Vino toscano adulterato venduto come Doc. Tre arresti dei Nas

Un carabiniere del Nas durante una perquisizione

Un carabiniere del Nas durante l’ “Operazione Bacco”

FIRENZE – Vino toscano adulterato e contraffatto, venduto come Doc e Docg in Italia e all’estero. Tre persone sono state arrestate dai Carabinieri del Nas. Si tratta di Franco Alfani, Armando Buonocore e Alberto Nicodemo, tutti e tre ora agli arresti domiciliari. Il primo (nato nel 1959) è gestore di fatto di un’azienda agricola in concordato preventivo della zona di Empoli, dove – secondo l’accusa – avveniva l’imbottigliamento ed il confezionamento del vino adulterato. Gli altri due, originari della provincia di Salerno e nati rispettivamente nel 1955 e nel 1959, avrebbero collaborato a diverso titolo nell’illecito, procurando tutto il materiale necessario alla contraffazione, dalle etichette alle fascette, dalle capsule agli imballaggi.

È l’esito dell’«Operazione Bacco» iniziata dai Carabinieri del Nas di Firenze a metà del 2015 e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo toscano. Gli arresti sono avvenuti stamani 21 dicembre in collaborazione con i militari dei Comandi Provinciali di Firenze e Salerno.

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Gli arresti e le numerose perquisizioni eseguite lo scorso mese di febbraio in Toscana, Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Campania, hanno permesso di interrompere l’illegale commercializzazione del vino, che veniva immesso sul mercato nazionale ed estero. Una partita di 18.000 bottiglie era arrivata anche in Costa Rica, luogo di dimora di uno degli indagati.

Alla conferenza stampa presso la Procura della Repubblica di Firenze erano presenti il procuratore capo Giuseppe Creazzo, il tenente colonnello Erasmo Fontana comandante del Gruppo Carabinieri Tutela della Salute di Roma e il capitano Pasqualina Frisio, comandante del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (Nas) di Firenze.

Con l’odierna operazione è stata posta sotto sequestro l’azienda agricola di Empoli, dove sono stati trovati 9.000 litri di vino rosso pronto per essere imbottigliato. Un centinaio di bottiglie erano già confezionate. Trovate anche centinaia di etichette e fascette di vino – tutte falsificate – di vari marchi prestigiosi come Chianti, Brunello di Montalcino e Sassicaia. Migliaia di capsule false e 30 litri di alcol utilizzato per l’adulterazione.

Le indagini, dirette dal sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze Giulio Monferini, hanno permesso di individuare complessivamente 10 soggetti indagati. Secondo l’accusa ognuno ricopriva un ruolo ben specifico nell’organizzazione criminale. Il vino, acquistato di bassa qualità, veniva quindi adulterato con aggiunta di alcol per aumentarne la gradazione rispetto al prodotto originario. Veniva quindi contraffatto facendolo apparire vino di alta qualità, con false etichette di vini pregiati e fascette con il sigillo di Stato contraffatte ed attribuenti la DOC e DOCG (denominazione di origine controllata e garantita). Il tutto per indurre in errore il consumatore e l’operatore commerciale di vendita al dettaglio.

Una volta confezionato, il vino veniva temporaneamente stoccato in depositi di ditte riconducibili agli indagati, ubicate nel Lazio ed in Emilia Romagna, per poi essere commercializzato ad un prezzo comunque inferiore ai «veri» vini pregiati. Da qui il sospetto degli investigatori da cui è partita l’indagine. A quanto si apprende il vino sequestrato adulterato non risulterebbe comunque dannoso alla salute.

«Grazie al Nas e alla Direzione distrettuale antimafia di Firenze – ha commentato in una nota il presidente del Consorzio del Chianti, Giovanni Busi – per aver impedito l’ennesimo tentativo di danneggiare il nostro mercato falsificando e alterando i nostri prodotti. Un plauso in particolare anche al ristoratore che ha fatto la segnalazione da cui è stato possibile avviare le indagini. Un segnale importante che indica come la ristorazione abbia tutto l’interesse nel proporre vini veri e buoni che rendono il nostro territorio un luogo di eccellenza che tutti abbiamo il dovere di tutelare».

Ci vuole «tolleranza zero sulle frodi che mettono a rischio lo sviluppo di un settore che ha portato il vino italiano a raggiungere il record storico nelle esportazioni per un valore stimato in 5,2 miliardi grazie all’incremento del 3% nel 2016». È il commento della Coldiretti, preoccupata per «il patrimonio di credibilità costruito nel tempo dal vino Made in Italy che oggi è diventato la principale voce dell’export agroalimentare nazionale».

 

Carabinieri del Nas durante una perquisizione

Carabinieri del Nas durante una perquisizione

 

 

 

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Sandro Addario

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