Medicina d’urgenza, Sanità militare e ospedale di Careggi uniscono le forze

Militari italiani in Afghanistan durante un'esercitazione di soccorso (Foto OsservatoreLIbero.it)

Militari italiani in Afghanistan durante un’esercitazione di soccorso (Foto OsservatoreLIbero.it)

FIRENZE – Cosa fanno i medici e gli infermieri militari quando non sono impegnati con i loro reparti nelle operazioni in Italia e all’estero? A questa domanda risponde di fatto un’intesa firmata mercoledì 15 maggio a Firenze presso il Comando della Divisione «Friuli» dell’Esercito con l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi.

Dal prossimo ottobre 10 medici e 10 infermieri di Esercito e Aeronautica saranno chiamati, per 4 mesi, a frequentare un ciclo di corsi di aggiornamento professionale presso il più grande ospedale fiorentino. «Una novità che – ha detto il generale Carlo Lamanna comandante della Friuli – ci auguriamo potrà essere estesa rapidamente anche in altre realtà locali e regionali italiane».

UN SOLO OSPEDALE MILITARE

Tutto deriva dal fatto che da anni sono stati chiusi tutti gli ospedali militari presenti in Italia. Ce n’è rimasto uno solo, il Policlinico Militare del Celio a Roma che accoglie le gravi degenze dei militari in servizio che arrivano dai teatri operativi all’estero e anche dal resto d’Italia. La conseguenza è che un soldato che si ferisce ad Aosta o a Brindisi viene portato nell’ospedale civile del posto e lì resta ricoverato. Il ministero della Difesa sta procedendo alla riapertura dell’Ospedale militare a Milano e di uno a Taranto. Ma il completamento del progetto richiede ancora tempo.

IN AULA A CAREGGI

Ecco che intanto arriva – per quanto riguarda la formazione – l’ausilio della Aou Careggi. Lezioni teoriche ma anche attività pratiche per medici e infermieri militari a fianco dei colleghi civili che operano a Careggi, in particolare nella cosiddetta Medicina d’urgenza e delle catastrofi. Di fatto uno scambio di reciproche esperienze che non può che tornare utile non solo alla professionalità degli operatori ma anche e soprattutto ai pazienti.

Da un lato i medici di Careggi potranno tenere aggiornati i colleghi militari sulle ultime attività in tema di «pronto soccorso». Dall’altro i sanitari con le stellette potranno portare la loro esperienza professionale sperimentata nei teatri operativi di tutto il mondo. Dall’Afghanistan all’Iraq, dai Balcani al Libano. Ma anche negli interventi in Italia in occasione di grandi calamità. Dove non c’è solo da curare un soldato, ma anche e sempre più frequentemente la popolazione civile. Come, ultimo in ordine di tempo, presso l’ospedale da campo italiano a Misurata in Libia.

LA FIRMA

Alla firma dell’accordo tra Aou Careggi e Forze Armate presenti a Firenze e Pistoia sono intervenuti il direttore generale dell’azienda Rocco Donato Damone e il responsabile del Dea/Pronto soccorso Stefano Grifoni. Con il generale Lamanna, comandante della Divisione Friuli, hanno firmato anche il generale Stefano Fort, comandante dell’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche di Firenze e il colonnello Mariano Bianchi, comandante del 183° Reggimento Paracadutisti «Nembo» della Folgore che ha sede a Pistoia.

E dopo i quattro mesi di corso del prossimo autunno, ci sarà un seguito? L’accordo è pluriennale, è stato precisato. Ci sarà tempo e opportunità per valutare i risultati del primo ciclo di formazione e proseguire sulla strada intrapresa.

 

da sin generale Lamanna, direttore Grifoni, direttore generale Damone, generale Fort

da sin generale Lamanna, direttore Grifoni, direttore generale Damone, generale Fort

 

 

 

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Sandro Addario

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