Conte torna da premier a Firenze: le foto all’Università e alla Crusca

Il premier Giuseppe Conte al suo arrivo all'Università di Firenze

Il premier Giuseppe Conte al suo arrivo all’Università di Firenze

FIRENZE – L’invito ufficiale al presidente del Consiglio Giuseppe Conte era arrivato dall’Accademia della Crusca. Ma il premier ha voluto, nell’occasione, tornare anche alla «sua» Scuola di Giurisprudenza al Polo Universitario di Novoli a Firenze, dove lo attendeva una folla di studenti. È la sua prima visita ufficiale a Firenze da quando è presidente del Consiglio.

RITORNO ALL’UNIVERSITÀ

Giornata fiorentina quella di martedì 9 ottobre per Conte, arrivato in auto da Roma puntuale alle 10,30. Davanti alle palazzine di Giurisprudenza, dove è ancora docente di diritto privato (naturalmente in aspettativa), c’è ad attenderlo il prefetto di Firenze Laura Lega. Con lei il rettore dell’Università degli Studi Luigi Dei e i colleghi del Dipartimento di Scienze Giuridiche, il presidente della Scuola di Giurisprudenza Paolo Cappellini e il direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche Patrizia Giunti.

Dopo aver superato l’assedio di giornalisti e operatori radiotv, nonché quello di studenti a caccia di selfie, Conte si dirige nell’aula 18, dove lo aspettano poco più di 450 persone, la capienza massima. «Bentornato a casa» è la sintesi del saluto rivolto dal Rettore e dai colleghi, al quale Conte risponde con un sorriso quasi imbarazzato. «Non nego che sento nostalgia di queste aule» dice, ma subito si riprende «con questo non voglio dire che spero di tornarci presto. L’impegno istituzionale che ho preso durerà».

TUTTI A LEZIONE DI DIRITTO

Per oltre un’ora Giuseppe Conte torna comunque professore universitario, con una lezione sul tema: «Il processo di neo-costituzionalizzazione del diritto privato nel contesto della tutela multilivello dei diritti e delle libertà fondamentali in Europa». Tradotto si tratta del problema della applicabilità diretta o meno del diritto costituzionale ed europeo alla tutela della persona e nel diritto privato in genere. Materia tosta, penserà qualcuno, ma non per gli studenti e professori presenti.

In prima fila, tra gli altri, anche la presidente della Corte d’Appello Margherita Cassano, quella del Tribunale Marilena Rizzo, il procuratore della Repubblica Giuseppe Creazzo. Dopo la «lectio», oltre mezz’ora per gli inevitabili saluti e strette di mano, nonché altri selfie con un nutrito gruppo di studenti che si mette diligentemente in coda.

LA PRIMA VOLTA ALLA CRUSCA

Alle 12,30 il corteo di auto di Conte arriva davanti alla Villa Medicea di Castello, sede dell’Accademia della Crusca. Ad attendere il premier ci sono, tra gli altri, il presidente dell’accademia Claudio Marazzini con i due suoi predecessori Nicoletta Maraschio e Francesco Sabatini. È l’occasione per visitare la storica Sala delle Pale e la Biblioteca. Quindi una colazione cui partecipano, tra gli altri il prefetto Lega, il presidente del Consiglio Regionale della Toscana Eugenio Giani, la vice sindaco di Firenze Cristina Giachi, il questore Alberto Intini. Il sindaco Dario Nardella arriva più tardi: «Con il presidente Conte abbiamo parlato di aeroporto di Firenze e di piani per le periferie» dirà ai giornalisti all’uscita.

BISOGNO DI CHIAREZZA

Alle 14,30 l’atteso intervento di Conte nella sala delle cerimonie. In prima fila, tra gli altri il fiorentino ex Presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi, il procuratore generale Marcello Viola, magistrati, accademici, autorità militari. Nel suo saluto, il presidente Marazzini sottolinea con soddisfazione, tra l’altro, come la visita di Conte sia la prima di un presidente del Consiglio all’Accademia della Crusca. Un’istituzione – ricorda – da oltre cinque secoli al servizio della cultura e che oggi viaggia con successo anche sui Social Network. Quindi la relazione del premier Conte, la seconda della giornata, sul sempre scottante (ma altrettanto irrisolto) tema «Lingua e diritto». Ovvero l’eccessiva complessità del linguaggio giuridico.

Leggi, decreti, sentenze, atti processuali: tutti scritti in un linguaggio comprensibile solo a pochi. «Occorre che il giurista sia anche un buon linguista» sottolinea Conte, ricordando anche il rigore morale che i padri costituenti applicarono nella stesura della Costituzione italiana, il cui lessico doveva essere comprensibile a tutti. «Perché nel diritto – conclude – non basta avere piena ragione, ma anche saperla dire bene». E anche scriverla in modo chiaro.

 

FOTOGALLERY 1 – UNIVERSITÀ

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FOTOGALLERY 2 – ACCADEMIA DELLA CRUSCA

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Sandro Addario

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