Professione nocchiere, le prime tre donne su Nave Vespucci (Foto)

Stefania Graceffo e Francesca D'Amore due nocchiere di Nave Vespucci

Stefania Graceffo e Francesca D’Amore due nocchiere di Nave Vespucci

OCEANO ATLANTICO – Aumentano le nocchiere donne in Marina. Solo su Nave Vespucci, l’ammiraglia delle navi scuola a vela, nel 2017 ne sono arrivate tre. Ecco le loro storie. Francesca D’Amore è una ragazza che a 20 anni decide di mettersi in gioco e vince il concorso in  Marina come volontaria in ferma breve di 1 anno. I genitori sul momento soffrono ma accettano. Ora di anni ne ha 28 ed è prossima ad entrare in servizio permanente effettivo. Lo ha fatto perché cercava un lavoro? «A 20 anni c’è la passione. Non si pensa alla sicurezza del lavoro, quella arriva dopo». Francesca ha già un’esperienza sulla portaerei Cavour e sulla Fregata Margottini. Ora, sottocapo di 3ª classe, è una delle tre donne nocchiere del Vespucci. I turni di lavoro, giorno e notte, sono tra i più impegnativi. Al timone in plancia, al lavoro sugli alberi della nave fino a oltre 50 metri di altezza, quindi ai posti di manovra a tirare le funi delle vele o per gli ormeggi. Un lavoro storicamente destinato agli uomini.

IL GUSTO DELLE PICCOLE COSE

«Perché gli uomini sì e le donne no?». Questa la molla che ha spinto una sua collega, Stefania Graceffo 31 anni di Agrigento, verso il concorso in Marina. Attratta da sempre dalla vita militare, non si tira indietro davanti alla fatica. Prima è volontaria di 1 anno («per provare» ammette), poi si rafferma come volontaria a 4 anni. Da quasi subito in prima linea su Nave Bersagliere, impegnata nella sicurezza e nell’emergenza migranti nel Mediterraneo. Ora anche lei sul Vespucci come nocchiere, sottocapo di 3ª classe. Si sente differente dalle amiche che hanno scelto la quotidianità domestica? «Qui in mare – ammette – la nostra vita ci aiuta anche ad apprezzare le piccole cose, alle quali prima non davamo peso. Quando riesco ad andare a casa, mi piace cucinare, pulire, e perché no, starmene anche in solitudine. Poi la nave ci richiama e vince di nuovo la passione del lavoro in squadra che facciamo».

MATAFIONI DA RIPARARE

C’è vento qui in Atlantico tra le Azzorre e la Spagna. Alzi la testa e vedi a 30 metri di altezza sull’albero di maestra un nocchiere al lavoro. Si chiama Federica Rametta, 24 anni di Siracusa, volontaria in ferma breve di quattro anni. Sta ricucendo – ci spiegano – uno dei tanti ‘matafioni’ di canapa, una sorta di laccio che avvolge sui pennoni le grandi e pesanti vele della nave. Federica è già stata sulla Fregata Alpino e ora è in imbarco temporaneo sul Vespucci. Dipendesse da lei, vi resterebbe per sempre. Naturalmente come nocchiere.

Federica Rametta sale su un albero del Vespucci

Federica Rametta sale su un albero del Vespucci

 

IL COMANDANTE DELLA SQUADRA NAVALE

Un apprezzamento particolare per il lavoro di tutta la categoria nocchieri è stato rivolto, da bordo del Vespucci, dall’ammiraglio di squadra Donato Marzano, comandante in capo («Cinc») della Squadra navale. «Il vostro lavoro è indispensabile alla Marina ieri come oggi – ha detto – non solo sul Vespucci, ma su tutte le unità della squadra navale». Marzano ha raggiunto il Vespucci al largo di Cadice in Spagna lunedì 4 settembre, al rientro della nave scuola dalla campagna di istruzione 2017 in Nord America con a bordo gli allievi dell’Accademia Navale. Solenne e suggestivo l’ammainabandiera sul cassero del Vespucci, con tutto l’equipaggio schierato davanti al tramonto sull’oceano Atlantico. Alle donne e agli uomini del Vespucci, Marzano ha espresso l’apprezzamento della Squadra Navale per l’attività operativa e formativa svolta in oltre 5 mesi di navigazione tra Europa, Canada e Stati Uniti.

Il comandante in capo della squadra navale Donato Marzano (a sin con la divisa bianca) sul Vespucci

Il comandante in capo della squadra navale Donato Marzano (a sin con la divisa bianca) sul Vespucci

 

BOZZELLO

Molto gradito dal «Cinc» un esemplare di «bozzello» in legno, fatto a mano dai nocchieri del Vespucci. Si tratta di un modello della tradizionale carrucola dove scorrono le funi delle vele. Un simbolo marinaresco per eccellenza, realizzato dal capo di 1ª classe Adriano Gandino e dal 2° capo Daniele Ilario.

 VITA DA NOSTROMO

Soddisfatto anche il nostromo del Vespucci, il primo maresciallo Giulio D’Elia, da 24 anni a bordo della nave e da 5 anni alla guida del team di circa 100 nocchieri. Dal varo nel 1931 sono stati solo 18 i nostromi del Vespucci. Un impegno particolarmente delicato, specie su un veliero storico con 23 vele, 5 alberi e 15 pennoni. «Fare il nocchiere è il ruolo che prima di ogni altro identifica sulla nave il concetto di lavorare in squadra. La base dell’arte marinaresca. Sul Vespucci poi è una categoria che esprime al massimo la sua professionalità».

D’Elia si ferma e trattiene il fiato. Sembra che in pochi secondi riveda tutta la sua vita e quella dei suoi marinai. «Si fa il nocchiere più per convinzione e passione – riprende – è un ruolo che ti resta attaccato sulla pelle per sempre». Si volta e non perde d’occhio il vento e il cambio del turno di guardia. Tra le due squadre che si avvicendano ci sono anche Francesca. Stefania e Federica, pronte salire rapidamente sull’alberata anche nel cuore della notte. Come pure a fare la ronda notturna in coperta, ogni mezz’ora al rintocco della campana a centro nave. Proprio come nei velieri di un tempo.

Il nostromo del Vespucci Giulio D'Elia

Il nostromo del Vespucci Giulio D’Elia

 

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02 set 2017 Il comandante di Nave Vespucci: «Qui passa il futuro della Marina» (Foto)

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Sandro Addario

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