Pasqua 2017, per il cardinale Betori le migrazioni vanno governate

Il cardinale Betori durante un'omelia

Il cardinale Betori durante un’omelia

FIRENZE – Migrazioni, libertà religiose e rispetto per la vita. Questi i temi affrontati dal cardinale arcicescovo di Firenze Giuseppe Betori nella sua omelia del giorno di Pasqua 2017 nella cattedrale di Santa Maria del Fiore.

C’È CHI SPECULA SULLA MISERIA

«La Pasqua – ha detto il cardinale Betori – è appello a recuperare il significato e il valore della vita, quella vita che il Risorto riconquista per sé e per l’umanità vincendo la morte, a cui era stato condannato innocente». Negli scenari di guerra, terrorismo e sottosviluppo sempre più attuali ai giorni nostri «imponenti migrazioni si riversano sulla vita di altri popoli e invocano accoglienza». Ma – ammonisce il cardinale di Firenze – c’è chi specula su una lotta tra poveri, che rischia di innescarsi se le migrazioni non vengono governate e se non si affronta l’altro grave problema della crisi del lavoro innescata dalla globalizzazione e dalla trasformazione delle forme della produzione».

INTOLLERANZA RELIGIOSA

«Vorrebbero indurci a credere – ha continuato Betori – che stiamo nel mezzo di una guerra di religioni e non invece, come è, di una guerra tra il volto autentico delle religioni – che non può che essere la pace – e il pervertimento religioso operato e propagandato da centrali politiche che si nutrono di eversione sanguinaria». A questo fronte del terrorismo, di matrice religiosa diabolicamente pervertita, che miete ovunque nel mondo tante vittime innocenti, si affianca il diffondersi dell’intolleranza da parte di gruppi religiosi che fomentano persecuzioni verso chi professa un’altra fede, dalla limitazione dell’esercizio della libertà religiosa fino ad azioni repressive e a veri e propri eccidi».

RISPETTO PER LA VITA

Due passaggi dell’omelia pasquale del cardinal Betori hanno riguardato anche altre situazioni in cui «la vita dell’uomo è messa in pericolo». La prima «è la deformazione che sta subendo, nella cultura diffusa, il concetto di qualità della vita». Il riferimento è all’«enfasi di cui i casi di suicidio assistito e di eutanasia godono sui mezzi di comunicazione sociale. Dovrebbero preoccupare, perché cominciano a somigliare a una propaganda, non tanto occulta, per indurci a ritenere che così ormai deve essere: quando la vita non ha più la qualità adeguata, va soppressa».

«Perché qui sta la differenza – ha tuonato il cardinale Betori – essere amati o essere abbandonati. E non si amano le persone lasciandole andare alla morte o addirittura favorendo questo passo, ma accompagnandole nella vita con l’affetto che dice che ognuno è importante per noi, e non vogliamo perderlo, fino all’ultimo».

DIGNITÀ UMANA NELLE CARCERI

L’altro fronte – in tema del rapporto con la vita – è la situazione carceraria. «Subire le conseguenze dei crimini di cui ci si è macchiati è giusto – ha precisato il cardinale Betori – ma è altrettanto giusto che a chi ha sbagliato sia offerta una strada di recupero. È giusto che non si stabilisca soltanto una pena ma anche un itinerario di correzione e di offerta di una nuova possibile vita. Pensare che dalle carceri oggi possano uscire vite rinnovate è illusione. Ricominciamo anche da qui a ripensare le persone, buone o cattive che siano, nella loro dignità umana. Creiamo percorsi di concreta riabilitazione. E voglio qui ricordare che, da parte del volontariato soprattutto, non mancano segnali in questa direzione. Se ne fanno carico anche non poche presenze ecclesiali. Solo così diminuirà la recidività. Ne guadagnerà la società tutta».

 

TESTO COMPLETO DELL’OMELIA DEL CARDINALE BETORI: scarica qui 

 

 

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Sandro Addario

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