Sicurezza nei cieli, aumentano i controlli della difesa aerea (Video)

Un Eurofighter della difesa aerea nazionale decolla da Grosseto

Un Eurofighter della difesa aerea nazionale decolla da Grosseto

GROSSETO – Una manciata di minuti a una sola cifra bastano ai piloti dei caccia Eurofighter della difesa aerea nazionale per essere in volo dopo il suono della sirena di allarme. È lo scramble, l’ordine di decollo immediato per intercettare e identificare una traccia radar sconosciuta, di norma un velivolo che sta sorvolando irregolarmente lo spazio aereo nazionale. Uno dei compiti fondamentali dell’Aeronautica Militare, la «polizia del cielo».

«Nei primi sette mesi del 2016 gli scramble effettuati dai velivoli del 4° stormo di Grosseto hanno già superato quelli del 2015. Una media di almeno due al mese, in aumento» dice il colonnello pilota Enrico Pederzolli, che da due anni comanda i top gun della difesa aerea nazionale qui nella base maremmana che ha competenza su tutto lo spazio aereo del Centro Nord Italia (Roma compresa) e su quello della Slovenia, in base ad un accordo bilaterale tra i due paesi. Il Centro Sud e l’Albania sono invece competenza degli omologhi 36° Stormo di Gioia del Colle (Ba) e il 37° Stormo di Trapani Birgi.

DETERRENZA – Aumentano gli allarmi aerei? «Diciamo che aumentano i controlli – dice il comandante Pederzolli – di fatto siamo i poliziotti del cielo. La nostra attività non è solo l’intervento a fronte di un possibile atto ostile ma anche di assistenza a velivoli che ci chiedono loro stessi supporto in caso di necessità, come ad esempio la scoperta a bordo durante il volo di un bagaglio sospetto. La presenza immediata di nostri velivoli intercettori è inoltre determinante per il fattore deterrenza, anche contro possibili atti terroristici. Un livello di attenzione sempre più perseguito, specie dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York».

INTERCETTAZIONE – Da un piccolo aereo da turismo che vola in silenzio radio o fuori rotta ad un aereo passeggeri in transito che ha perso (volutamente o no) il contatto con i controllori del traffico aereo. Da un aereo militare straniero in avvicinamento senza preavviso ad un velivolo che potenzialmente potrebbe essere stato dirottato. Per puntare dove? Su un aeroporto straniero o magari (disgraziatamente) su centro abitato nazionale? Tutta una serie di casi che vanno dal «semplice» affiancamento in volo per verificare che tutto sia a posto, fino ad arrivare all’ipotesi estrema dell’abbattimento. Una decisione quest’ultima che spetta solo a livello politico, lungo una specifica catena di comando che viene attivata in tempo reale. Sperando sempre che la risposta sia altrettanto tempestiva e adeguata al livello di emergenza.

DECOLLO – La cosa fondamentale per la difesa aerea è arrivare prima possibile sul punto di intercettazione. I minuti mai come in questi casi fanno la differenza. L’ordine di scramble arriva dal Combined Air Operations Centre (Coac) della Nato a Torrejon in Spagna, che ha ricevuto l’allarme. Da questo momento suona la sirena ai piloti di turno (24 ore su 24, 7 giorni su 7) nella palazzina del 9° Gruppo Caccia qui all’aeroporto militare Corrado Baccarini di Grosseto. Tra ricevere l’ordine di partenza, correre verso i pur limitrofi hangar, indossare casco e le speciali tute di volo (in grado di fronteggiare gli sbalzi della circolazione sanguigna dovuti ai momenti di accelerazione in volo, che potrebbero provocare anche perdita di conoscenza), coordinarsi con i preziosi e indispensabili Specialisti a terra durante la partenza, rullare il proprio Eurofighter fino alla pista di decollo e levarsi in volo, sotto l’occhio vigile della torre di controllo, tutto questo non può e non deve richiedere ai piloti più di 10 minuti.

BANG – La necessità per la difesa aerea di raggiungere l’obiettivo nel minor tempo possibile implica spesso di dover volare anche fino a Mach 2, due volte la velocità del suono. In altre parole circa 2500 chilometri all’ora. È questo il momento in cui si verifica il cosiddetto «bang supersonico» che provoca non di rado paura e preoccupazione (ma generalmente solo reazioni di fastidio) tra gli abitanti del territorio sottostante. Si tratta – spiegano qui al 4° Stormo – di due colpi secchi, causati dal passaggio della prua e della coda dell’aereo oltre il muro del suono. «Raggiungiamo di norma Mach 2 oltre i 10.000 metri di altezza – dice ancora il comandante Pederzolli – proprio perché a quelle quote il ritorno sonoro al suolo è molto attenuato. L’alternativa è volare a una velocità minore, ma come si può facilmente capire questo significa arrivare sul punto di intercettazione più tardi, con il rischio di pregiudicare la tempestività e quindi l’efficacia stessa dell’intervento».

PILOTI – L’asso nella manica del 4° Stormo di Grosseto è costituito anche dal 20° Gruppo Caccia, unico centro di formazione in Italia per i piloti di Eurofighter della difesa aerea. Vi arrivano giovani e motivatissimi piloti (di norma tenenti tra i 24 e i 26 anni in media) che hanno superato senza incertezze 5 anni di Accademia Militare Aeronautica e 1 anno di Scuola di Volo. Li aspettano altri 6 mesi tra parte teorica, ore al simulatore e volo effettivo in coppia con l’istruttore. Quindi finalmente la qualifica di pilota «combat ready», pronto al combattimento. A qualcuno può sembrare una parola ostile, ma basta ricordare che siamo nel mondo delle Forze Armate (preposte alla sicurezza nazionale) e non in quello di Pokemon Go. A ciascuno il suo nome.

 

DECOLLO DEI CACCIA EUROFIGHTERS (VIDEO)

 

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Sandro Addario

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