Non si ferma il terremoto: oltre 1500 scosse tra Marche e Lazio

Una foto simbolo dei soccorsi dopo le scosse di terremoto

Una foto simbolo dei soccorsi dopo le scosse di terremoto

RIETI – La terra continua a tremare tra Marche e Lazio, dopo il tragico terremoto del 24 agosto che ha provocato quasi 300 morti. Secondo la Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sono stati registrate complessivamente 1493 scosse di terremoto: «113 quelle di magnitudo compresa tra 3.0 e 4.0, 11 quelli localizzati di magnitudo compresa tra 4.0 e 5.0 ed uno di magnitudo maggiore di 5.0». La rilevazione è aggiornata alle ore 18 di ieri 27 agosto, ma da quell’ora a mezzanotte se ne sono aggiunte già un’altra ventina. Uno sciame infinito, che non tranquillizza nessuno.

FUNERALI – Dolore e sconforto intanto ai funerali delle prime vittime del terremoto, che si sono svolti sabato 27 ad Ascoli Piceno presso la palestra comunale di Monticelli per le vittime marchigiane. Molta commozione (vera o di circostanza non si saprà mai) tra le tante autorità presenti: dal capo dello Stato Sergio Mattarella, ai presidenti di Senato e Camera Pietro Grasso e Laura Boldrini, al presidente del Consiglio Matteo Renzi con la moglie Agnese, fedelmente seguiti delle telecamere momento dopo momento, quasi la «notizia» fosse la loro presenza piuttosto che le bare ancora una volta allineate una accanto all’altra.

I vertici dello Stato ai funerali delle vittime del terremoto

I vertici dello Stato ai funerali delle vittime del terremoto

Lacrime e applausi fuori della palestra al passaggio della bara bianca della piccola Giulia Rinaldo di Roma (avrebbe compiuto 9 anni a ottobre) trovata senza vita sopra la sorellina Giorgia di 6 anni, salvata proprio dal corpo della sorella maggiore che voleva proteggerla dalle macerie della stanza crollata sulle loro teste.

RICERCHE – Intanto nelle zone terremotate si continua a scavare, mentre le scosse continuano. Ormai quasi esaurite, dopo 4 giorni dal dramma del 24 agosto, le speranze di trovare persone in vita, le ricerche vanno avanti per trovare almeno le salme di quanti sono ancora dispersi. Da Arquata sul Tronto ad Accumoli, ad Amatrice non c’è sosta nei soccorsi.

LA DIGA CHE FA PAURA – Ma ad Amatrice, con la paura dei crolli, qualcuno pensa anche alla diga di Scandarello, a pochi chilometri di distanza. Le acque dell’omonimo lago artificiale (il terzo della provincia di Rieti) alimentano una centrale idroelettrica, lungo la valle del Tronto. Il sindaco Sergio Pirozzi, il giorno dopo il disastro, ha chiesto di effettuare verifiche alla stabilità della diga stessa e in ogni caso di svuotarla a scopo precauzionale. Se disgraziatamente la diga dovesse cedere, le acque travolgerebbero tutta la vallata, con un effetto Tsunami o, per chi ha la memoria più lunga, un effetto Vajont. Ben più grave delle infinite scosse di terremoto.

COSA DICE L’ENEL – Enel comunque ha fatto sapere che «non si rilevano danni alle dighe delle regioni interessate dal terremoto nella zona dell’Appennino centrale, in particolare alla diga di Scandarello». In una nota si spiega che sono state ulteriormente intensificate le ispezioni, misure specialistiche e controlli alla diga, alle sponde ed a tutte le opere costituenti il serbatoio nel suo complesso. In una parola, per l’Enel, la diga è sicura.

 

Il lago di Scandarello alle porte di Amatrice

Il lago di Scandarello alle porte di Amatrice

 

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26 ago 2016 – «Pronto 115? I miei tortellini per ringraziare i Vigili del Fuoco» (AUDIO)

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Sandro Addario

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