Diario dalle Svalbard 2017, l’ultimo paradiso prima del Polo Nord (Video-Foto)

In motoslitta sul mare ghiacciato alle Isole Svalbard

In motoslitta sul mare ghiacciato alle Isole Svalbard

ISOLE SVALBARD (Circolo Polare Artico) – Quando atterriamo a Longyearbyen capoluogo delle Isole Svalbard, la grande notte artica (il «mørketiden» norvegese) ha appena lasciato il posto a 24 ore di luce.

Siamo nell’ultimo insediamento umano permanente prima del Polo Nord, tutto territorio della Norvegia fatta eccezione per la cittadina russa Barentsburg. Circa un quinto dell’Italia con poco più di 2000 abitanti. Ai quali si «aggiungono» almeno 3000 orsi polari. È proprio quel territorio scelto da Checco Zalone per dare forma alla desolazione nel film «Quo vado?». Ma anche quello, per chi ha buona memoria, delle prime spedizioni artiche del secolo scorso, tra cui quella – finita in tragedia – del Dirigibile Italia nel 1928.

Ci si abitua presto a vedere il sole che non scende mai sotto l’orizzonte, tra i ghiacci di Spitzbergen. Anche se l’inverno volge al termine, il paese è ancora bianco. I pochi turisti radunati a Longyearbyen aspettano sulla spiaggia ancora ghiacciata.

mappa Svalbard

 

CANI DA SLITTA

Non ci sono semafori alle Svalbard ma alcune valli sono proibite al traffico di motoslitte. Se si vuole entrare in «zona blu» si deve ricorrere agli sci o ai cani groenlandesi e husky siberiani. Quella del cane da slitta è una pratica antica. Greendog, la più grande agenzia del paese nel settore, dispone di circa 220 cani.

Dopo un giorno sulle slitte, troviamo rifugio in una capanna, nella zona di Foxdalen. Letti e sedute intorno al tavolo coincidono. La stufa a legna ammorba l’aria ma aprire le finestre non è una soluzione sempre praticabile. Per avere acqua basta andare fuori e tornare con un catino pieno di neve. Qualche minuto sopra la stufa la trasformerà in acqua bollente.

Fuori il vento imperversa e non si vede a un metro, mentre la temperatura percepita sotto i -20°. I cani non sembrano accorgersene, preferiscono sempre dormire all’aperto. Al mattino li troviamo semisepolti nella neve, alcuni ancora assonnati, altri festanti e pronti a partire.

Martin, la nostra guida, ricorda il nome di ognuno di questi cani, soprattutto delle coppie di testa che devono guidare l’intera squadra. Trentadue anni, olandese, Martin ha cominciato in Canada come guida di safari proprio con cani da slitta. Si è trasferito alle Svalbard all’inizio del 2017, seguendo il consiglio di un amico che fa lo stesso mestiere. La capanna dove ha preso alloggio non ha indirizzo. «Non ho acqua corrente, ma il mio datore di lavoro mi paga l’abbonamento in palestra, così posso fare anche la doccia». La palestra è a Longyearbyen, dove con una motoslitta si può arrivare in ‘appena’ mezz’ora sfruttando l’«autostrada», cioè il letto del fiume ancora ben ghiacciato.

PIÙ ORSI CHE ABITANTI ALLE SVALBARD

Girare armati di fucile alle Svalbard non solo è consigliato ma diventa obbligatorio se si vogliono fare escursioni. Il paese conta nel suo complesso una popolazione di oltre duemila persone e di circa tremila orsi polari. Incontrarne qualcuno sul proprio cammino può essere letale. Entrando in città a Longyearbyen bisogna comunque ricordarsi di scaricare il fucile che si prende a noleggio senza difficoltà. Se si vuole fare la spesa si può andare alla Coop Svalbard, il grande supermercato cittadino. Qui si può tenere le scarpe ai piedi, ma dovremo riporre il fucile nell’apposito armadietto, come segnalato educatamente all’ingresso. Anche nella chiesa-libreria di Longyearbyen, un’ampia stanza in cui una croce cristiana strizza l’occhio ad un modellino di nave vichinga appeso al soffitto, siamo invitati a lasciare l’arma ed un cartello chiede in tre lingue di non fermarsi a dormire in chiesa. C’è un ultimo posto dove non si può entrare armati: la banca. Per il resto, licenza completa di muoversi armati.

RE DEI GHIACCI

L’orso bianco è il re incontrastato delle Svalbard, prima ancora del re di Norvegia. Si trova a suo agio sulla superficie ghiacciata del mare, soprattutto della costa est di Spitzbergen, quella non lambita dalla corrente del Golfo. È lì che l’orso aspetta che le foche facciano capolino dai buchi nel ghiaccio. Ma c’è anche l’estate, tutto si scioglie e non è esclusa una «scampagnata» di qualche orso nel centro di Longyearbyen.

Sulle motoslitte, la borsa da moto lascia il posto alla fonda per il fucile. Martin per essere abilitato a fare la guida ha ottenuto la licenza di porto di fucile per difesa personale. «Il datore di lavoro me l’ha procurata. Ogni mese poi ho il richiamo». Invece di misurargli la vista lo fanno sparare. «Un mio amico», prosegue, «ha comprato un fucile per 1500 corone [160 euro], lo ha preso usato su Facebook. Nei negozi invece ne puoi trovare per tremila corone».

AVAMPOSTO RUSSO

Dopo Longyearbyen, raggiungiamo Barentsburg, centro minerario carbonifero in cui l’unico alfabeto è il cirillico. La maggior parte dei minatori sono ucraini. «Sono i migliori», ci dice Anna, russa di Russia, che per noi apre i grandi lucchetti che chiudono le porte degli edifici della città abbandonata di Pyramiden, nel Billefjorden. Era un altro centro minerario acquistato dai sovietici ed abbandonato negli anni Novanta. Vi si arriva in motoslitta via mare, si risale il molo ghiacciato e ci si addentra fra i palazzi abbandonati. Il ghiaccio e l’assenza di turisti mantengono ogni cosa inalterata, anche le decine di pellicole sparpagliate nel cinematografo. Il busto di Lenin sorveglia l’unica strada. All’epoca, ai russi non era consentito andare a messa nella chiesa di Longyearbyen, né sfogliare giornali norvegesi. Un’apartheid in veste artica.

BALENA IN TAVOLA

Oggi la sensazione che si ha visitando il paese è antitetica. Le etnie più rappresentate oltre a russi e norvegesi? I tailandesi. Occhi stretti e allungati ci accolgono in un inglese stentato al Kroa di Longyearbyen, dove anche un busto di Lenin fa capolino fra le file di alcolici dietro al bancone. Da Mary-Ann’s, ristorante fra i più in voga della capitale, ordiniamo carne di foca e di balena. «Il cuoco è in vacanza», ci viene detto, «e questa è la settimana tailandese». Ecco allora arrivare Thai seal e Wok whale. La Norvegia è uno dei pochi stati che ancora autorizza la caccia alla balena. Del resto, le Svalbard furono scoperte proprio inseguendo questi mammiferi. Qualche esitazione davanti al primo boccone, poi la fame ha il sopravvento dopo le lunghe corse sulle indimenticabili «autostrade» dei ghiacci.

 

FOTOGALLERY

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Tags: , ,

Niccolò Di Pietro

Niccolò Di Pietro

niccolodipietro@gmail.com

Lascia un commento

Logo Osservatore

Osservatore Libero

Oltre la Cronaca. News, report e commenti
Chi siamo

Seguici su:

Collegati

Previsioni Meteo a cura dell’Aeronautica Militare