Difesa, la via giudiziaria per cambiare i vertici militari. Il caso Del Sette

Il generale Tullio Del Sette

Il generale Tullio Del Sette

AGGIORNAMENTO del 14 gen 2017: Nomine ai vertici della Difesa, il governo riscopre le proroghe

ROMA – Grana giudiziaria per il comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette, proprio a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato. Non è e non può essere un caso. È già successo con il generale Pasquale Preziosa e con l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, alla vigilia del termine dei loro rispettivi incarichi di capo di stato maggiore dell’Aeronautica e della Marina nel 2016. E ora tocca al generale Del Sette, proprio quando nell’agenda di uno dei prossimi Consigli dei Ministri non potrà non esserci la nomina (o il rinnovo) del comandante generale dei Carabinieri, il cui mandato scade il 15 gennaio 2017.

Sembra quasi un copione già visto in quest’ultimo anno 2016. Della serie: «Generale (o Ammiraglio) vorremmo tanto lasciarla nel suo incarico, ma con un’inchiesta giudiziaria che la riguarda come facciamo? Grazie del suo lavoro ma si faccia da parte». Avanti un altro.

LA CRONACA

Questi i fatti. Il giornale «Il Fatto quotidiano» pubblica stamattina 22 gennaio la notizia – poi ripresa in giornata dalle agenzie e dai giornali – secondo cui il generale Del Sette risulterebbe indagato dalla Procura di Napoli per favoreggiamento. L’accusa dei magistrati Henry John Woodcock, Enrica Parascandolo e Celeste Carrano riguarderebbe una rivelazione del segreto nell’ambito dell’inchiesta degli stessi pm sugli appalti Consip, la centrale di acquisto del governo, il cui amministratore delegato è Luigi Marroni (non indagato) già assessore alla sanità della Regione Toscana.

L’ACCUSA

Di cosa si accusa Del Sette? Avrebbe – secondo quanto riferito ai giudici dallo stesso Marroni – rivelato al presidente della Consip Luigi Ferrara l’esistenza di un’inchiesta sulla Consip stessa, dicendogli di «stare attento agli incontri» con gli imprenditori che frequentavano la Consip per ottenere appalti. Nella stessa giornata di oggi 22 dicembre si apprende che l’inchiesta napoletana è passata per competenza territoriale a Roma, sul tavolo del procuratore capo Giuseppe Pignatone. A lui e ai suoi pm il compito di continuare le indagini su Del Sette o chiederne l’archiviazione.

La notizia non viene smentita. L’unica reazione è affidata al Cocer dell’Arma che esprime «profonda fiducia e piena solidarietà» nei confronti del comandante generale. «Fino a prova contraria – dice l’organismo di rappresentanza dell’Arma – il primo carabiniere d’Italia ha agito nell’interesse delle istituzioni e dello Stato».

La vertenza giudiziaria avrà la sua strada e sarà valutata e decisa nelle sedi competenti. Chi conosce bene il generale Del Sette sa bene però quanto sia persona scrupolosa e costantemente attentissima, da sempre, a non fare passi falsi. Difficile pertanto che si possa arrivare a provare le accuse che gli vengono rivolte.

VERTICI MILITARI IN SCADENZA

Il generale Del Sette a Firenze il 19 dicembre

Il generale Del Sette a Firenze il 19 dicembre 2016

Ma la questione è anche – e soprattutto – un’altra. Del Sette guida i Carabinieri dal 16 gennaio 2015, dopo essere stato (la prima volta per un carabiniere) capo di gabinetto del Ministro della Difesa Roberta Pinotti. Ottenne dal governo Renzi un mandato di due anni che scade il 15 gennaio 2017, un biennio nel quale avrebbe compiuto 65 anni, limite massimo di servizio per un generale di corpo d’armata dei Carabinieri. Ma non per il Comandante generale. Il suo predecessore, generale Leonardo Gallitelli, rimase in quell’incarico per ben 6 anni grazie ad un rinnovo del suo mandato triennale. Anche per Del Sette – nonostante le nuove regole «renziane» di mandare definitivamente a casa chi raggiunge i limiti di età, senza più proroghe – sembra si stesse profilando la possibilità di ottenere un rinnovo, più o meno lungo, dell’incarico.

Ma un rinnovo a Del Sette avrebbe probabilmente creato un precedente importante per le altre due importanti scadenze del 2017 ai vertici militari della Difesa. Il 26 febbraio 2017 scade il mandato biennale anche del capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale di corpo d’armata Danilo Errico. Se non fosse diventato capo di stato maggiore avrebbe dovuto lasciare il servizio attivo nell’agosto 2016, al compimento dei 63 anni.

Due giorni dopo, il 28 febbraio 2017, scade l’incarico anche per il capo di Stato Maggiore della Difesa (Smd), il generale dell’Esercito Claudio Graziano. Su quell’incarico punta gli occhi l’Aeronautica, che non ha un capo di Smd dal gennaio 2011 con l’ultimo mandato del generale Vincenzo Camporini.

Ma con Del Sette ancora in servizio nel febbraio 2017, anche l’Arma dei Carabinieri avrebbe potuto aspirare alla guida dello Stato Maggiore Difesa. La legge non lo prevede espressamente, perché la riforma dei Carabinieri del 2000 indica per l’Arma solo il «rango» di Forza Armata. Per il capo di Stato maggiore della Difesa è valido il Codice dell’Ordinamento militare che, all’articolo 25, precisa che «il Capo di stato maggiore della difesa è scelto tra gli ufficiali in servizio permanente di grado non inferiore a quello di generale di corpo d’armata dell’Esercito italiano, di ammiraglio di squadra della Marina militare e di generale di squadra aerea dell’Aeronautica militare». Questa la legge. Ma quando si vuole le leggi si cambiano anche rapidamente.

FUORI TEMPO MASSIMO

Ora però, con l’inchiesta giudiziaria in corso alla vigilia di Natale 2016, «il caso Del Sette» potrebbe risolversi da sé. Il generale, c’è chi è pronto a scommetterlo, ne uscirà sicuramente a testa alta. Fuori tempo massimo però per poter restare alla guida dei Carabinieri senza problemi. O comunque di uscirne serenamente al termine di oltre 40 anni di carriera.

Proprio come nel caso dell’ex capo dell’Aeronautica Preziosa, che venne indagato con l’accusa aver fatto pressioni per ostacolare la carriera di un altro generale. Come per l’ex capo della Marina ammiraglio De Giorgi, che a un mese dal termine del suo incarico fu coinvolto nell’inchiesta «Tempa Rossa» della procura di Potenza e restò vittima anche di lettere anonime. Dovesse capitare, ci auguriamo di no, anche ai prossimi generali «in scadenza», Graziano della Difesa ed Errico dell’Esercito, non ci sarebbe da stupirsi più di tanto.

 

Da sin. l'ex capo della Marina ammiraglio De Giorgi, l'ex capo dell'Aeronautica generale Preziosa, il comandante generale dei Carabinieri Del Sette

Da sin. l’ex capo della Marina ammiraglio De Giorgi, l’ex capo dell’Aeronautica generale Preziosa, il comandante generale dei Carabinieri Del Sette

 

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Sandro Addario

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Commenti (2)

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    Massimo

    |

    Ritengo ancora una volta inammissibile in un Paese civile che un avviso di garanzia, a tutela di una persona indagata e non imputata, si trasformi, nel momento in cui si pubblicizza sulla stampa, non una tutela ma un capestro che, in questi casi, può ledere gravemente ( e non tutelare) l’interessato. La stampa se ha la Notizia non può non pubblicarla. Ma chi ha informato la stampa? Questo meriterebbe un approfondimento ed un perseguimento

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    Pierpaolo Piras

    |

    Una stampa corretta (che non c’è !) avrebbe riportato la notizia ( tanto da qualche parte si sarebbe ugualmente saputo) evidenziando semmai il “cui prodest” visto che a settimane scade l’incarico di Del Sette.
    Quindi chi dovrebbe avvantaggiarsi di anticipare di un mese l’avvicendamento al Comando Generale CC ? Qualche Generale a tre stelle ? Beh, fin qui nessuna sorpresa : è un’aspirazione più che legittima. Lo cacciano via per decisione presa in un qualche complotto ordito non si sa da chi e per che cosa ?!
    Staremo a vedere !

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