Cambio di comando su Nave Vespucci: Patruno subentra a Pacifici

I comandanti Curzio Pacifici (a sin) e Angelo Patruno

I comandanti Curzio Pacifici (a sin) e Angelo Patruno durante l’avvicendamento

LIVORNO – «In nome del Capo dello Stato, riconoscerete come Comandante di Nave Vespucci il capitano di vascello Angelo Patruno». Sono le 9.56 di martedì 4 ottobre 2016. Il comandante uscente Curzio Pacifici pronuncia la formula di rito con cui cede il comando della Nave al suo successore. Sul cassero del Vespucci è schierato l’intero equipaggio che ha appena reso gli onori al contrammiraglio Enrico Pacioni, capo del Comando delle Forze di Contromisure Mine, in rappresentanza dell’Ammiraglio di Squadra Donato Marzano, Comandante in capo della Squadra Navale da cui dipende anche «la più bella nave del mondo».

AVVICENDAMENTO

Dopo 4 anni si «ammaina» così la bandiera del capitano di vascello Pacifici, l’ufficiale che più di ogni altro ha retto il comando della nave, dove sono stati effettuati importanti e improrogabili lavori di ristrutturazione e manutenzione durati oltre 2 anni. Vi salì a bordo per la prima volta il 1 ottobre 2012. Pacifici resta per il momento a Livorno, a disposizione del Comando dell’Accademia Navale, in vista di un prossimo importante incarico.

Il suo posto sulla plancia del Vespucci viene preso dal suo parigrado Angelo Patruno, 49 anni di Taranto. Ha frequentato in Accademia Navale negli anni 1985-89 il corso «Audace», di cui nel periodo 87-89 è stato Comandante alla Classe l’attuale Capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Valter Girardelli. Patruno proviene dal Comando Italiano delle Forze marittime (Comitmarfor) dove è stato Capo di Stato Maggiore. In precedenza ha comandato anche Nave Palinuro, una delle navi scuola della Marina militare.

EMOZIONE A BORDO

L’emozione sul Vespucci, oggi 4 ottobre, è palpabile ad ogni livello, nonostante i tanti sorrisi per tentare di attenuarla. Dagli ufficiali alla truppa, dagli invitati ai familiari dei due comandanti. Presente – tra gli ospiti «in borghese» – anche l’ammiraglio di squadra Filippo Maria Foffi, fino a poche settimane fa Comandante in capo della Squadra Navale, che ha lasciato il servizio attivo dopo 44 anni in Marina. Di cambi di comando nella sua carriera ne ha visti a decine, ma anche per Foffi quello di oggi sul Vespucci ha un significato del tutto particolare e coinvolgente.

Tra i presenti anche il contrammiraglio Pierpaolo Ribuffo, comandante dell’Accademia di Livorno, il generale dei Carabinieri Sebastiano Comitini capo della 2ª Brigata Mobile dell’Arma, il neo comandante provinciale dei Carabinieri di Livorno colonnello Alessandro Magro, il capitano di vascello Vincenzo Di Marco comandante della Direzione marittima di Livorno della Guardia Costiera. Il reparto di formazione di ufficiali, sottufficiali e marinai del Vespucci è comandato dal capitano di fregata Paolo Pedico, neo comandante in 2ª imbarcato sull’unità da poco meno di un mese.

PACIFICI: QUATTRO ANNI DI SOLE E SALE

Nel suo intervento, letto da un testo scritto («per stare nei tempi ma soprattutto per non farmi prendere troppo dalle emozioni»), il comandante Pacifici ripercorre quattro anni di attività a bordo «di sole e di sale, di vento e di mare». Ma – osserva – «non ci sono pagine a sufficienza per poter descrivere il numero e la intensità dei sentimenti, rapporti interpersonali e legami emotivi che si sono instaurati a bordo tra ognuno di noi». Un ricordo anche per il giovane nocchiere Alessandro Nasta, vittima di una caduta mortale nel maggio 2012 da un albero del Vespucci. «Ha cambiato le nostre vite. Sono certo – dice Pacifici – che ci osserva sempre e ci ha dato e ci dà nuovi stimoli per migliorarci». (Leggi qui tutto l’intervento del comandante Pacifici)

 

PATRUNO: VELA STRATEGICA

«Per me il comando del Vespucci – dice il comandante Patruno – ha sempre rappresentato un faro lontano. Una meta da raggiungere, uno scopo e un traguardo professionale e personale. Ho sempre creduto che le nostre navi a vela fossero uno strumento di formazione del personale da considerare strategico per la Forza Armata. Un incredibile punto di forza che coniuga la tradizione con l’innovazione, che esalta lo spirito di corpo e rinforza i sentimenti di attaccamento e appartenenza». Citando poi un suo illustre precedessore al comando del Vespucci, l’ammiraglio Agostino Straulino, Patruno ricorda che «se saprà navigare a vela, l’Allievo possiederà quasi tutte le qualità indispensabili per diventare un buon Ufficiale». (Leggi qui tutto l’intervento  del comandante Patruno)

 

PACIONI: OBIETTIVO DUAL USE

A conclusione il contrammiraglio Pacioni esprime a Pacifici il ringraziamento per il lavoro svolto. «La tua guida Curzio – dice – è stata determinata, efficace e lungimirante ed hai saputo valorizzare il grande patrimonio umano che è stato il tuo equipaggio». Di particolare rilievo anche tutte le attività di «dual use», svolte a fianco di università, associazioni ed onlus. Al nuovo comandante Patruno gli auguri per il nuovo ed impegnativo incarico, dopo aver prestato servizio in «un comando operativo come il comando italiano delle forze marittime, mettendo a frutto tutte le sue qualità professionali maturate anche con il precedente comando di Nave Palinuro». (Leggi qui tutto l’ntervento dell’ammiraglio Pacioni)

IL BARCARIZZO

La cerimonia del passaggio di comando si conclude tra gli applausi. Seguono le foto di rito, ma anche quelle più informali tra comandanti e lo staff, come pure quelle con i familiari. Ricordi che restano. Sono le 11,22 quando il comandante Pacifici saluta l’ormai suo «ex» equipaggio. Tante strette di mano prima del fischio di ordinanza che lo accompagna mentre scende a terra dal barcarizzo. Fino a quel momento ce l’ha fatta a vincere la commozione. Poi già dai primi scalini, quasi a esser sicuro che nessuno lo veda, i suoi occhi cedono. Corre rapidamente verso la banchina guardando verso il mare, in attesa lo raggiunga la moglie Giovanna. Mentre gli ufficiali lo salutano da bordo, dall’altoparlante del Vespucci – ormeggiato al Molo Capitaneria – parte un «Saluti e auguri al Comandante Pacifici!». In modo che lo sentano bene anche in città.

 

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Sandro Addario

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