Cassano: l’educazione alla giustizia parta anche dalla famiglia

La cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario 2019 a Firenze

La cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario 2019 a Firenze

FIRENZE – L’educazione al senso di giustizia deve partire anche dalla famiglia, che non può abdicare al suo ruolo. Ne è convinta il Presidente della Corte d’Appello di Firenze Margherita Cassano che nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2019 ha dedicato un passaggio importante sul tema della giustizia minorile. Il riferimento è tra l’altro «al carattere particolarmente insidioso delle manifestazioni di bullismo e cyber-bullismo (epifenomeno che trova quasi sempre premessa in relazioni scolastiche) che vedono come parti offese minori ritenuti particolarmente vulnerabili e, per questo, discriminati, vessati, isolati e messi in ridicolo da gruppi di ragazzi che si coalizzano con l’obiettivo di distruggere psicologicamente un loro coetaneo». «Queste condotte – aggiunge la presidente Cassano – sono riconducibili ad una pluralità di fattori e richiedono interventi non solo di tipo giudiziario ma, prima ancora, di tipo educativo e formativo cui devono partecipare anche le famiglie, oltre alla scuola».

CHI C’ERA ALL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO

L’aula magna del Palazzo di Giustizia di Firenze è gremita al gran completo. In prima fila c’è il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. (Vedi sotto il suo intervento). È la prima volta, a memoria di chi frequenta le aule giudiziarie fiorentine, che un Guardasigilli partecipa all’inaugurazione dell’anno giudiziario nel capoluogo toscano. Qualcun altro si affretta però a ricordare che Bonafede è avvocato del Foro di Firenze e che, quando non è a Roma, abita in città. Non sfugge comunque che poteva mandare un suo delegato e che invece ha preferito esserci. Il saluto del Consiglio Superiore della Magistratura è stato portato dal consigliere Filippo Donati.

Tra i presenti il prefetto di Firenze Laura Lega, il professor Paolo Grossi presidente emerito della Corte Costituzionale, il governatore della Toscana Enrico Rossi, il sindaco di Firenze Dario Nardella. Non ci sono solo autorità civili e militari, magistrati, avvocati, rappresentanti della società civile ma anche studenti e docenti scolastici. Tra questi quelli degli istituti Artistico Porta Romana di Firenze, Calamandrei di Sesto Fiorentino, Enriques di Castelfiorentino, Morante di Pontedera, che – ricorda la presidente Cassano – «sono stati i protagonisti, lo scorso ottobre, di un’intensa mattinata scandita da iniziative letterarie e artistiche di loro creazione accomunate da un unico filo conduttore: la tensione ideale verso una convivenza democratica improntata all’ascolto, al rispetto degli altri, al rifiuto di ogni forma di violenza, all’armonia dei suoi componenti». Presente anche una nutrita rappresentanza di allievi della Scuola Marescialli dei Carabinieri che ha sede a Firenze Castello.

Margherita Cassano, presidente della Corte d'Appello di Firenze

Margherita Cassano, presidente della Corte d’Appello di Firenze

 

SI FA LARGO LA MEDIAZIONE CIVILE

Nella sua relazione (qui il testo completo da scaricare) la presidente Cassano attira l’attenzione anche sull’istituto della mediazione quale alternativa al processo civile. Una sperimentazione unica, per il momento, a livello nazionale frutto di una collaborazione tra il Dipartimento di scienze giuridiche dell’Università degli studi di Firenze da una parte e la Corte d’Appello e il Tribunale di Firenze dall’altra. In pratica otto giovani laureati in discipline giuridiche, assegnatari di una borsa di studio, sono incaricati di esaminare vertenze giudiziarie civili in corso per valutare se esistono margini per arrivare ad una soluzione della controversia prima della conclusione del procedimento giudiziario. Ne riferiscono quindi al giudice che convocherà le parti per raggiungere un accordo. «Stanno determinando una profonda metamorfosi culturale nell’utenza che, grazie anche all’opera intelligente e attenta dell’avvocatura, pone fine al conflitto e recupera il rapporto umano con la controparte» ha detto Cassano. Citando qualche numero per i procedimenti del Tribunale di Firenze presieduto da Marilena Rizzo, nel primo semestre di applicazione del protocollo (partito nella primavera del 2018) «su un totale di 2455 fascicoli (50,8% del totale) segnalati dai borsisti come potenzialmente mediabili, i giudici ne hanno inviati in mediazione 1522, pari al 61,99%».

LE SPESE DI GIUSTIZIA NON SI RECUPERANO

Il tema delle spese di giustizia da recuperare non è molto dibattuto ma pesa molto sul bilancio dello Stato. La presidente Cassano richiama l’attenzione dell’uditorio – ed in particolare del ministro della Giustizia che la sta ascoltando – sul fatto che «da circa dieci anni il recupero delle pene pecuniarie e delle spese di giustizia è stato affidato dal Ministero della giustizia a società esterne con l’obiettivo di rendere più tempestiva ed incisiva questa attività». «Ad una prima fase transitoria – prosegue Cassano – destinata ad organizzare al meglio il servizio, a predisporre le necessarie infrastrutture informatiche per il corretto dialogo con gli Uffici giudiziari, a raccogliere tutti i dati necessari alla riscossione, avrebbe dovuto fare seguito un regime giuridico definitivo con previsione di determinati standard di rendimento quantitativo, oltre che qualitativo, nella riscossione pena sanzioni patrimoniali per il mancato conseguimento degli obiettivi».

Niente di tutto questo, anche perché in Italia niente è più definitivo del transitorio, direbbe qualcuno. «La perdurante applicazione, a distanza di circa dieci anni, della disciplina transitoria che non prevede soglie minime di risultato per le società cui è stato affidato il servizio comporta che la percentuale di recupero delle somme al cui pagamento il giudice ha condannato l’imputato si aggiri mediamente a livello nazionale intorno al 6% e che rimangano tuttora irrisolte le questioni attinenti alla corretta acquisizione e lavorazione dei dati messi a disposizione dagli Uffici giudiziari». «Si tratta di un problema degno della massima attenzione – conclude la presidente Cassano guardando negli occhi il ministro Bonafede – che richiede un forte impegno istituzionale ai fini della sua soluzione. Basti pensare che, qualora le somme venissero tempestivamente riscosse, l’Amministrazione della giustizia sarebbe in grado di autofinanziarsi, in quanto l’importo complessivo delle pene pecuniarie corrisponde approssimativamente ad un duplice bilancio dello Stato».

 

Qui il testo integrale della relazione della presidente della Corte d’Appello Margherita Cassano

Qui la nota sull’amministrazione della giustizia del presidente del Tribunale di Firenze Marilena Rizzo

 

IL MINISTRO BONAFEDE: PREVISTE ASSUNZIONI DI PERSONALE

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Tra gli obiettivi a breve termine del governo, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha annunciato che «è a buon punto l’elaborazione di un disegno di legge delega per la riforma del rito civile, i cui criteri tenderanno allo snellimento del processo, al fine di renderlo uno strumento flessibile, adeguato ai casi concreti, con eliminazione degli istituti che rappresentavano solo momenti di rallentamento dei tempi della procedura». Come pure è allo studio «uno schema di disegno di legge, che sarà presentato in uno dei prossimi Consigli dei ministri, al fine di semplificare la liquidazione delle istanze, nonché di estendere il patrocinio a spese dello Stato anche nei procedimenti di mediazione e alle procedure di negoziazione assistita, quando tali procedure costituiscono condizione di procedibilità».

Sotto il profilo organizzativo della Giustizia, Bonafede ha annunciato che è prevista l’assunzione di 3.000 unità di personale amministrativo giudiziario, nonché l’assunzione di 360 magistrati già vincitori di concorso. «È il primo aumento della pianta organica dopo quasi vent’anni – ha detto – pari a 600 magistrati nel prossimo triennio». Come pure Bonafede ha annunciato il reclutamento di oltre 1.300 allievi agenti di Polizia Penitenziaria nell’anno in corso.

Qui il testo integrale dell’intervento del ministro Bonafede

 

IL PG VIOLA: AL PRIMO POSTO LA TUTELA DELLE VITTIME

 

Il procuratore generale Marcello Viola

Il procuratore generale Marcello Viola

Dare voce alle vittime dei reati. Questo il richiamo di Marcello Viola, procuratore generale presso la Corte d’Appello, nella sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2019 a Firenze. «Occorre rafforzare – ha detto – la tutela giudiziaria ed il sostegno alle vittime, perché anche quest’ultime devono poter far sentire la loro voce. Bisogna, soprattutto, consentire alle vittime di potere raccontare la propria storia, manifestando sempre capacità e disponibilità di ascolto». Il settore che più preoccupa sono i reati commessi in ambito familiare.

VIOLENZA DOMESTICA

«Sono cresciuti in modo sensibile – ha detto Viola – i casi di violenza domestica. I numeri indicano che sono in aumento, rispetto all’anno precedente, i casi di stalking e di maltrattamento». Non dimenticando che «la violenza che si protrae da lungo tempo, all’interno di un contesto che ha visto come spettatori e vittime bambine e bambini, spesso trova il suo tragico epilogo nel più grave dei delitti, l’uccisione di una donna».

In Toscana sono stati commessi nel 2018 20 fatti omicidiari (fra consumati e tentati) ai danni di donne, rispetto ai 25 del precedente periodo. «Una riduzione che non vale tuttavia a modificare l’immagine di un fenomeno di intollerabile drammaticità, spesso connotato da modalità brutali ed efferate». Da qui la necessità – ha detto Viola – di «far uscire le vittime dal ‘sommerso’ e combattere ogni forma di violenza, che costituisce una gravissima violazione dei diritti fondamentali dell’uomo.

SICUREZZA PSICHIATRICA

Un altro punto su cui si è soffermato il pg Viola è il problema ancora non risolto della sicurezza psichiatrica. «È ormai trascorso non breve tempo dalla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari – ha detto il procuratore generale – e ancora non si consolida lo spirito della riforma, per la revisione del sistema delle misure di sicurezza personali, attraverso l’individuazione di misure alternative alla detenzione, mediante un progetto terapeutico-riabilitativo individuale». «In molti casi non è stato possibile eseguire le misure di sicurezza provvisorie a causa della insufficiente capacità ricettiva delle cosiddette residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), essendo tuttora inadeguato il rapporto tra le esigenze degli Uffici giudiziari del distretto e le disponibilità dei posti nelle strutture esistenti sul territorio».

TOSCANA CAPOLINEA DEL NARCOTRAFFICO

Narcotraffico, spaccio e consumo di stupefacenti. Tre piaghe che non risparmiano la Toscana, che – ha detto Viola riprendendo anche la relazione della Procura Distrettuale Antimafia diretta dal procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo – «sia per la particolare posizione geografica che per le infrastrutture presenti (in particolare il porto di Livorno, che è uno dei primi porti italiani per merci movimentate), è spesso utilizzata come ‘porta di accesso’ per l’importazione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente da parte di gruppi criminali organizzati». «Preoccupano i numerosi decessi per overdose verificatisi negli ultimi mesi, nuovamente in aumento dopo anni di costante calo. In molti casi, la causa è da attribuire all’assunzione di eroina, droga che, dopo anni di sostanziale assenza dal mercato, è tornata purtroppo ad essere largamente diffusa, anche tra i giovanissimi. Si tratta spesso di sostanza drogante con principio attivo molto elevato e mischiata con pericolose componenti sintetiche».

CAPORALATO

Aumenta anche il caporalato, considerata «la rilevante presenza di lavoratori stranieri in condizione di grave sfruttamento e vulnerabilità». «Un tale esercizio di potere criminale – dice Viola – determina un diretto controllo sul lavoro e sul territorio, mortifica italiani e migranti, è fonte di concorrenza sleale per gli onesti, lavoratori ed imprese, influenza pesantemente anche il relativo mercato, crea concorrenza sleale, illegalità e inaccettabili abusi».

LAVORO DA … MULI

Nell’agenda della Procura generale per il 2019 i principali obiettivi da affrontare saranno l’accelerazione dei tempi dei procedimenti e di quella che Viola chiama «cultura dell’organizzazione» per migliorare il servizio giustizia. E citando il compianto magistrato fiorentino Gabriele Chelazzi, Viola sottolinea che «l’animale simbolo del nostro lavoro non è né l’aquila né il leone, ma il mulo». Una espressione «nella quale viene efficacemente condensato e rappresentato il modo di intendere il nostro lavoro, la nostra attività professionale, che dovrebbe essere fatta di pazienza, di determinazione, di cura del dettaglio, di resistenza alla fatica, fisica e nervosa, anche di testardaggine in qualche caso, intesa non come cocciuta adesione a tesi precostituite, ma piuttosto come costante ricerca della prova e, attraverso di essa, della verità».

APPROFONDIMENTI:

Qui il testo dell’intervento orale 2019 del Pg Marcello Viola

Qui la relazione scritta 2019 del procuratore generale Viola 

Qui la relazione della Procura della Repubblica di Firenze

Qui il testo dell’intervento del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Firenze Sergio Paparo

 

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Sandro Addario

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