Giomi (Vigili del Fuoco): «L’obiettivo è la cultura della sicurezza»

Gioacchino Giomi, Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco

Gioacchino Giomi, Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco

FIRENZE – Rischio idrogeologico? Meglio scriverlo idro-geo-logico. Così si capisce meglio che l’origine di tante calamità naturali non è solo legata all’acqua e alla terra, ma anche alla logica di come viene utilizzato il suolo. Con un occhio anche alla toponomastica: ci sarà pur un motivo per cui una località è chiamata «La frana» oppure un’altra «Caserane» (vicino a Prato), che sta a significare la casa delle rane, in un terreno dove le inondazioni fanno ormai parte del paesaggio. Se n’è parlato a Firenze mercoledì 19 ottobre al convegno «Flooding rescue» (Salvataggio dalle inondazioni) organizzato dai Vigili del Fuoco, nella seconda giornata di Arno 50, l’evento promosso per ricordare il contributo dei pompieri dopo la tragica alluvione di Firenze del 4 novembre 1966.

«I Vigili del Fuoco sono pronti – ha detto nelle conclusioni il Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Gioacchino Giomi – ad una sempre maggior collaborazione con i soggetti istituzionali e con il mondo imprenditoriale, università e mondo della ricerca. Tutto questo per sviluppare tecnologie e attrezzature che possano migliorare le attività di soccorso e al tempo stesso consentire ai cittadini di potersi autoproteggere in situazioni che in altro modo non potrebbero essere affrontate». Perché – aggiunge Giomi – «c’è sempre più bisogno di sviluppare una cultura della sicurezza in Italia, ad ogni livello».

Dopo gli incontri di ieri 18 ottobre con gli studenti fiorentini, piccoli e grandi, nell’ottica di «prevenzione uguale a formazione» come ha ricordato il direttore regionale dei Vigili del Fuoco Gregorio Agresta, oggi un convegno più «tecnico». Vi hanno partecipato tra gli altri il professor Nicola Casagli del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, il dottor Massimiliano Pasqui dell’Istituto di Biometeorologia del Cnr, che hanno trattato il tema dei dissesti idrogeologici e dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Il ruolo e le modalità di intervento dei Vigili del Fuoco sono stati illustrati dal Direttore Centrale per l’emergenza Giuseppe Romano, che ha segnalato tra l’altro la necessità di ammodernare la flotta degli elicotteri AB412, sempre validi strumenti di impiego ma che ormai sentono il peso degli anni.

Invitato al convegno era anche Michel Cives, capitano della Brigata dei Pompieri di Parigi (un corpo militare ha ricordato), che ha portato la sua testimonianza sulle modalità di intervento in occasione dei rischi di inondazione della Senna e della Marna nell’area della capitale francese. «Uno scambio di esperienze molto utile tra i pompieri francesi e italiani – ha commentato – soprattutto in due città importanti come Parigi e Firenze».

Nel chiostro di Santa Croce è stata infine allestita un’interessante mostra fotografica, aperta al pubblico, dal titolo «L’alluvione. Labor omnia vicit» realizzata a cura della Direzione dei Vigili del fuoco della Toscana. Contiene le più significative foto dell’alluvione del novembre, con le copie delle prime pagine dei giornali di quei giorni. In particolare viene mostrato il silenzioso lavoro dei pompieri non solo nell’immediatezza del dopo inondazione del 4 novembre, ma anche e soprattutto nelle settimane successive quando all’acqua si sostituì un nemico altrettanto temibile: il fango.

 

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Sandro Addario

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