Atleti russi a Rio 2016: il Cio decide di non decidere

Sul caso Russia il Cio preferisce non decidere

Sul caso Russia il Cio preferisce non decidere

LOSANNA – Sul tavolo del Cio c’era l’ammissione o meno della Russia ai Giochi Olimpici 2016 che si aprono il 5 agosto a Rio de Janeiro. E il Comitato Olimpico Internazionale cosa ha detto oggi 24 luglio? «È una questione delle singole federazioni sportive mondiali. Decidano loro». La figura di Ponzio Pilato impallidisce in confronto.

È una grana rimandata, non si sa perché, fino a pochi giorni dall’inizio dei Giochi, dopo lo scandalo «doping di Stato» venuto fuori nel novembre 2015. Secondo una denuncia dell’Agenzia mondiale antidoping (Wada) ci sarebbero state manipolazioni, gestite anche dai servizi segreti di Mosca, sui test antidoping agli atleti russi che partecipano alle gare internazionali.

Nel mirino in particolare l’atletica leggera russa, di cui 68 atleti (sospesi dalla Iaaf, la loro federazione internazionale) avevano presentato senza successo un ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport.

Cosa succede ora? La Russia, naturalmente, sarà presente ai Giochi, dove il Comitato Olimpico Russo (Roc) ha selezionato 387 atleti, di 30 discipline sportive diverse. Più penalizzata di tutte sarà l’atletica, i cui componenti dovranno sottoporsi a nuovi test antidoping indipendenti che dovrebbero dimostrare la loro totale estraneità a quanto oggetto delle accuse. Ma sarà ben difficile, è opinione comune, trovare oggi un atleta «positivo».

L’unica decisione del Cio «vera» è quella di non ammettere qualsiasi atleta russo che sia stato trovato positivo in passato, anche se ha già scontato la sospensione. Ma anche qui i ricorsi contro questa decisione – piuttosto discutibile – sono già pronti.

In sostanza: il Cio ha tentato solo di fare la voce grossa ma non ci è però riuscito, tanto è vero che – c’è da attenderselo – saranno ben pochi gli atleti russi assenti a Rio. «Siamo stati guidati dal principio fondamentale della Carta Olimpica – ha detto il presidente del Cio, il tedesco Thomas Bach – che protegge gli atleti puliti e l’integrità dello sport. Bisogna comunque distinguere tra responsabilità collettive e individuali». Ma non si era parlato di «Doping di Stato»?

Qui il testo integrale della (non) decisione del Cio.

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