Scuola: ora si scopre che gli studenti non sanno scrivere in italiano corretto

Il piazzale dove ha sede l'Accademia della Crusca a Firenze

Il piazzale dove ha sede l’Accademia della Crusca a Firenze

FIRENZE – Gli studenti italiani non sanno scrivere in buon italiano? Errori di ortografia, grammatica, sintassi portati avanti fino all’università. E spesso ben oltre. La «scoperta» arriva dal «Il Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità» che ha preparato una lettera-appello dove si chiede di porre al centro della didattica del primo ciclo scolastico le competenze linguistiche di base. Il documento è indirizzato al Parlamento, al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al ministro (o ministra?) dell’Istruzione Valeria Fedeli. Quella stessa che, come riportato sul sito del proprio dicastero, è in possesso del «diploma triennale per insegnare nella scuola materna».

La lettera aperta ‘pro italiano’ è firmata da rettori e docenti universitari, accademici della Crusca, storici, filosofi, costituzionalisti. Un lungo elenco di circa 600 personalità di spicco del mondo della cultura. L’unica domanda sarebbe: «Dov’erano fino a ora?». Ma questa è un’altra storia.

CONTRO IL DECLINO

«È chiaro ormai da molti anni – si legge nel documento “Contro il declino dell’ italiano a scuola” – che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano. Leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcuni atenei hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana».

«Il tema della correttezza ortografica e grammaticale – prosegue la lettera – è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi. Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti, ma non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema».

LE PROPOSTE

Queste le proposte avanzate dai firmatari al governo:

– revisione delle indicazioni nazionali che dia grande rilievo all’acquisizione delle competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari. Tali indicazioni dovrebbero contenere i traguardi intermedi imprescindibili da raggiungere e le più importanti tipologie di esercitazioni;

introduzione di verifiche nazionali periodiche durante gli otto anni del primo ciclo: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano.

partecipazione di docenti delle medie e delle superiori rispettivamente alla verifica in uscita dalla primaria e all’esame di terza media. Questo anche per stimolare su questi temi il confronto professionale tra insegnanti dei vari ordini di scuola.

URGENZA DI VERIFICA

«Siamo convinti – conclude la lettera – che l’introduzione di momenti di seria verifica durante l’iter scolastico sia una condizione indispensabile per l’acquisizione e il consolidamento delle competenze di base. Questi momenti costituirebbero per gli allievi un incentivo a fare del proprio meglio e un’occasione per abituarsi ad affrontare delle prove, pur senza drammatizzarle. Gli insegnanti avrebbero finalmente dei chiari obiettivi comuni a tutte le scuole a cui finalizzare una parte significativa del loro lavoro».

Ora resta da vedere se e in che modo risponderà il governo a questo appello. E soprattutto se il linguaggio della (eventuale) risposta sarà in politichese o, peggio ancora, in linguaggio giuridico. Quello delle leggi e regolamenti, con frasi lunghissime dove trovare un punto diventa un miraggio. Sarebbe quasi peggio dell’errore di grammatica.

 

Chi è il Gruppo di Firenze

L’elenco completo dei docenti firmatari dell’appello contro il declino dell’ italiano(aggiornato al 5 feb 2017)

 

 

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Sandro Addario

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