Figli non riconosciuti, appello a Papa Francesco: «Aiutaci»

Si è svolto a FIrenze il 3° incontro nazionale dei figli non riconosciuti

Si è svolto a FIrenze il 3° incontro nazionale dei figli non riconosciuti

FIRENZE – «Abbiamo chiesto di poter incontrare Papa Francesco, perché possa dare un sostegno ai figli non riconosciuti come noi, che chiedono solo di conoscere le loro origini biologiche. Speriamo vivamente di essere ascoltati». Parole di Anna Arecchia, presidente del Comitato per il Diritto alle origini, che da anni si batte per ottenere una legge che consenta ad un figlio non riconosciuto di poter conoscere il nome almeno della propria madre naturale. Subordinatamente al parere di quest’ultima se ancora in vita e senza alcuna pretesa di carattere ereditario.

Il disegno di legge, già approvato dalla Camera, è arrivato al Senato nel giugno 2015 e da più di sei mesi è fermo alla Commissione Giustizia di Palazzo Madama. «Viene calendarizzato di settimana in settimana, ma tutte le volte l’esame viene rinviato per un motivo o per un altro. Sembra che la questione non interessi. Abbiamo avuto tante assicurazioni a ogni livello, ma finora non vediamo nessun passo avanti concreto verso l’approvazione e quindi il voto in Aula».

Non servirebbe alla causa neppure la vittoria del «si» al referendum del 4 dicembre con l’abolizione del Senato. Si andrebbe in ogni caso alla prossima legislatura, con l’azzeramento di tutto l’iter parlamentare finora svolto. In altre parole si dovrebbe ricominciare da zero, con una nuova Camera e nuovi parlamentari che si facciano promotori di una nuova proposta di legge. Come essere arrivati quasi in fondo ad un non voluto «gioco dell’oca» e trovarsi improvvisamente alla partenza. Nell’attesa alcuni Tribunali dei Minorenni danno il via all’esame delle richieste di accesso del figlio alle informazioni sull’identità dei genitori. Altri prendono tempo in attesa della decisione del Parlamento. Un caos giuridico-procedurale assurdo.

MEZZO MILIONE I FIGLI NON RICONOSCIUTI

Sono circa mezzo milione i casi in Italia dal 1930 di persone abbandonate subito dopo la nascita, davanti a un orfanotrofio, un ospedale, una chiesa. Quasi tutti sono stati adottati e hanno vissuto una vita felice. Ma, con il sopraggiungere dell’età matura, il desiderio di conoscere la propria identità aumenta. «Anche solo per portare un fiore su una tomba e senza alcuna rivendicazione di carattere ereditario» assicurano al Comitato.

Se ne è parlato oggi 15 ottobre a Firenze, in occasione di «Siamo adottati e stiamo bene – 3», il terzo convegno annuale di figli adottati ma in cerca delle proprie origini. Erano circa un centinaio, arrivati da ogni parte d’Italia, alla libreria Libri Liberi di via San Gallo. Ognuno con una sua storia di vita da raccontare.

Un gruppo dei partecipanti al convegno 2016

Un gruppo dei partecipanti al convegno 2016

PARLA LA MAMMA DI MARIAGNESE

Hanno commosso tutta la sala, tra i numerosi interventi, le parole pronunciate dalla madre naturale di Mariagnese, che ha voluto essere presente a questo incontro fiorentino. Mamma e figlia si sono ritrovate dopo decine di anni. «Mi avevano detto che mia figlia era morta dopo il parto» ha raccontato tra le lacrime la donna, arrivata da un paese della provincia lombarda con i suoi familiari, che l’hanno aiutata e sostenuta quando ha saputo che Mariagnese era viva e avrebbe voluto tanto incontrarla.

 

Come pure la storia di Martina (un tempo si chiamava Natalia), una giovane trentenne romana «felice della mia famiglia adottiva», che ha ritrovato la sua mamma. Quest’ultima però non trova ancora la forza di incontrarla. Un segreto custodito per 30 anni dentro il suo cuore che fa comprensibilmente fatica a uscire fuori, specie agli occhi della sua famiglia. Ha chiesto ancora un po’ di tempo a Natalia. Tutto in una lettera, firmata comunque «Mamma». E la sala del convegno fiorentino ha capito, commentando con un caloroso e lungo e applauso di incoraggiamento.

 

TROVARE LE ORIGINI ATTRAVERSO IL DNA

«C’è anche il Dna per scoprire le proprie origini biologiche. È una strada percorribile, meno difficile di quanto si immagini». Lo ha detto al convegno di Firenze John Pierre Battersby Campitelli, referente dell’Associazione Figli Adottivi e Genitori Naturali (FAeGN), presentando l’avvio della Campagna #dnadozione. Tutto parte dall’esperienza negli Stati Uniti dove ci sono già alcuni laboratori che forniscono l’esame del proprio DNA. Ci si iscrive ad un sito specializzato, che invia a domicilio (anche in Italia quindi) un kit per un autoesame della saliva.

Tutto questo viene rispedito negli Usa e dopo qualche settimana arriva il responso, con i dati incontestabili del proprio Dna. Questo può essere quindi inserito in una banca dati (i laboratori Usa specializzati ne contengono oltre 8 milioni) dove si potrebbero individuare analogie con genitori, fratelli, sorelle e parenti biologici, di cui si ignora l’esistenza. A condizione naturalmente che anche loro siano inclusi nelle banche dati. Una possibilità che può valer la pena di tentare, anche per il solo scopo di conoscere le caratteristiche del proprio Dna, un’informazione utile anche per la propria salute. Qui le più frequenti domande e risposte su DNAdozione.

 

 

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Sandro Addario

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