Latitanti: «È morto davvero Coda, condannato per l’omicidio Dionisi?»

Mariella Magi Dionisi davanti alla scuola che porta il nome del marito poliziotto ucciso dai terroristi nel 1978

Mariella Magi Dionisi davanti alla scuola che porta il nome del marito poliziotto ucciso dai terroristi nel 1978

FIRENZE – Il sostegno della fede e della speranza aiuta «anche quando la giustizia degli uomini ha deluso ogni desiderio legittimo di giustizia. O lasciando i colpevoli impuniti e in libertà o arrivando a ‘riabilitare’ chi ha causato tanto dolore. Dimenticando che solo a Dio spetta la piena riabilitazione di un uomo, e solo dopo che questi si è pentito ed è disposto ad espiare». Non usa mezze parole il cappellano della Polizia di Stato di Firenze, don Luigi Innocenti, durante l’omelia nella messa per il 41° anniversario dell’omicidio dell’agente di Pubblica sicurezza Fausto Dionisi, ucciso durante un attacco terroristico a Firenze il 20 gennaio 1978.

Nessuno lo nomina ma il nome che più frequentemente ricorre nella mente dei presenti alla cerimonia sul luogo dell’eccidio in via delle Casine è quello di Franco Coda, uno dei condannati all’ergastolo per quel delitto, ma latitante da sempre. Di lui si occupano i giornali nel 2009 quando i familiari ottengono dal tribunale civile una dichiarazione di morte presunta. Sembra per un problema ereditario. Quanto bastò da allora per porre termine alle ricerche del latitante, di cui si erano perse le prime tracce che lo indicavano tra Cuba e il Sud America.

IL CASO CODA A UNO MATTINA

Sull’argomento è stata intervistata da Uno Mattina su Rai 1 martedì 22 gennaio la vedova di Fausto Dionisi, Mariella Magi Dionisi che è anche presidente dell’Associazione Memoria. «Non è mai stato trovato il corpo di Franco Coda – ha detto – e vorrei essere sicura che è morto davvero, anche se questo mi dispiacerebbe per la sofferenza della sua famiglia. So bene cosa si prova».

 

 

FIRENZE RICORDA

Ogni anno la Questura e il Comune di Firenze ricordano il sacrificio di Fausto Dionisi, ucciso a colpi di mitra a soli 23 anni. Alla deposizione di una corona d’alloro sul luogo del delitto erano presenti quest’anno 2019, con il questore Alberto Intini, il presidente del Consiglio Comunale di Firenze Andrea Ceccarelli e il vice prefetto vicario di Firenze Tiziana Tombesi. La magistratura era rappresentata ai massimi livelli con il presidente della Corte d’Appello Margherita Cassano (figlia del magistrato che nel 1983, come presidente della Corte d’Assise, firmò la prima sentenza di condanna degli uccisori di Dionisi) e il procuratore generale Marcello Viola.

A Fausto Dionisi sono state dedicate una sala della Questura e la strada della caserma Fadini, nei pressi della Fortezza da Basso. Si parla anche di intitolare a Fausto Dionisi l’ex caserma dell’Esercito De Laugier sul lungarno della Zecca che, in corso di restauro, passerà a breve alla Polizia di Stato.

Ma al poliziotto ucciso è dedicata anche una Scuola per l’infanzia (un tempo si sarebbe chiamato ‘asilo’) che ha sede nella zona di Bellariva. Il luogo dove Mariella Dionisi, accompagnata da don Luigi Innocenti, ha voluto lasciare un mazzo di fiori sul cancello. Un momento di riflessione strettamente privato, lontano da telecamere e onoranze ufficiali. Magari meditando una lettera al governo, per chiedere di non dimenticare tra i latitanti il nome di Franco Coda.

 

Un momento di felicità dell'agente di Ps Fausto Dionisi con la foglia (foto concessa dalla signora Mariella Dionisi)

Un momento di felicità dell’agente di Ps Fausto Dionisi con la foglia (foto concessa dalla signora Mariella Dionisi)

 

GALLERIA FOTO DELLA COMMEMORAZIONE 2019

 

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Sandro Addario

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