Scoppio del carro: la vera storia della colombina nel 1966, l’anno dell’alluvione a Firenze

La colombina al termine dello Scoppio del Carro 2018 a Firenze (Foto Francesco Petri)

La colombina al termine dello Scoppio del Carro 2018 a Firenze (Foto Francesco Petri)

FIRENZE – Continua a tenere banco la storia della colombina che, durante lo Scoppio del Carro 2018 a Firenze, si è bloccata a metà corsa e non ha fatto il tradizionale rientro verso l’altar maggiore del Duomo. Un segno infausto per gli amanti della scaramanzia, uno scherzo da pesce d’aprile (Pasqua è caduta proprio il primo giorno del mese) per i più ottimisti.

Appena successo il «fatto» la memoria è andata a domenica 10 aprile 1966, quando – è stato detto – la colombina non portò fortuna perché anche in quel caso si bloccò davanti al carro. Poi, il 4 novembre di quell’anno, arrivò la tragica alluvione che sommerse la città. Ma i fatti non andarono proprio così.

LE CRONACHE DEL 1966

Dalle cronache di quel giorno, fedelmente riportate dalla pagina 4 del quotidiano «La Nazione» di martedì 12 aprile, risulta che la colombina si arrestò effettivamente sul carro di fuoco, senza trovare la spinta necessaria per ripartire subito. «È rimasta lì appiccicata al carro che intanto cominciava a esplodere» scrive il cronista del tempo. Intanto tutti i mortaretti del primo piano del carro avevano cominciato a scoppiare. E la colombina immobile. Poi d’un tratto è ripartita «come terrorizzata dagli scoppi – prosegue l’articolo de La Nazione di allora – ha sprizzato un nuovo pennacchio di fuoco ed è fuggita a ripararsi dentro la navata della cattedrale». Se poi sia arrivata all’altare o si sia fermata prima, non è dato di sapere.

 

Il titolo dell'articolo de La Nazione sulla Pasqua 1966

Il titolo dell’articolo de La Nazione sulla Pasqua 1966

VOLO A METÀ NEL 2018

Sta di fatto che la ripartenza c’è stata e dunque il blocco di domenica scorsa 1 aprile 2018 è – a memoria d’uomo – l’unico che sia finora avvenuto. Il problema è all’attenzione della Pirotecnica Soldi di Piandiscò che dal 1989 (questo è il 29° anno) è incaricata di preparare e gestire lo spettacolo pirotecnico dello Scoppio del Carro. In tutto questo è compreso il volo della colombina (oggi di cartapesta), alla cui base ci sono due «razzi» in grado di farle percorrere – andata e ritorno – il tratto tra l’altar maggiore del Duomo e il Carro di fuoco trasportato davanti al Battistero. Il tempo necessario per accendere la miccia del Carro e dare il via allo spettacolare «Scoppio» di circa 2100 fuochi d’artificio. Una corsa di un centinaio di metri per volta, con punte di velocità di oltre 60 chilometri all’ora.

FRENATA IMPREVISTA

Cosa è successo in realtà alla colombina? Una frenate imprevista. «Per la prima volta in 29 anni si è inceppata sul battente posto sul carro, per tenerla a distanza di sicurezza da tutti i fuochi di quel ripiano. Se si avvicinasse troppo rischierebbero di incendiarne più del dovuto e in modo irregolare» dice Fulvio Soldi uno dei fratelli titolari dell’omonima ditta pirotecnica del Valdarno. «Stiamo esaminando quanto è successo per risolvere già da ora il problema ed evitare che si possa ripetere. L’importante – prosegue Soldi – è che lo spettacolo pirotecnico si sia svolto con regolarità e precisione». Non aggiunge che è piaciuto molto a tutti i presenti e a quanti lo hanno seguito alla televisione, anche in diretta.

FUMO

Le insidie non mancano mai in spettacoli pirotecnici del genere. Quella che ha fatto aguzzare gli occhi a molti è stata il fumo iniziale che ha avvolto per un paio di minuti il carro, dopo i primi scoppi. Quasi una nebbia. «Stiamo lavorando anche su quel fronte, per tentare di attenuare il fumo. D’altra parte – dice Soldi – bisogna fare i conti anche con l’assenza di vento. Quel tratto tra il Duomo e il Battistero è un vero e proprio corridoio riparato dalle correnti d’aria. Non appena sono arrivate, la piazza si è ripulita e lo spettacolo è stato nitido».

NEL 1966 CARRO CON L’IMPERMEABILE

In tema di agenti atmosferici ne sa qualcosa ancora una volta la Pasqua del 1966. Firenze si era svegliata sotto la pioggia. Il Carro di Fuoco era arrivato coperto da un enorme telone di plastica per non bagnare i mortaretti. Ma, fatto davvero insolito, il telo di plastica era rimasto anche durante lo scoppio. Un vero e proprio impermeabile che «ha resistito al fuoco – racconta ancora il cronista de La Nazione del 12 aprile – e allo spostamento d’aria senza bruciare né lacerarsi completamente. Ma anzi gonfiandosi ad ogni scoppio e dimostrando una resistenza che, se fossimo i fabbricanti di quel tipo di plastica, sfrutteremmo come pubblicità». Il resto è storia. Tra battute, ironie e scongiuri.

 

'La Nazione' del 12 aprile 1966 con la cronaca dello Scoppio del Carro

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Sandro Addario

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