Confindustria Firenze, perché si è dimesso il presidente Messeri

Massimo Messeri (foto da Confindustria Firenze)

Massimo Messeri (foto da Confindustria Firenze)

FIRENZE – Perché le improvvise e irrevocabili dimissioni del presidente di Confindustria Firenze Massimo Messeri? Le ha comunicate lui stesso oggi 3 agosto con una lettera, ferma ed essenziale, indirizzata ai membri della Giunta, del Consiglio Direttivo e del Comitato di presidenza di Confindustria Firenze. La maggior parte dei quali, a quanto si apprende, è caduta letteralmente dalle nuvole.

Lo statuto dell’associazione – si legge in una nota – «prevede che Messeri sia sostituito nelle sue funzioni dal vicepresidente Luigi Salvadori che ha tre mesi per convocare l’assemblea per l’elezione del nuovo presidente».

Non solo ma all’uscita di Messeri – 67 anni e già presidente di Ge Oil & Gas Nuovo Pignone spa capofila della divisione Oil & Gas della General Electric Energy – ha fatto seguito anche l’annuncio dell’uscita dello stesso Nuovo Pignone da Confindustria Firenze con decorrenza 31 dicembre 2017.

SFIDA – Cosa è successo in questi torridi giorni d’agosto, alla vigilia delle ferie, per scatenare le dimissioni di Messeri? Chi lo conosce bene lo ha visto, anche recentemente, positivo e impegnato tra l’altro nel portare avanti il progetto di aggregazione tre associazioni di Confindustria in Toscana: Firenze, Toscana Sud (Arezzo, Grosseto e Siena) e Livorno-Massa Carrara. Una sfida importante per il futuro della stessa realtà associativa toscana, ma che – con tutta probabilità – deve aver incontrato qualche ostacolo di troppo. Se campanilistico (tutt’altro che da escludere) o politico è ancora da capire fino in fondo.

CONTESTO – Non a caso comunque nelle poche righe di dimissioni il presidente Messeri parla di aver «constatato l’impossibilita di procedere, nell’attuale contesto, con Ia realizzazione del progetto di rinnovamento e sviluppo di Confindustria Firenze, pilastri centrali del mio programma condiviso e approvato un anno fa». La chiave di lettura è probabilmente in quell’«attuale contesto» che Messeri chiama in causa. L’anno scorso, al momento del suo insediamento quale successore di Simone Bettini, Messeri – nonostante fosse stato designato dalla Giunta con una maggioranza non bulgara di 49 voti su 79 – aveva avuto segnale verde pressoché unanime per andare avanti. Ora le cose devono essere cambiate. E la domanda più ricorrente in questi momenti è: «A chi ha pestato i piedi Massimo?»

SEGNALI – Qualche segnale si era avuto anche nell’assemblea del 7 luglio al Teatro della Pergola, caratterizzata da una partecipazione di soci visibilmente inferiore al passato, tanto che non era nemmeno stato raggiunto il numero legale per l’approvazione del bilancio 2015, rimandata poi di due settimane. E in quella stessa sede assembleare Messeri disse – senza mezzi termini ma anche senza particolari applausi dalla platea se non quelli finali di rito – che «occorre una buona volta fare sistema, creare sinergie. In una parola bisogna cominciare a pensare in grande e non restare nel campanilismo, mentre nel mondo si ragiona per macro-aree e macro-regioni. E questo vale pure per chi vorrebbe mantenere i campanili, anche in Confindustria». Più che un pensiero, sembra un ultimatum, visto alla luce delle dimissioni di oggi.

 

Massimo Messeri all'assemblea 2016 di Confindustria Firenze

Massimo Messeri all’assemblea 2016 di Confindustria Firenze

MOTIVI PERSONALI – In queste ore girano anche voci (non confermate) su motivi strettamente personali e familiari che avrebbero spinto il presidente Messeri a lasciare. Se anche così fosse (e solo lui potrebbe dirlo), mal si concilierebbero con i toni critici della sua lettera verso «l’attuale contesto» di Confindustria fiorentina e/o di quello politico cittadino e regionale. E soprattutto si abbinerebbe male all’annuncio dell’uscita del Nuovo Pignone dall’associazione provinciale fiorentina.

AMAREZZA – «È comprensibile l’amarezza, da parte dell’azienda (Nuovo Pignone n.d.r) – ha commentato il neo presidente facente funzioni di Confindustria Firenze Luigi Salvadori – nel prendere atto delle ragioni che hanno portato il presidente Messeri a chiudere anticipatamente la propria esperienza alla guida dell’associazione». «Da imprenditore e da uomo di sistema – prosegue Salvadori in una sua nota – prima ancora che da presidente facente funzioni, ribadisco però con convinzione che la nostra associazione è sempre stata, e intende restare, un’agenzia di sviluppo, di innovazione e di competitività non solo per le imprese associate, ma per tutto il territorio fiorentino, lavorando continuamente per liberare il sistema da conservatorismi, corporativismi e eventuali interessi personali, orgogliosa di rappresentare una delle piattaforme manifatturiere più prestigiose del made in Italy». «Con i miei colleghi – conclude Salvadori – continueremo a lavorare su questi obiettivi; e confidiamo di avere ancora in cordata il Nuovo Pignone che, in questi anni, grazie anche a Massimo Messeri, ha rappresentato una delle bandiere dell’industria fiorentina del mondo e che, con noi, ha fatto squadra per lo sviluppo e la crescita sociale del nostro territorio».

BOCCIA – Qualche dietrologo di turno guarda intanto anche a Roma e al presidente nazionale di Confindustria Vincenzo Boccia, che fu eletto nel marzo 2016 battendo sul filo di lana (100 voti a 91) l’imprenditore salernitano Alberto Vacchi. In quell’occasione Confindustria Firenze, proprio su indicazione di Messeri, appoggiò Vacchi, salvo poi – ad elezione avvenuta come prassi – sostenere unitariamente il presidente eletto. Difficile pensare quindi che quest’ultimo non abbia dimenticato lo «sgarbo» fiorentino, tanto da rendere difficile l’attività operativa del suo presidente. Boccia stesso venne da Roma a Firenze per partecipare all’assemblea del 7 luglio al Teatro della Pergola. Il suo intervento però, nella scaletta della manifestazione, trovò posto solo dopo quelli del presidente Messeri e del «talk show» con il sindaco di Firenze Dario Nardella, il governatore della Toscana Enrico Rossi e il presidente della Camera di Commercio di Firenze Leonardo Bassilichi. Boccia parlò insomma quando diverse persone si erano già alzate e stavano cominciando ad affollare il ridotto del teatro. Ben altra situazione da quella di Luca Cordero di Montezemolo, che nell’assemblea del giugno 2014 catalizzò la platea del Teatro Comunale di Firenze.

RIPENSAMENTI – Se la decisione di Messeri sembra davvero ferma e non revocabile, quella che riguarda la posizione del Nuovo Pignone è pur sempre un annuncio a scadenza: l’azienda uscirà da Confindustria solo tra quasi un anno e mezzo. C’è tutto il tempo per mediare, rimediare, ricucire. Sempre che si trovi il sarto (o la sarta) adatto.

SCARICA QUI:

La lettera di dimissioni di Massimo Messeri

Chi sono i Membri della Giunta di Confindustria Firenze

 

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7 luglio 2016

Confindustria scommette sul futuro di Firenze, ma «occorre fare sistema»

 

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Sandro Addario

Sandro Addario

Commenti (1)

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    Franco

    |

    Le dimissioni del Presidente del Nuovo Pignone (il maggior contributore di Confindustria Firenze) dalla carica di Presidente dell’Associazione Industriali di Firenze è il risultato di un equivoco di fondo che risale alla sua stessa elezione. L’ing. Messeri voleva cambiare l’Associazione ma è stato eletto anche da chi non voleva cambiare proprio nulla, soprattutto nella gestione della macchina di via Valfonda.Un manager di quel livello è intrinsecamente incompatibile con l’andazzo pigro e avvelenato degli ultimi anni in via Valfonda.
    Così la contraddizione è semplicemente scoppiata. Le questioni da risolvere sono due, intimamente collegate: da un lato la strategia di Confindustria Firenze sul territorio, dall’altra la rivoluzione da apportare dentro la struttura di via Valfonda. Una soluzione parziale sarà sempre inutile.

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