Brexit: la Gran Bretagna lascia l’Unione Europea, non l’Europa

L'ambasciatore inglese Barrow (a sin) consegna la lettera "Brexit" al presidente del Consiglio Ue Tusk

L’ambasciatore inglese Barrow (a sin) consegna la lettera “Brexit” al presidente del Consiglio Ue Tusk

BRUXELLES – Sembra la consegna di una dichiarazione di guerra e poco ci manca. Alle 13.20 del 29 marzo l’ambasciatore della Gran Bretagna presso l’Unione Europea Tim Barrow ha consegnato al presidente del Consiglio dell’Ue Donald Tusk la lettera in cui il governo inglese annuncia il proprio ritiro dall’Unione Europea. Ma non dall’Europa, sottolinea il primo ministro inglese Theresa May.

È la conseguenza del referendum del 23 giugno 2016 dove il 51,9% degli Inglesi si espresse a favore della «Brexit». Una scelta confermata dalla Camera dei Comuni di Londra il 31 gennaio 2017 con 494 voti a favore e 122 contrari e successivamente anche dalla Camera dei Lord. Ultimi passaggi la firma della Regina Elisabetta il 16 marzo, formale ma significativa, e quella del primo ministro Theresa May avvenuta martedì 28. Una lettera firmata nel suo studio al numero 10 di Downing Street, con alle spalle una grande bandiera inglese e non a caso con l’assenza di quella dell’Unione Europea.

Già nelle prime righe la premier inglese May precisa che «…il referendum è stato un voto che ci ha restituito la nostra autodeterminazione». «Noi stiamo lasciando l’Unione Europea – prosegue la premier della Gran Bretagna – ma non l’Europa. Vogliamo restare partners ed alleati con tutti i nostri amici nel continente».

IL TESTO DELLA LETTERA

Scarica qui il testo completo della lettera  consegnata al presidente Ue, il polacco Donald Tusk, che nel riceverla ha poi commentato: «Non c’è ragione di pensare che oggi sia un giorno felice». «La prima priorità –ha detto Tusk – sarà quella di minimizzare le incertezze provocate dalla decisione del Regno Unito per i nostri cittadini, le imprese e gli Stati membri».

Si va ora a un negoziato, tutt’altro che facile, che può durare al massimo 2 anni. Alla fine, non più tardi del 29 marzo, l’Unione Europea avrà comunque un membro in meno. Il terzo per contribuzione, dopo Germania e Francia. Il paese, la Gran Bretagna, che non ha mai accettato di introdurre l’euro nel Paese ma di restare con la propria moneta di sempre, la sterlina.

Qui sta il problema. Non è solo una questione di alleanze e di condivisione di ideali e progetti, tra i 28 paesi dell’Ue che stanno per diventare 27. È una questione anche di quattrini. Mancando il contributo finanziario della Gran Bretagna (circa 20 miliardi di euro all’anno), la differenza dovrà essere versata dagli altri. Germania e Francia in primo luogo. Ma anche dall’Italia, che secondo una previsione riportata anche da La Stampa, dovrebbe sborsare 19 miliardi all’anno con un aumento di circa 1,3 miliardi. Per un ritorno, secondo gli «euroscettici» italiani, inferiore a quanto versato.

La premier inglese Theresa May firma la lettera della Brexit

La premier inglese Theresa May firma la lettera della Brexit

 

 

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Sandro Addario

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