Macron chi? Le debolezze di un candidato forte

Emmanuel Macron candidato alle Presidenziali francesi 2017

Emmanuel Macron candidato alle Presidenziali francesi 2017

ROMA – Emmanuel Macron? «Non so da dove viene» dice Papa Francesco ai giornalisti sul volo di ritorno verso Roma dal viaggio in Egitto sabato 29 aprile. Manca una settimana esatta al ballottaggio tra Marine Le Pen e lo stesso Macron alle elezioni presidenziali francesi 2017. «Dico la verità. Non conosco la politica interna francese – tenta di moderare il Pontefice – come non conosco la storia dei due candidati. Di una so che rappresenta la destra … forte, dell’altro davvero non so da dove viene».

IL VIDEO DEL PAPA

Detta da un capo di Stato come il Papa, la frase sembra tutt’altro che una «non risposta». Non va dimenticato che lo stesso papa Bergoglio intervenne alla vigilia delle elezioni presidenziali Usa 2016, quando definì «non da cristiano» il progetto del candidato Donald Trump di costruire un muro sulla frontiera con il Messico. Sulle elezioni francesi questa volta ci va più cauto, ma dire di fatto “non so chi è Macron” esprime di fatto una diffusa opinione di molti.

Il fatto è che le elezioni presidenziali francesi evidenziano l’attuale incapacità per le democrazie occidentali di ottenere validi esiti elettorali, idonei a rappresentare l’effettiva volontà popolare. In Francia i primi quattro candidati al primo turno del 23 aprile hanno ottenuto grosso modo la stessa percentuale di voti. Alla fine sarà eletto il candidato originariamente scelto solo da un quarto degli elettori. E questo sarebbe il suffragio universale? Non scherziamo.

REPUBBLICA E MONARCHIA

Ai nostri giorni le repubbliche «democratiche» hanno in verità ben poco di veramente democratico. Siamo onesti. Non esiste legge elettorale che riesca ad esprimere effettivamente la volontà popolare, cioè quella di una maggioranza reale.

Le antiche repubbliche di cui la storia ci offre la memoria erano in realtà delle oligarchie. Mai nessuno che avesse un po’ di raziocinio ha pensato che veramente ogni individuo possa utilmente dire la sua in tema di governo dei popoli. Bisogna ammettere che il suffragio universale appare un controsenso. Prova ne sia che tutti quei popoli che hanno avuto riconosciuto questo diritto finiscono in gran parte per non esercitarlo.

Diverso è il caso delle moderne monarchie costituzionali dove la casa regnante normalmente proviene da qualcosa che ha avuto un grande ruolo nella vita dello Stato. Normalmente esprime una persona che viene preparata ad assolvere l’alta funzione e che garantisce di essere super partes, non dovendo ringraziare nessuno dell’elezione.

LE DEBOLEZZE DI MACRON

Tornando alla Francia 2017, sembra proprio che sia stato deciso che Emmanuel Macron, e non altri, sarà il prossimo presidente della Repubblica. Ma vi pare ragionevole che questo giovane trentanovenne, saltato fuori da un cilindro magico, all’improvviso debba sostituire un François Hollande qualunque, succeduto ad un Nicolas Sarkozy pure egli qualunque. Siamo onesti, la «grandeur» francese con questi personaggi si è persa per strada. E i danni non mancano. Basta solo pensare alle «primavere arabe» e alla volontà di cacciare Assad dalla Siria. A braccetto con Barack Obama e Hillary Clinton.

Per questo, a mio avviso, la scelta di Macron è stato un errore e una scelta antidemocratica. Ci potrebbe portare ancora un sacco di guai. Anche perché il terrorismo islamico è sempre in agguato e i Macron non saranno capaci di rimuoverne le cause, come non ne sono stati capaci né Sarkozy né Hollande, che  hanno solo aggravato le condizioni di malcontento delle banlieue .

E poi non dimentichiamo la lezione delle recenti elezioni USA. Siamo proprio sicuri che vinca Macron? Chi segue la stampa francese sa che i ‘rumors’ sulla non tanto vecchia storia di una presunta relazione omosessuale tra Macron e il giornalista Mathieu Gallet, presidente dell’emittente Radio France, viene continuamente portata alla ribalta. Se Macron ha in qualche modo smentito, Gallet sembra invece non essersi mai pronunciato.

La stessa «cautela» su Macron di Papa Francesco sul volo di ritorno dall’Egitto può essere indicativa. Sono passati due anni esatti da quando lo stesso papa Bergoglio mise il veto alla nomina di Ambasciatore di Francia presso la Santa Sede del diplomatico di carriera Laurent Stefanini, omosessuale dichiarato. Adesso, negli ultimi sette giorni prima del ballottaggio in Francia del 7 maggio, nuovi colpi di scena sono tutt’altro che da escludere.

 

 

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