di benemerenze.

Sarebbe veramente proficuo per tutti ma, ahimè, non offrirebbe lo stesso richiamo e fascino dei mostriciattoli. Tant’é che esistono già applicazioni del genere e non sembra riscuotano altrettanto successo. Ma neppure un milionesimo di quello di Pokemon Go.

 

 

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Massimo Cetola

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