Firenze: lo strano destino di Villa Banti, dall’Esercito ai senza casa

Villa Banti sul sito Invest in Italy Realestate

Villa Banti in viale Segni a Firenze. Foto dal sito Invest in Italy Realestate

FIRENZE – Si parla poco di Villa Banti, un ex elegante palazzo (ora disabitato e in degrado) nel cuore della Firenze bene, occupato dal 25 novembre da un gruppo di famiglie senza casa. Quasi la cosa non faccia più notizia, perché ci si deve abituare a tutto. Ma qualcosa non torna. Vediamo perché.

Parliamo dello stabile di viale Bernardo Segni 1/3, in zona Mazzini-Donatello, una delle più eleganti ed esclusive della città. È finito nel mirino del Movimento di lotta per la casa, dopo lo sgombero di uno stabile di 15 appartamenti in via Nigra a Firenze. Ci stavano un centinaio di persone, con decine di minori. Il Comune aveva individuato alcune sistemazioni alternative, ma pare che le famiglie avrebbero dovuto dividersi. Da qui la decisione per alcune di loro di occupare lo stabile disabitato di viale Segni. Quasi un segnale a Palazzo Vecchio.

LA STORIA DELLA VILLA

Ma questo non è un immobile qualsiasi. Dal dopoguerra a pochi giorni fa, Villa Banti è stata di proprietà del Ministero della Difesa. Prima vi era ospitato l’allora Comando Militare di Zona dell’Esercito (con competenze su Firenze e Toscana), poi fu trasformata in una prestigiosa sede di alloggi per gli ufficiali. Da almeno 20 anni è stata dismessa e in pratica lasciata al suo destino. Un guardiano l’ha gestita per qualche tempo. Poi niente più.

Negli ultimi anni il ministero della Difesa, in particolare con il governo Renzi, è riuscito a coordinarsi con comuni e Agenzia del Demanio per razionalizzare alcuni immobili militari, soprattutto ex caserme. Recente il protocollo d’intesa del 17 aprile 2014 firmato in Palazzo Vecchio a Firenze tra il ministro della difesa Roberta Pinotti, il sindaco Dario Nardella e il direttore del Demanio Stefano Scalera. Riguarda alcune caserme fiorentine. Tra queste non c’è Villa Banti, considerato «immobile di prestigio» che viene ugualmente visitata nella stessa giornata del 17 aprile dal ministro Pinotti, durante il suo tour fiorentino attraverso le infrastrutture militari da salvare dal degrado.

ALL’ASTA

Dopo poco tempo il nome di Villa Banti esce sul sito di Investinitalyrealestate.com, il portale dedicato alle offerte immobiliari del patrimonio pubblico italiano. Il ministero della Difesa mette all’asta Villa Banti nel luglio 2016 per venderla direttamente al migliore offerente. La descrizione dell’annuncio è particolarmente allettante: «villino edificato agli inizi del ‘900, circondato da un ampio giardino. L’edificio è articolato su tre livelli fuori terra, con saloni di rappresentanza, ampie camere, studio, 3 cucine, 8 bagni, 2 terrazzi, oltre ad un piano seminterrato adibito a cantine e locali tecnici». Superficie lorda coperta 1100 metri quadri, autorimessa compresa. Il prezzo minimo di mercato (quotazione Omi Agenzia delle Entrate, al 1° semestre 2016) è di 3100 al mq. Farebbero in totale 3,2 milioni. Con sconti per il precario stato dell’immobile, si può scendere almeno fino a 2,5 milioni. Salvo magari spenderne altrettanti per ristrutturarla.

Villa Banti viene aggiudicata all’asta nel settembre 2016 ad una società immobiliare fiorentina. L’atto di compravendita, a quanto si apprende, sarebbe stato perfezionato nel novembre, ma c’è un diritto di prelazione del Ministero per i Beni e le Attività culturali che potrebbe essere esercitato entro 60 giorni. Di fatto ad oggi Villa Banti non è più dell’Esercito ma neppure la nuova proprietà ne è entrata in possesso. E nel frattempo sono arrivati i senza casa: una combinazione, oppure erano bene informati?

Intanto sull’occupazione è stata presentata una denuncia su cui sta lavorando la Procura della Repubblica. Ma nessuno sembra avere fretta. Neppure gli occupanti che continuano a portare mobili con un furgone e che hanno perfino rimosso gli striscioni affissi all’esterno, come prassi consolidata in ogni occupazione. Chi transita da viale Segni non si accorge quasi di nulla. La privacy è rispettata anche lì.

 

 

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Sandro Addario

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