Firenze, i precari del Tribunale si appellano al ministro Bonafede

Il ministro Alfonso Bonafede parla con i precari del Tribunale di Firenze

Il ministro Alfonso Bonafede parla con i precari del Tribunale di Firenze

FIRENZE – «Ministro, alla fine di dicembre rischiamo di non poter lavorare più qui in Tribunale. Ci aiuti lei». Sono gli stagisti dell’Ufficio del processo, ai quali il 31 dicembre scade la borsa di studio di un anno erogata dal ministero per aiutare le cancellerie degli uffici giudiziari a smaltire l’arretrato. Più precari di così non si può.

Un gruppo di loro ferma il ministro della giustizia Alfonso Bonafede, al suo arrivo al Palazzo di Giustizia di Firenze lunedì 3 dicembre dove presenzia all’inaugurazione degli Uffici di prossimità. Bonafede non evita il confronto e si mette a parlare con loro.

400 EURO AL MESE PER SMALTIRE L’ARRETRATO

Una borsa di studio di 400 euro al mese, senza alcun trattamento previdenziale, per 50 ore di lavoro mensile presso gli uffici giudiziari. Questo il compenso per gli stagisti. «Siamo circa 850 in tutta Italia, in Toscana circa 60. Molti di noi raggiungono il lavoro con il treno o facendo molti chilometri in macchina. Abbonamento ferroviario e benzina sono naturalmente a nostro carico. Alla fine del mese, dei nostri 400 euro rimane davvero poco» dicono i precari.

Sono stati chiamati dal ministero in base ad un decreto interministeriale dell’ottobre 2015. Una borsa di studio annuale, partita nel 2016 e rinnovata nel 2017 e nel 2018. Ma ora si sentono al capolinea e temono seriamente di perdere dal 1 gennaio 2019 anche questa pur modesta opportunità di lavoro.

LA PROMESSA DEL MINISTRO

Bonafede ascolta attentamente. Il confronto è pacato e civile. «Mi faccia verificare la situazione – dice al termine ad uno dei precari – e le assicuro che nei prossimi giorni la chiamerò io stesso dal mio cellulare».

«Abbiamo acquisito esperienza e professionalità utili non solo a noi ma agli stessi uffici giudiziari. Magari anche negli uffici di prossimità che si stanno aprendo» commentano poi gli stessi precari avvicinati dai giornalisti. «Pensiamo di poter meritare un posto di lavoro più stabile nell’amministrazione della Giustizia. Solo a Firenze siamo una trentina. Come faranno le cancellerie dal 1° gennaio senza di noi? L’arretrato tornerà a salire».

La loro permanenza non dipende dal Tribunale o dalla Corte d’Appello che anzi avrebbero tutto l’interesse a tenerseli. Decide solo il ministero della Giustizia. Per ora dunque ai precari non resta che aspettare la telefonata che il ministro Bonafede ha promesso in pubblico. Davanti a testimoni e giornalisti.

 

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Sandro Addario

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