Il comandante di Nave Vespucci: «Qui passa il futuro della Marina» (Foto)

Il comandante Angelo Patruno al suo posto in plancia di Nave Vespucci

Il comandante Angelo Patruno al suo posto in plancia di Nave Vespucci

OCEANO ATLANTICO – «Essere comandante del Vespucci è un doppio importante impegno. Non c’è solo la responsabilità della nave e del suo equipaggio. Altrettanto determinante è contribuire alla formazione dei futuri ufficiali di Marina e, da poco tempo, anche dei giovani Volontari in ferma prefissata».

Il capitano di vascello Angelo Patruno è sulla plancia di Nave Vespucci, in navigazione nell’oceano Atlantico a circa 200 miglia dalla Spagna. Ha appena terminato la riunione mattutina con i suoi ufficiali e ascoltato gli aggiornamenti meteo, illustrati da un allievo dell’Accademia Navale. Il Vespucci sta rientrando verso l’Italia, dopo la campagna di addestramento 2017 che ha portato l’ammiraglia delle navi scuola della Marina in Nord America. Oltre 12 mila miglia, molte delle quali percorse a vela grazie al favore degli alisei all’andata e dei venti occidentali al ritorno. Non è mancato neppure un uragano, che il Vespucci è riuscito a lasciarsi tempestivamente alle spalle.

Il comandante Patruno, velista da sempre, lascerà a breve la guida del Vespucci per essere assegnato ad un nuovo importante incarico a Taranto. Dopo un anno esatto di comando. «A questa nave ci si affeziona in modo unico» dice a voce più bassa e calibrando le parole.  «Per me rappresenta il coronamento di un sogno da ragazzo, che sta andando a conclusione, come è normale che sia. Come non è banale dire che certamente mi mancherà».

 

Patruno ascolta il comandante in seconda, CF Paolo Podico, durante il briefing del mattino sul Vespucci

Patruno ascolta il comandante in seconda, CF Paolo Podico (primo a destra), durante il briefing del mattino sul Vespucci

MARE E MONTAGNA

Patruno è un marinaio che ama il mare ma anche la montagna. Immersioni sub, windsurf, vela ma –appena può – anche trekking, arrampicata sportiva, alpinismo. «Credo che stare a stretto contatto con la natura aiuti la formazione di una persona. Ci si confronta con elementi che non sono addomesticabili. Si impara a conoscerli, temerli, rispettarli, affrontarli in modo consapevole». Patruno fa una pausa. «Quando sono a contatto con la natura allo stato puro – riprende – per me è anche un modo di avvicinarmi alla fede».

VOLONTARI IN FERMA PREFISSATA

A bordo del Vespucci Patruno ha portato in Atlantico circa 80 giovanissimi volontari di Marina in ferma prefissata di 4 anni (Vfp4). Sta tornando con oltre 120 allievi del neo Corso Dunatos dell’Accademia Navale di Livorno. «Sono ragazzi che possono dare molto alla forza armata. Li ho visti molto motivati e convinti della loro scelta». Per i Vpf4 è una novità fare formazione sul Vespucci. «È stata una scelta vincente della Marina, che credo debba essere continuata. In passato, al termine del corso di formazione, andavano direttamente a destinazione. Mancava però loro un’esperienza iniziale di vita marinaresca come quella sul Vespucci, che il mare lo fa vivere davvero. È un’indispensabile base comune a qualsiasi tipo di futura professionalità in forza armata».

IL CORSO VERDE

Un occhio particolare, discreto ma costante, verso i cadetti di Accademia del Corso Dunatos. Patruno era uno di loro nel 1986, proprio a bordo del Vespucci sulla stessa rotta atlantica compiuta quest’anno 2017. Faceva parte del Corso Audace, dello stesso colore verde del Dunatos. «Già questo me li fa sentire più vicini» dice sorridendo. «Hanno molte cose che noi non avevamo. Come la grandissima mole di informazioni a loro disposizione, che ne fa persone più consapevoli di quello che potevamo essere noi tanti anni fa. L’importante è non perdere lo spirito ‘romantico’ della vita che stanno per intraprendere. Serve sempre la passione vera – al di là di ogni informazione e formazione – per quello che si sta per fare, che poi è il sale della professione. Quello che ti fa svegliare ogni mattina dicendo: sono contento di quello che faccio».

EQUIPAGGIO

Sul Vespucci non ci sono solo gli ‘ospiti’ imbarcati. C’è un equipaggio di circa 250 marinai. Il comandante Patruno usa un solo aggettivo per giudicarlo: «Meraviglioso». «È fatto – aggiunge – da persone che amano moltissimo questa nave. Solo così si riesce a presentare il Vespucci in Italia e all’estero, anche con la cura meticolosa nei particolari. Traspare l’amore per la nave e la cura del dettaglio. E ognuno sa di aver dato il proprio contributo personale a tutto questo».

ROTTA OCEANICA

Dopo oltre 4 mesi di navigazione transoceanica, i ricordi sono tanti. Dalla visita a bordo del presidente della Repubblica Mattarella a Montreal il 28 giugno, alle migliaia di connazionali italiani negli Stati Uniti e Canada che hanno voluto visitare la nave simbolo delle loro origini. Il momento più impegnativo del lungo viaggio? «Probabilmente le 200 miglia percorse lungo il fiume San Lorenzo in Canada, tra marea, correnti, ponti da superare. Ai quali si sono aggiunte condizioni meteo non favorevoli. Molto frequente la nebbia. Una situazione certo impegnativa ma allo stesso tempo suggestiva ed appagante».

In pieno oceano, sulla via del ritorno, è arrivato anche un uragano. «Era il 13 agosto. Abbiamo visto che l’uragano Gert, originato come spesso succede in questa stagione dai cicloni tropicali al largo della Florida, si stava dirigendo a nord verso la nostra rotta. Era classificato di categoria 2 su 5, con vento fino a 100 nodi. A quel punto abbiamo accelerato il più possibile verso est, con i motori al massimo. Ce l’abbiamo fatta. Il 18 agosto Gert è passato alle nostre spalle, a una distanza ormai di sicurezza di circa 150 miglia. Se avessimo ritardato di qualche giorno, ci saremmo potuti trovare in difficoltà».

PERSEVERANZA

Il comandante Patruno scende dalla plancia, dopo aver dato le ultime istruzioni all’ufficiale di guardia. Sui ponti del Vespucci il personale è al lavoro. C’è anche un gruppo di giovanissimi allievi dell’Accademia Navale che seguono le istruzioni e i consigli dei nocchieri. Cosa direbbe ai giovani che si sentono attratti da un futuro in Marina? Patruno si ferma indicando il motto leonardesco della nave: «Non chi comincia ma quel che persevera». «Direi loro di seguire questo motto, una vera ricetta di vita che per quanto mi riguarda ha funzionato davvero. Farsi muovere sempre dalle proprie passioni e, se ci si crede veramente, perseverare in quello che si fa. Alla fine i risultati arrivano».

Qualcuno gli ricorda che proprio tra questi allievi c’è per esempio uno che due anni fa non era riuscito a superare il primo anno di Accademia. Aveva dovuto lasciarla ma non si era perso d’animo. Ha rifatto il concorso di ammissione, lo ha vinto e ora frequenta nuovamente il primo anno. Un suo collega ha tentato invano per due anni consecutivi di iscriversi all’Accademia. Al terzo tentativo ci è riuscito. La sua perseveranza ha vinto. «Sono questi i valori personali di cui c’è bisogno: passione e costanza» commenta compiaciuto il comandante Patruno. Il futuro della Marina sembra essere in buone mani.

 

Vele al vento per Nave Vespucci tra le Azzorre e Cadice

Vele al vento per Nave Vespucci tra le Azzorre e Cadice

 

Il presidente Mattarella il 28 giugno 2017 sul Vespucci a Montreal. A destra il Capo di Stato Maggiore della Marina Valter Gilardelli, a sinistra il comandante Patruno

Il presidente Mattarella il 28 giugno 2017 sul Vespucci a Montreal. A destra il Capo di Stato Maggiore della Marina Valter Girardelli, a sinistra il comandante Patruno

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Sandro Addario

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