Burkina Faso, tre nuove sale operatorie portano un nome italiano

da sin. Rossella Segreto Annigoni, il presidente del Burkina Roch Kaboré, il Nunzio apostolico Piergiorgio Bertoldi

da sin. Rossella Segreto Annigoni, il presidente del Burkina Roch Kaboré, il Nunzio apostolico Piergiorgio Bertoldi

da OUAGADOUGOU (Burkina Faso) – Tre nuove sale operatorie in Burkina Faso portano dal 14 luglio un nome italiano illustre. Quello dell’ortopedico Oscar Scaglietti, dell’oncologo Umberto Veronesi e del pittore Pietro Annigoni.

Sono le nuovissime strutture chirurgiche, realizzate con il sostegno italiane, nell’ospedale Saint Camille uno dei tre nosocomi qui a Ouagadougou, la capitale dello stato dell’Africa occidentale. Una città dove vivono tre milioni di persone, un sesto della popolazione di un paese grande quasi come l’Italia. E dove la sanità ha la priorità nelle necessità nazionali.

INAUGURAZIONE PRESIDENZIALE

Un’inaugurazione alla quale è voluto intervenire personalmente il presidente della repubblica del Burkina Faso, il cattolicissimo Roch Marc Christian Kaboré, che si è congratulato per la realizzazione dell’opera «che mira – ha detto – non solo alla salute, ma anche al benessere e a rafforzare l’unità tra la popolazione». Presente tra gli altri il Nunzio apostolico per il Burkina Faso e Niger, arcivescovo Piergiorgio Bertoldi.

Un particolare ringraziamento è stato espresso alla signora Rossella Segreto Annigoni, vedova del pittore Pietro Annigoni e console onorario del Burkina Faso a Firenze. Si deve anche a lei, nella sua qualità di presidente dell’ «Associazione Amici di Pietro Annigoni», la realizzazione degli edifici di queste sale operatorie nel cuore della capitale «burkinabé». «Un progetto tutto italiano, avviato a fine 2015 del costo complessivo di circa 3 milioni di euro (attrezzature e impianti compresi), sostenuto per circa il 50% dalla Conferenza Episcopale Italiana grazie alla raccolta di fondi attraverso l’8 per mille». Lo ricorda padre Salvatore Pignatelli, il sacerdote icona della presenza dei Camilliani qui in Burkina Faso, l’ordine religioso dei «Ministri degli infermi», fondato da San Camillo de Lellis, patrono universale dei malati, degli infermieri e degli ospedali, di cui proprio oggi 14 luglio ricorre l’anniversario della morte avvenuta nel 1614.

Dal prossimo ottobre 2017 le tre sale operatorie, il cui allestimento e installazione è stato affidato dai Padri Camilliani alla Elmed Service srl di Napoli, saranno in grado di essere attive in contemporanea 24 ore su 24. «Sono previsti 44 posti letto per i pazienti – dice padre Paul Ouédraogo direttore dell’ospedale San Camillo – per interventi chirurgici di ortopedia, chirurgia generale e ginecologia, che si aggiungono a quelli di maternità e oftalmologia già attivi da tempo».

LA SCELTA DEI NOMI

La targa "italiana" all'ingresso dei nuovi reparti chirurgici dell'ospedale di Ouagadougou

La targa “italiana” all’ingresso dei nuovi reparti chirurgici dell’ospedale di Ouagadougou

Come si è arrivati alla scelta dei nomi cui dedicare le sale operatorie? «Ho ritenuto giusto – commenta la signora Annigoni al termine della cerimonia – che fossero dedicate a personalità italiane nel campo della medicina e dell’arte. Il nome di Pietro Annigoni testimonia l’attenzione che lui stesso ha sempre dedicato alla solidarietà umana e che, in suo ricordo, è stata portata avanti anche dopo la sua scomparsa nel 1988 proprio qui in Burkina Faso dall’Associazione che porta il suo nome».

«La chirurgia generale avvicina il pensiero ad uno degli oncologi più famosi d’Italia, il professor Umberto Veronesi – sottolinea ancora la signora Annigoni – mentre per l’ortopedia come non pensare al professor Oscar Scaglietti, uno dei padri di quella specialità medica. A Firenze, come molti sanno, il suo nome è legato in particolare alla nascita nei primi anni ’60 del Cto a Careggi, il Centro traumatologico ortopedico, dove si è poi consolidata la «scuola Scaglietti», i cui allievi di un tempo si ritrovano ancora oggi almeno una volta all’anno per scambiarsi esperienze e ricordare il loro legame scientifico e umano». «Veronesi e Scaglietti erano molto amici tra loro – conclude la signora Rossella – come anche Annigoni con Scaglietti, al quale dipinse anche un ritratto. Sono sicura che anche oggi ci hanno guardato insieme da lassù con un grande sorriso di soddisfazione».

 

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Sandro Addario

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