Accademia Navale: «Ecco perché a 19 anni ho scelto la Marina Militare»

Allievi dell'Accademia Navale sulla nave Amerigo Vespucci in navigazione

Allievi dell’Accademia Navale sulla nave Amerigo Vespucci in navigazione

LIVORNO – «Open day» all’Accademia Navale di Livorno che sabato 19 e 26 gennaio apre i cancelli a giovani studenti e familiari, interessati a partecipare al concorso per 110 posti nell’istituto di formazione da cui escono i futuri ufficiali di Marina e che scade il 28 gennaio 2019.

Saranno tante le domande che verranno fuori durante la visita guidata all’interno dell’Accademia. OsservatoreLibero.it ne ha anticipate qualcuna al Capitano di Corvetta Rino Gentile, comandante alla 1ª classe che comprende gli allievi del 1° anno entrati in Accademia nello scorso agosto 2018. Gli ha fatto seguito l’allieva Luciana Genovese, che ci ha raccontato la sua esperienza e cosa l’ha spinta a mettersi in gioco a 19 anni lasciando le comodità della famiglia.

 

Comandante Gentile, cosa ha visto negli occhi dei suoi allievi il primo giorno di Accademia navale?

Sicuramente entusiasmo e determinazione, più forti del timore di non farcela

Nessuna incertezza nel varcare con la valigia il grande cancello verde?

Quasi tutti guardavano davanti, come verso il loro futuro

Più emozione tra i familiari rimasti fuori?

Certamente, ma molti di loro avevano già accompagnato i propri congiunti alla preselezione di una settimana a luglio, qui in Accademia. Diciamo che la commozione era trattenuta dalla soddisfazione di vederli realizzare un sogno nonché vincitori di un concorso con circa 6000 partecipanti. E non ultimo di sapere anche che percepiranno una paga giornaliera media di circa 1100 euro mensili netti.

Come si è svolto il primo giorno degli allievi della prima classe?

Sono stati accolti dai loro inquadratori, ufficiali Guardiamarina del 5° anno. Primo ingresso in dormitorio per lasciare il bagaglio e ritirare la divisa. Quindi l’incontro, già schierati, con il Comandante alla classe che dà loro il benvenuto.

Poi la consegna delle stellette?

Di norma avviene il secondo giorno. È una cerimonia interna molto importante. Ciascuno riceve dal Comandante le stellette, simbolo di appartenenza alla Forza Armata, che metterà sulla propria prima divisa bianca (la Seb) da indossare nella libera uscita, la cosiddetta «franchigia».

 

Capitano di corvetta Rino Gentile comandante alla 1ª classe anno 2018-2019

Capitano di corvetta Rino Gentile comandante alla 1ª classe anno 2018-2019

 

Si può andare in libera uscita dunque quasi da subito?

Tre volte la settimana, con rientro obbligatorio entro mezzanotte e mezzo. Il giovedì dalle 17, il sabato dalle 19, la domenica dalle 12. Naturalmente la franchigia non è obbligatoria, ma al tempo stesso deve essere meritata.

Nel senso che fioccano anche le consegne?

Da un maglione o una divisa non ben spazzolati a un letto non a posto. Tutto questo può venire sanzionato, ma naturalmente a scopo formativo.

Gli allievi in franchigia possono andare dovunque?

Nel primo periodo di Accademia no. Possono muoversi solo tra Pisa, Livorno e Castiglioncello. Dopo il giuramento, che avviene in dicembre, ricevono la loro divisa storica con la quale possono muoversi ovunque, naturalmente rispettando gli orari.

Entrare in Accademia significa anche rinunciare a lungo al proprio cellulare?

L’uso è consentito solo durante la franchigia. Nel restante periodo viene custodito in una cassetta di sicurezza. Ma non è una sorpresa. Gli allievi lo sanno bene fino dal momento del concorso.

Gli allievi in Accademia non possono camminare, ma solo correre. È così?

Chiariamoci. Durante i momenti di ricreazione (mediamente ogni ora) si può camminare normalmente. Negli altri quando ci si deve spostare, lo si deve fare di corsa con i pugni al petto. È tradizione di ogni Accademia militare, che risponde al principio del «dovere». Se devo andare a compiere un’attività, mi devo spostare rapidamente. Senza incertezze o rallentamenti. Tutto questo in aggiunta alla vera e propria attività sportiva quasi quotidiana che si svolge qui in Accademia.

Quindi non solo libri e banchi di scuola

Esatto. C’è anche l’impegno sportivo, che è determinante. Dalla corsa al nuoto, dalla palestra al canottaggio, dalla vela al poligono. Già dopo i primi quattro mesi i ragazzi sono davvero già cambiati, per la soddisfazione propria e dei familiari lontani.

Spirito di squadra. È stato difficile ottenerlo?

Giudichi lei. Gli allievi vivono insieme giorno e notte. Dalle aule, alla mensa, alle attività sportive al dormitorio (maschile e femminile) dove c’è posto per una quarantina di ragazzi. È impossibile non fare squadra. Così nasce lo spirito di gruppo indispensabile presupposto a far parte dell’equipaggio di un’unità. In Marina, dall’Accademia ad un equipaggio in operazioni, non c’è posto per un solista.

Sono tanti i genitori che chiamano l’Accademia per avere notizie dei propri figli?

Non chiama nessuno. L’unico momento di incontro con i familiari degli allievi della prima classe è il giuramento. Non va dimenticato che i ragazzi sono già tutti maggiorenni e che hanno diritto alla loro privacy. Naturalmente se c’è qualcosa di importante siamo noi stessi per primi a metterci in contatto con le famiglie. Che viceversa possono darci comunicazioni attraverso il telefono del mio ufficio o del Corpo di Guardia, operativo 24 ore su24.

Comandante Gentile, sedici anni fa (era il settembre 2002) lei era un allievo della prima classe come i suoi oggi. Cosa chiede loro principalmente?

Di vivere ogni giornata in pieno, momento dopo momento. L’Accademia è come un treno in corsa che offre tanto ma che può trascinarti via. L’importante è non farsi travolgere. Ogni minuto puoi cadere, ma hai anche la possibilità di rialzarti.

Cosa pensa, in cuor suo, di poter imparare da loro?

C’è sempre da imparare da tutti. Fino dal loro primo giorno in Accademia, ma anche da quelli che non sono riusciti a superare il concorso e che ci riprovano l’anno successivo. È uno spirito, una nuova linfa che aiuta anche il Comandante alla classe ad affrontare il quotidiano.

Cosa invidia loro? Non mi dica subito l’età …..

La Marina è un ecosistema straordinario, che naviga su mari sconosciuti ogni anno, si adegua alla società e alle esigenze delle Forze armate. Un pizzico di invidia la provo quando vedo le nuove e tante possibilità che questi giovani hanno di costruirsi il proprio futuro. Basti pensare alla possibilità che i nostri allievi hanno, attraverso Erasmus, di frequentare periodi di formazione anche presso Accademie navali estere. E questo è solo un esempio.

In conclusione, comandanti si nasce o lo si diventa?

Non c’è dubbio, lo si diventa. E l’Accademia è un’ottima palestra. A 18 anni non è facile immaginare già tutte le potenzialità a disposizione. Ma già al termine dei corsi si può essere chiamati ad avere la responsabilità di comando di reparti già con 20-30 persone. L’importante è, oltre alla professionalità e la lealtà, è la voglia di affrontare con determinazione ed entusiasmo la vita che offre la Marina.

 

Allievi della 1ª classe schierati nel piazzale dell' Accademia navale

Allievi della 1ª classe schierati nel piazzale dell’ Accademia navale

IL MIO PRIMO GIORNO IN ACCADEMIA

Diciannove anni, originaria di Portici, l’allieva Luciana Genovese indossa le stellette e la divisa della Marina militare dal 24 agosto 2018, giorno del suo ingresso in Accademia navale. Ha lasciato alle spalle la comodità e tanta libertà. Davanti a sé anche una laurea in ingegneria delle telecomunicazioni  e un futuro da #professionistadelmare.

La domanda nasce da sé: perché?

Semplicemente ho pensato che potessero prevalere tenacia e spirito di sacrificio. Così ho deciso di mettermi alla prova

E perché proprio in Marina? Parenti o amici magari sono già militari?

No. L’unico militare in famiglia è un nonno già maresciallo della Guardia di Finanza. Forse mio fratello minore sembra voglia seguire la mia strada. Il vero motivo è il mare, dove vivo e con cui sono stata a contatto da sempre

Come ha «scoperto» la Marina?

A scuola, nel mio liceo scientifico, si sono tenuti incontri informativi sulle possibilità offerte da un arruolamento. Il resto l’ho visto sul sito internet della Marina e ho voluto tentare il concorso. Per fortuna ci sono riuscita al primo tentativo.

Non sarà stato facile né breve

Tra febbraio e aprile sono stata chiamata al Centro di selezione della Marina ad Ancona per un primo test. Quindi un tirocinio a luglio in Accademia qui a Livorno, concluso con prove psicofisiche e quella finale di matematica. Nelle attese era la più difficile, nei fatti è stata affrontabile.

Non le chiedo cosa ha provato quando ha varcato il cancello dell’Accademia

Diciamo che la lacrima c’era ma ce l’ho fatta a nasconderla. L’importante era guardare davanti mentre percorrevo il viale dei Pini all’ingresso.

E al termine della prima giornata?

Non c’era più tempo per la lacrima. La soddisfazione ma anche tanta stanchezza hanno decisamente avuto il sopravvento.

Cosa pensa quando per parlare deve stare sugli attenti e dare del lei a tutti in Accademia, compresi gli anziani della 2ª classe, che hanno appena un anno più di lei?

Non mi sembra né strano né ingiusto. Solo una forma di rispetto verso chi ha già percorso la mia stessa strada, anche se solo un anno prima.

Il momento più emozionante in quasi sei mesi di Accademia?

Certamente il giuramento in dicembre. Tanta emozione ma ormai per la lacrima nascosta non c’era più spazio.

Tra i suoi target credo ci sia anche una famiglia domani. Chi avrà la precedenza, la famiglia o la Marina?

Per ora penso solo agli esami che mi aspettano. Credo che con il giusto spirito sia possibile gestire entrambi questi aspetti: famiglia e lavoro in Marina. Non è più una novità, ormai ci sono molte donne che mi hanno preceduto e che potranno guidarmi. Non penso ci possano essere problemi in questo senso. E comunque è davvero presto.

A fine della 1ª classe lei effettuerà la prima campagna d’istruzione a bordo della nave scuola Amerigo Vespucci. Sta già facendo il conto alla rovescia?

È un momento che tutti noi allievi della prima classe attediamo con ansia ed emozione. Anche perché solo a bordo del Vespucci la nostra classe diventerà un «corso» con un suo nome per sempre, che sceglieremo noi stessi. Ma ripeto, prima pensiamo agli esami universitari che ci attendono. Se da oggi all’estate non ne superiamo quattro, la nostra permanenza in Accademia finisce. E allora addio Vespucci.

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Sandro Addario

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