Spazi residuali, gli studenti mappano gli angoli degradati di Firenze

La mappa degli spazi residuali nel centro di Firenze

La mappa degli spazi residuali nel centro di Firenze

FIRENZE – Tanti angoli minuscoli di Firenze, trascurati dal tempo e dall’uomo, che potrebbero tornare a vivere e ridare luce alla città. Una ricerca degli studenti di Architettura ne ha individuati almeno una ventina, solo nel centro storico. Sono i cosiddetti «micro spazi residuali», vere potenziali risorse che potrebbero attrarre visitatori e passanti, sottraendoli alle affollate «autostrade» dei flussi turistici.

I  NOMI DIMENTICATI

Piazza delle Pallottole, via del Gomitolo dell’Oro, piazza del Giglio, via Canto alla Quarconia, piazza de’Donati, piazza de’ Cerchi, piazza degli Alberighi. Luoghi dove un tempo si affacciavano case e botteghe piene di vita. Oggi sconosciute ai più, almeno di nome. E poi piazza del Giglio, piazza delle Belle Arti, piazza San Benedetto, via del Canto rivolto, via dell’Ortone, via Filippina. Ma anche angoli semi nascosti in luoghi più noti come piazza Brunelleschi, piazza Salvemini, piazza di Santo Stefano, via degli Alfani.

L’idea di una «mappatura» dei micro spazi residuali è venuta al Laboratorio di Architettura e Autocostruzione dell’Università di Firenze, coordinato dai professori Leonardo Zaffi e Antonio Capestro. Una sessantina di studenti si sono messi al lavoro da Gennaio 2017, battendo palmo a palmo il centro storico di Firenze. Ne sono usciti una ventina di progetti di riqualificazione in altrettanti luoghi degradati della città.

Un'ipotesi di riqualificazione di piazza delle Pallottole a pochi passi dal Duomo

Un’ipotesi di riqualificazione di piazza delle Pallottole a pochi passi dal Duomo

FLORENCE WE HAVE A PROBLEM

Dopo la mappatura, gli studenti di architettura hanno realizzato, in scala 1:1, un prototipo di installazione in legno, adattabile ai vari progetti di riqualificazione urbana. Una sorta di «piazzale mobile» con tanto di spazi di appoggio e seduta, capaci di trasformare gli spazi residuali in luoghi di aggregazione e di ritrovo. Simbolico anche il nome della realizzazione: «Florence, we have a problem», esclamata da un David di Michelangelo, con un casco da astronauta che osserva la città dallo spazio. Parafrasando così la celebre frase degli astronauti dell’Apollo 13, che nel 1970 dovettero abbandonare lo sbarco sulla Luna per un grave incidente. Non di meno l’integrità del centro storico fiorentino è davvero un problema

Ecco i nomi degli studenti che hanno partecipato allo studio sugli spazi residuali: Costanza Aguglia, Niccolò Arnetoli, Lorenzo Banchelli, Chiara Baroncini, Francesco Bellandi, Enrico Andrea Bientinesi, Luciana Bizzini, Debora Blundo, Chiara Bordoni, Monica Bozzi, Valentina Brancale, Francesca Brandi, Tania Buffagni, Elena Buffolino, Annalisa Chiesi, Anna Laura Ciubini, Alice Coriolani, Carla De Vivo, Rachele Ferrari, Paola Giovanna Formiggini, Marika Franchi, Arianna Gallo, Joséphine Germain, Francesca Giugliano, Marie Luise Goebel, Zhao Hongbin, Loizos Kallinikos, Edoardo Lari, Lingfan Li, Laura Lunghi, Marco Mannori, Filippo Mannucci, Cecilia Marcheschi, Gabriele Marinari, Silvia Marradi, Erika Morandi, Martina Palmisano, Lais Pannia Guimaraes, Gianluca Papini, Pietro Papini, Martina Parente, Lorenzo Perini, Licia Petraccaro, Silvia Priante, Dora Pugliese, Lavinia Raddi Crastan, Iolanda Scafuro, Xiaoxiao Shen, Valentina Spagnoli, Michela Sugamusto, Flavia Tacchi, Gabriella Tamassia, Baptiste Tauzin, Simone Tecchia, Francesca Toto, Federico Varè, David Ventura, Michel Zuppardo.

INAGURAZIONE

La realizzazione, inaugurata con un grande brindisi mercoledì 7 giugno, resterà collocata in uno dei cortili della Facoltà di Architettura in Santa Teresa (via della Mattonaia 40) almeno fino a settembre. Nell’occasione è stata visitata anche da Carlo Francini, responsabile dell’Ufficio Unesco al Comune di Firenze. «Nostro obiettivo è quello di poter trasportare questa installazione – dice il professor Zaffi – proprio nei vari angoli della città dove c’è più bisogno di tornare alla vita». Palazzo Vecchio non dovrebbe perdere l’occasione di utilizzare il prezioso lavoro degli studenti di Architettura per ridare decoro al centro storico. Ce n’è troppo bisogno. Anche sotto il profilo della sicurezza.

 

Il gruppo di studenti di Architettura che ha lavorato al progetto

Il gruppo di docenti e studenti di Architettura che ha lavorato al progetto

 

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Sandro Addario

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