Resilienza, il recupero della nave Concordia studiato all’università

Silvio Bortolotti, patron di Micoperi, durante il suo intervento all'Università di Firenze

Silvio Bortolotti, patron di Micoperi, durante il suo intervento all’Università di Firenze

FIRENZE – Saper reagire in modo positivo davanti a eventi traumatici. All’università la chiamano resilienza, un termine utilizzato per la prima volta in psicologia, ma rapidamente applicato ad altre discipline. Ne è un significativo esempio il caso del recupero – all’inizio ritenuto impossibile – della nave Concordia, dopo il tragico naufragio del 13 gennaio 2012 davanti all’isola del Giglio. Come pure c’è resilienza anche in tutto il lavoro, non ancora ultimato, di pulizia dei fondali all’imbocco di Giglio Porto per restituirli al loro ambiente naturale.

Se ne è parlato mercoledì 24 maggio al Dipartimento di Architettura (con buona pace di chi vorrebbe ancora chiamarla facoltà) dell’Università di Firenze. Nel programma, promosso dall’Unità di Ricerca Core (Communities Resilience) coordinato dalla professoressa Stefania Viti, doveva essere un incontro con gli studenti. In pratica si è trasformato in una vera lezione didattica davanti a oltre 80 giovani, nei nuovissimi locali dell’ex carcere femminile di Santa Teresa, appena inaugurati il 3 maggio. Tutti attentissimi gli studenti ad ascoltare per quasi due ore le parole di un «docente» di eccezione, Silvio Bartolotti, il patron della Micoperi spa, la società di Ravenna che ha curato il recupero della Concordia. Prima piegata su un fianco, poi raddrizzata e fatta nuovamente galleggiare, quindi trainata nel luglio 2014 nel porto di Genova per la definitiva demolizione.

LA SFIDA IMPOSSIBILE

Una sfida impossibile ma vinta quella della Concordia. Come pure il non meno importante lavoro di ripulitura dei fondali all’isola del Giglio, che dovrebbe essere completato entro la fine del 2017. Un impegno silenzioso ma continuo portato avanti dagli operatori della Micoperi. Non ci sono più al Giglio i giornalisti di tutto il mondo a guardarli, ma l’obiettivo «fondale pulito» è vitale come quello di aver portato via la nave.

Il segreto della resilienza portata avanti con successo dai tecnici della Micoperi? Dagli ingegneri a coloro che passano settimane tra il lavoro subacqueo e i pochi metri cubi di una camera iperbarica. Dagli addetti alla plancia delle navi appoggio a coloro che passano le loro giornate tra i motori della sala macchine, dove c’è tutto fuorché una finestra da cui vedere la luce del sole. Silvio Bartolotti sintetizza così il segreto della sua squadra: «Determinazione e amore». La voglia di non arrendersi, consapevoli delle proprie capacità tecniche e umane. A tutto questo si aggiunge la passione, l’amore per che ciascuno mette in quello che fa. È la marcia in più che gli italiani sanno puntualmente mostrare quando vogliono.

INVESTIRE IN CULTURA

Un fatto anche di cultura, applicata al mondo del lavoro. Non a caso il tema dell’incontro–lezione di Bartolotti ad Architettura si intitola proprio: «Cultura come motore di rinnovamento e sviluppo per la competizione del nuovo millennio». Dopo la famiglia e Micoperi, per Bortolotti viene la cultura. Lui imprenditore di professione, sa quanto è strategico investire in cultura. A Ravenna ha dato l’esempio sostenendo l’ Istituto privato Vincenzo de Paoli, con un percorso didattico dai 24 mesi ai 14 anni di età che include fino a tre lingue straniere.

Un modello che Bortolotti conta di poter veder realizzato anche all’isola del Giglio. «A condizione che tutti gli allievi siano nello stesso complesso – dice il patron della Micoperi – e imparino da subito a convivere e rapportarsi tra loro. Tempo fa ho visto un ragazzo della scuola secondaria, che portava per mano uno scolaro ben più piccolo di lui. Anche da quel semplice gesto mi sono convinto come fosse giusto percorrere questa strada per formare i veri cittadini del domani, in grado di comunicare tra loro anche per affrontare efficacemente le incognite e le emergenze di ogni giorno».

Chiamatela pure, se volete, resilienza. Quella stessa che non risparmia ancora una volta emozioni sul volto dello stesso Bartolotti, alla fine della proiezione di un coinvolgente ed esclusivo documentario sulla storia del recupero della Concordia che fa esplodere in un applauso la finora silenziosa aula fiorentina di Architettura. Lui quel video lo già ha visto in tante occasioni, ma ogni volta continua ad essere sempre la prima.

 

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Sandro Addario

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