Firenze, torna a splendere il Giudizio Universale del Beato Angelico

Il Giudizio Universale del Beato Angelico dopo il restauro del 2019
Il Giudizio Universale del Beato Angelico dopo il restauro del 2019

FIRENZE – È tornato a risplendere dopo un accurato restauro il «Giudizio Universale» del Beato Angelico nel Museo di San Marco a Firenze. Oltre 400 persone hanno assistito alla cerimonia di riconsegna del dipinto sabato 5 ottobre. Un capolavoro quattrocentesco che resta in parte ancora avvolto nel mistero – come spiega la direttrice del museo Marilena Tamassia – per la sua particolare forma «trilobata in alto» (divisa in tre parti ad arco) di cui ancora oggi si ignora il motivo e il luogo della sua originaria collocazione. Quasi fosse una sorta di spalliera di un mobile oppure l’ornamento di una nicchia. Ipotesi che restano però tutte da verificare e che richiedono ancora tempo ed un attento studio. 

Lo "svelamento" del Giudizio Universale restaurato
Lo “svelamento” del Giudizio Universale restaurato

ROTARY

La realizzazione del restauro del Giudizio Universale si deve all’impegno del Rotary Club Firenze Certosa, che, tra mille difficoltà, è riuscito a reperire i mezzi finanziari necessari, con il contributo di alcuni Rotary club fiorentini ma anche di Russia e Svizzera oltre al sostegno di privati. Un’idea partita nel 2017 e che solo quest’anno ha trovato concretamento, dopo 10 mesi di lavoro (novembre 2018 – settembre 2019) che portano la firma della restauratrice Lucia Biondi

GIUDIZIO UNIVERSALE

Due metri per 1,28 nella parte più alta. Queste le dimensioni del Giudizio Universale, dove la Biondi ha contato ben 271 figure, tra santi, beati e dannati oltre naturalmente a quella del Cristo al centro. È dagli anni ‘50 che il dipinto non subiva un restauro. Ultimo fu quello di Gaetano Lo Vullo. Da allora l’opera è rimasta vittima di una crescente opacità e di minacce alla struttura lignea della cornice, sapientemente risanata da Roberto Buda

Particolare PRIMA DEL RESTAURO
Particolare DOPO IL RESTAURO

RICONSEGNA

Museo di San Marco gremitissimo di invitati alla cerimonia di riconsegna dell’opera, che ha coinciso con le manifestazioni per i 150 anni del museo stesso, che occupa la parte monumentale del convento di San Marco, capolavoro architettonico di Michelozzo voluto da Cosimo de’ Medici nel 1437. Per il comune di Firenze c’era la vice sindaco Cristina Giachi, insieme al direttore del Polo Museale Stefano Casciu e la direttrice del museo Marilena Tamassia. Per il Rotary Firenze Certosa c’erano – tra gli altri – i tre presidenti che, negli anni di loro competenza, hanno seguito l’iter dell’importante progetto: Alessandro Del Bianco, Saverio Lastrucci e Giorgio Vannozzi.  Con loro moltissimi rappresentanti dei vari Rotary Club fiorentini.

ATTRAVERSO SEI SECOLI

Il Giudizio Universale, databile tra il 1425 e il 1428, fu probabilmente eseguito per la cappella maggiore della chiesa di Santa Maria degli Angeli in via Alfani, soppressa da Napoleone nel 1808, il cui complesso fa oggi parte dell’Università degli Studi. Verosimilmente fu Ambrogio Traversari, priore di Santa Maria degli Angeli, l’ispiratore del programma iconografico del Giudizio, poi affidato al pennello del Beato Angelico. L’opera rimase in quella chiesa fino al XIX secolo, quindi fu trasferita per un breve periodo alla Galleria dell’Accademia per trovare definitiva sistemazione nel museo di San Marco, dove si trova da oltre un secolo. 

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Sandro Addario

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