Sul volo Roma-Lagos con 30 nigeriani espulsi e 100 poliziotti di scorta

Un servizio di scorta al rimpatrio svolto dalla Polizia di Stato

Un servizio di scorta al rimpatrio svolto dalla Polizia di Stato

ROMA – Non è un normale volo di linea Roma-Lagos quello diretto nella capitale della Nigeria. Un Airbus 330 completamente bianco e senza insegne o livrea decolla in incognito dall’aeroporto romano di Fiumicino. A bordo del charter ci sono una trentina di cittadini nigeriani espulsi dall’Italia, scortati da circa 100 operatori della Polizia di Stato. Un rapporto di tre a uno. Lo chiamano «servizio di scorta al rimpatrio». Sulla rotta Roma-Lagos ce n’è di media uno al mese. Una goccia d’acqua, nel mare dell’emergenza immigrazione irregolare.

Gli stranieri espulsi arrivano dai Centri di identificazione ed espulsione (Cie) presenti in diverse regioni italiane. I mezzi che li trasportano entrano direttamente nella piazzola di sosta dell’aereo circondato dalla Polizia. Ad uno ad uno, con ai polsi le fascette di velcro d’ordinanza, i nigeriani vengono fatti salire sul velivolo.

IMBARCO E DECOLLO: IL MOMENTO PIÙ DIFFICILE

È il momento più difficile per gli uomini del servizio di scorta: qualcuno degli espulsi potrebbe attuare qualche gesto di protesta o, ancora peggio, qualcosa di autolesionistico pur di non salire a bordo. Gli occhi dei poliziotti sono attenti alla minima criticità. I volti degli extracomunitari parlano da sé, tra la rassegnazione alla partenza e una quasi ostentata indifferenza. Della serie: «riportateci pure in Nigeria, tanto presto torneremo in Italia».

SUPERTARIFFE PAGATE DALL’EUROPA

Non di rado in questi voli si incontrano soggetti già al loro secondo o addirittura terzo rimpatrio obbligatorio. Quasi un abbonamento, a spese naturalmente del contribuente europeo, dal momento che questi voli di ritorno sono pagati da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. A prezzi tutt’altro che economici, tanto che corre voce che il solo passaggio aereo Roma-Lagos per un agente di scorta non sia inferiore a 4000 euro. Quello su un volo di linea è – al massimo – circa la metà. Moltiplicato per 100 fa almeno 400.000 (quattrocentomila) euro. Compreso il noleggio del velivolo fa almeno un miliardo di vecchie lire, per chi ragiona ancora con il cambiavalute in testa.

OCCHI APERTI DURANTE IL VOLO 

Il volo dall’Italia a Lagos dura circa 6 ore. Senza scalo naturalmente. Per gli uomini della scorta è proibito distrarsi un attimo. A bordo – dopo accurati controlli e perquisizioni su potenziali soggetti “irrequieti” – vengono tolte le fascette dai polsi dei viaggiatori. Andare in bagno è consentito, anche in questo caso scortati e con il divieto di chiudere la porta. La vigilanza resta sempre alta perché il gesto di autolesionismo può sempre scattare da un momento all’altro. Come chi tentasse di sbattere la testa per farsi male o far male agli altri. Far scoppiare una rissa è questione di attimi. E a 10 mila metri di quota è meno gestibile che in un servizio di ordine pubblico per strada. Per questo al servizio scorta al rimpatrio vengono destinati poliziotti selezionati e addestrati ad affrontare ogni tipo di emergenza. Perché in volo l’incolumità di uno vuol dire sempre l’incolumità di tutti.

A bordo, naturalmente, viene servito a tutti un pasto caldo. Come in un normale aereo di linea a medio raggio. Non avanza quasi niente, tanta è la volontà per i 30 nigeriani di mangiare quanto più possibile davanti all’incertezza di cosa troveranno una volta sbarcati a Lagos. Le sei ore di andata verso la Nigeria sembrano non passare mai. Tra tanto silenzio, resta difficile ma non impossibile un tentativo di dialogo tra accompagnatori e accompagnati. Tra quest’ultimi c’è di tutto: dai pluripregiudicati, ai recidivi del rimpatrio obbligatorio, ma anche a chi si è «dimenticato» di rinnovare il regolare permesso di soggiorno in scadenza e come tale è stato espulso.

Tante storie che da sole, una per una, potrebbero fare un libro e chiarire dal vivo il cosiddetto «fenomeno migratorio». Con gli occhi di chi lo vive giorno dopo giorno. Non solo i migranti ma anche i poliziotti di scorta. Che per il rischioso lavoro che fanno percepiscono 70 euro di missione internazionale al giorno, che annulla ogni altra indennità a cominciare dagli straordinari. Poco più di una mancia.

RICONSEGNA E RIPARTENZA IMMEDIATA

All’atterraggio a Lagos l’allerta – qualora possibile – aumenta ancora. Tutti restano a bordo in attesa che salga la polizia nigeriana, che si prende tutto il tempo per identificare con certezza i nuovi arrivati, o meglio i rimpatriati. I minuti scorrono rapidamente ma anche questa volta sembrano non finire mai. Uno ad uno i nigeriani vengono presi in consegna dai «loro» poliziotti e fatti scendere. Impossibile una protesta o una reazione aggressiva: i rimpatriati sanno bene che le conseguenze a terra potrebbero essere davvero pesanti. Intanto i poliziotti italiani restano a bordo in attesa che l’Airbus 300 abbia fatto rifornimento e sia pronto al decollo senza troppi indugi. Proibito scendere a terra per qualsiasi motivo.

L’aereo si svuota di un quarto dei suoi passeggeri. Il comandante rulla i motori e si avvia alla partenza. I poliziotti italiani possono finalmente sedersi con maggiore tranquillità. Ancora sei ore di viaggio per Roma, ma passeranno più rapidamente che all’andata, anche perché accorciate dal sonno atteso da tanto tempo. Qualcuno resta sveglio. Difficile dimenticare gli sguardi incontrati all’andata. Molti i disperati e rassegnati ma anche quelli dei recidivi del rimpatrio, pronti a tornare in Italia e ricominciare tutto da capo.

 

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Sandro Addario

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