L’addio di Firenze tra le lacrime al poliziotto Giovanni Politi (Foto)

Sovrintendente Capo Giovanni Politi all'uscita dalla basilica della Santissima Annunziata

Gli onori al Sovrintendente Capo Giovanni Politi all’uscita dalla basilica della Santissima Annunziata

FIRENZE – C’erano due Franco Gabrielli nella stessa fila al funerale del Sovrintendente Capo della Polizia di Stato Giovanni Politi, che si è svolto venerdì 2 marzo a Firenze. Il primo è il Capo della Polizia, arrivato da Roma per testimoniare la vicinanza del Corpo ai familiari del poliziotto morto domenica 25 febbraio, durante un incendio scoppiato all’interno della caserma Fadini, sede distaccata della questura fiorentina.

CHI ERA GIOVANNI

L’altro Franco Gabrielli (pura omonimia) era seduto anche lui in prima fila. Accanto alla figlia Alessandra, la compagna della vita di Giovanni Politi, dipendente civile del ministero dell’Interno presso la questura di Firenze. «Vorrei che tutti ricordassero Giovanni – ha detto a OsservatoreLibero.it il signor Franco arrivato dalla provincia di Frosinone – per quello che era ogni giorno. Disponibile, sorridente, educato, onesto, trasparente. Era straripante nella sua bontà di conoscere e di riconoscere un’amicizia. Tutti i suoi colleghi che vedete qui per dargli l’estremo saluto sono una testimonianza vera di quanto fosse una persona che stava nel cuore a tutti». Un professionista del suo lavoro di artificiere. «Professionista è dire poco. Era appassionato per quello che faceva in un modo incredibile. Molto esperto di polveri da sparo, studiava, si dedicava al suo lavoro notte e giorno. In una parola Giovanni per me era molto più di un figlio».

Una basilica della Santissima Annunziata gremita al limite della sua capienza (oltre 600 le persone presenti) ha accolto la salma di Giovanni Politi alle 15 in punto. Accanto ad Alessandra, i fratelli di Politi: Emma, Daniele e Roberto, anche lui in Polizia a Reggio Calabria. Tra le autorità in prima fila, oltre al «Capo» (in Polizia lo si chiama così e basta), c’erano il prefetto di Firenze Alessio Giuffrida, il sindaco Dario Nardella, il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, il questore Alberto Intini. Una rappresentanza dell’Anps (Associazione nazionale della Polizia di Stato) guidata dal presidente della sezione fiorentina Sergio Tinti ha «scortato» la bara del collega scomparso al termine della funzione religiosa.

Giovanni Politi resterà ancora un giorno a Firenze Poi domenica 4 marzo il trasferimento della salma nella sua Reggio Calabria, dove lunedì 5 è prevista una funzione religiosa prima della sepoltura in città.

FOLLA TRA LACRIME E SILENZIO

Autorità a parte, la partecipazione più impressionante è stata quella di centinaia di colleghi, di ogni specialità della polizia arrivati anche da fuori Firenze, che si sono voluti stringere nel ricordo di un amico speciale «che non doveva morire così». Molte le persone in lacrime anche alla camera ardente, allestita in mattinata era stata allestita in questura. Ma c’era anche chi ammetteva di non riuscire neppure a piangere, per un blocco emotivo troppo forte. Come nel caso della signora Mariella Magi, la vedova dell’agente delle Volanti Fausto Dionisi ucciso dai terroristi nel 1978.

«Giovanni lo conoscevo bene – dice la signora Dionisi mentre le tremano le mani – avevo spesso lavorato con lui. Non potevo non venire a salutarlo». Si fa forza e dopo la camera ardente in questura, Mariella Dionisi arriva anche alla Santissima Annunziata, la stessa basilica dove 40 anni fa era stata allestita la camera ardente per il marito Fausto. Un improvviso flashback di immagini già viste e che non sono mai cancellate. Regge mezz’ora e poi «sono fuggita» ammette ad un amica.

L’OMELIA

«Cara Alessandra, amici e colleghi di Giovanni, siamo qui riuniti non per doveri di ruolo o di formalità – dice nella sua omelia monsignor Luigi Innocenti  cappellano della Polizia fiorentina – ma perché le vostre lacrime sono le lacrime di tutti. E sono lacrime di Dio. Non è facile pregare in momenti come questo. Ma è così che si coglie l’essenza stessa della preghiera che, come ci ha insegnato Gesù sulla croce, non è un insieme di parole, ma anch’essa grido, lacrime e silenzio». (Leggi qui il testo completo dell’omelia di monsignor Innocenti).

ADDIO JOHNNY

Molto commovente anche il saluto a Giovanni Politi dei colleghi del Nucleo Artificieri della questura. «Addio Johnny – dice a occhi bassi dall’altare il capo nucleo Sandro Ceccherini – siamo orgogliosi di averti avuto accanto. Più che un collega eri un fratello. Ci mancherà la tua simpatia e la tua allegria». (Qui l’audio delle parole del Sovrintendente Capo Ceccherini)

 

 

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Sandro Addario

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