Covid19, caccia alla certificazione per le mascherine della Regione Toscana

Una delle mascherine per la prevenzione contro il Covid19 distribuite a Firenze

FIRENZE – «Cosa rispondo, qui in farmacia, a chi mi chiede se queste mascherine della Regione Toscana sono certificate?». Un dubbio molto ricorrente tra i farmacisti nei primi due giorni della distribuzione gratuita, per fronteggiare l’emergenza Covid 19, da lunedì 20 aprile. 

L’aspetto delle mascherine «toscane» è piuttosto differenze da quelle chirurgiche, quelle con le pieghe per intendersi, che ci siamo abituati a vedere da quando è scoppiata la pandemia. Nel caso di quelle della Regione, si tratta di un rettangolo di «tessuto non tessuto, prodotte in Toscana grazie al neonato distretto delle protezioni» come si legge in una nota della Regione. Formato 21 centimetri per 12 di altezza. Un po’ più larghe e più corte delle altre che arrivano fino a 15 centimetri e che possono quindi meglio coprire naso e mento. 

CACCIA ALLA CERTIFICAZIONE 

Ma il problema è un altro. Qual è il vero potere filtrante di queste mascherine? Chi è in grado di certificarlo? Di questa domanda si fa carico, tra gli altri, il dottor Antonio Pinto contitolare di una nota farmacia nei pressi della stazione di Santa Maria Novella a Firenze. 

In un video pubblicato martedì 21 aprile su Facebook, Pinto chiede al Governatore Rossi: «È possibile avere le certificazioni di queste mascherine e dei test che sono stati fatti dagli organi competenti?». «Vorrei vederle – aggiunge Pinto al telefono – e poterle esaminare, per metterle a disposizione dei clienti della farmacia che possono legittimamente chiedere informazioni sulla sicurezza di queste mascherine. Vogliamo poter distribuire alla popolazione dispositivi che funzionano e non fare solo da postino». 

ROSSI E DE ROBERTIS SU FACEBOOK

Il Governatore della Toscana Enrico Rossi su Facebook lunedì sera 20 aprile ha commentato che «è andata molto bene la prima giornata di distribuzione. In farmacia e nei supermercati, in modo ordinato e informato. Le mascherine sono un presidio di prevenzione primaria. Per questo in Toscana ne distribuiamo e ne distribuiremo gratuitamente 1 milione e mezzo al giorno a tutti i cittadini, per evitare che uno strumento così utile in questa emergenza diventi motivo di speculazioni e comportamenti illeciti. Un grazie di cuore a tutti i farmacisti, ai volontari e al personale sanitario che partecipa a questa grande operazione di solidarietà e prevenzione». 

Una «prova» di certificazione delle mascherine arriva invece da Lucia De Robertis, vice presidente del Consiglio Regionale della Toscana, che posta su Facebook la copia di un test effettuato presso il Dipartimento di chimica dell’Università di Firenze. Secondo la consigliera regionale «le mascherine chirurgiche prodotte in Toscana, chiamate “TNT 3 veli Toscana 1”, che l’ordinanza regionale 17 del 19 marzo prevedeva in uso anche medici e sanitari, sono a norma. Rispondono ai requisiti dei decreti legge 9 e 18 del 2020». 

COSA È STATO DISTRIBUITO

La questione di fondo resta comunque una sola. Cosa è stato distribuito alla popolazione? Non certamente un DPI (dispositivo di protezione individuale), quelle mascherine chiamate FPP3 e FPP2  da utilizzare normalmente in luoghi di lavoro e sottoposte ad un vaglio anche dell’Inail. Oppure sono forse i più comuni dispositivi medici (le mascherine chirurgiche) utilizzate dal personale sanitario per non infettare i pazienti? In questo caso servirebbe l’attestazione di prove di laboratorio certificate dall’Istituto Superiore di Sanità.

Ma c’è una terza ipotesi. È quella contemplata anche dal Decreto Legge ‘Cura Italia’ del 18 marzo che all’articolo 16.2 consente che «fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, gli  individui  presenti sull’intero   territorio   nazionale  sono autorizzati all’utilizzo di mascherine filtranti prive del marchio CE e prodotte in deroga alle vigenti norme sull’immissione in commercio».  

MODELLO «MEGLIO CHE NULLA» 

Mascherine quindi non chirurgiche ma della serie «meglio che nulla». Così sembrano quelle acquistate e distribuite (1,5 milioni al giorno) dalla Regione Toscana. Dalla quale vorremmo volentieri essere definitivamente smentiti. O comunque ricevere un chiarimento almeno dalla Federfarma, l’Associazione Sindacale Titolari di Farmacia, sulla sicurezza di quanto distribuito alla popolazione.

Mascherina non chirurgica distribuita alla popolazione dalla Regione Toscana
Mascherina non chirurgica distribuita alla popolazione dalla Regione Toscana
La classica mascherina chirurgica
La classica mascherina chirurgica

AGGIORNAMENTO 22/4/2020 ORE 18

«Mascherine ‘made in Toscana’ efficienti e sicure, testate dall’Università di Firenze» . Lo ribadisce la Regione Toscana in un articolo pubblicato nel pomeriggio del 22 aprile 2020 su ‘Toscana Notizie’ l’Agenzia di informazione della Giunta Regionale. «Compito della mascherina – si sottolinea – è trattenere le particelle lasciando passare l’aria». Viene allegata anche una certificazione del Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze (datata 21 aprile 2020, il giorno dopo l’inizio della distribuzione delle mascherine ai cittadini toscani n.d.r.) circa i test effettuati, che conclude: «Risulta evidente anche ai meno esperti che se si soffia tramite una mascherina l’aria deve passare». 

Nota: i “meno esperti” rispondono che se soffiano dentro una mascherina chirurgica usata dai medici l’aria non passa. Ci sarà un motivo? [SAdd]

Scarica qui l’articolo di Toscana Notizie

Scarica qui il test dell’Università di Firenze

AGGIORNAMENTO 24/4/2020 ORE 15

Qui il video di un test, molto semplice ma riteniamo esplicativo, della differenza tra una mascherina chirurgica e una mascherina distribuita dalla Regione Toscana. È stato fatto in data 24 aprile 2020. Non avrà «alcuna valenza dal punto di vista tecnico e scientifico», come sostiene la Regione Toscana per filmati del genere. Ma rende l’idea.

Sandro Addario

Sandro Addario

Commenti (1)

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    marco

    |

    “meglio di nulla “.Il che è tutto dire. Le mascherine chirurgiche,livello minimo di protezione,lasciano due spazi ai lati del volto.Queste ne lasciano anche abbondanti sopra il naso.Appannano gli occhiali.Dove è la famosa “aderenza ” di cui parla la dottoressa di chimica?Del resto sono rettangolari e mi sembra ovvio che non possano aderire al volto.E se la gente andrà in giro con quelle,non basteranno le chirurgiche perché hanno solo una protezione in uscita e se non le portano tutti servono a nulla.

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