«Alle scuole paritarie solo briciole dal decreto Rilancio»

Scuole Paritarie: oltre il 30% rischia di chiudere
Scuole Paritarie: oltre il 30% rischia di chiudere dopo l’emergenza economica Covid19

ROMA – In oltre 250 articoli e quasi 500 pagine del Decreto Legge «Rilancio» (annunciato il 13 maggio 2020 e ad oggi, 19 maggio, non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) non c’è stato spazio per un vero sostegno alle scuole paritarie italiane, colpite anch’esse dalle conseguenze economiche dell’emergenza Covid-19. 

Lo evidenzia la stessa Conferenza Episcopale Italiana in un documento che riprende «la forte preoccupazione espressa in queste settimane da genitori, alunni e docenti delle scuole paritarie, a fronte di una situazione economica che ne sta ponendo a rischio la stessa sopravvivenza». 

Per i Vescovi «le forme di sostegno poste in essere dal Decreto Rilancio – in relazione alla riduzione o al mancato versamento delle rette, determinato dalla sospensione dei servizi in presenza, a seguito delle misure adottate per contrastare la pandemia – ammontano a 65 milioni per le istituzioni scolastiche dell’infanzia e a 40 milioni per le scuole primarie e secondarie, a fronte di un miliardo e mezzo destinato alla scuola tutta». 

Occorre – dice la Cei – «assicurare a tutte le famiglie la possibilità di una libera scelta educativa, esigenza essenziale in un quadro democratico». Senza dimenticare che «le scuole paritarie permettono al bilancio dello Stato un risparmio annuale di circa 7.000 euro ad alunno: indebolirle significherebbe dover affrontare come collettività un aggravio di diversi miliardi di euro». 

Un disegno degli alunni dell'Istituto Serve di Maria di Firenze
Un disegno degli alunni dell’Istituto Serve di Maria di Firenze

«Noi siamo invisibili»

Da Firenze, tra gli altri, parte un appello da parte dell’Istituto comprensivo paritario «Serve di Maria Addolorata» di via Faentina. In una lettera indirizzata a genitori, alunni e docenti, si sottolinea come «Ia maggior parte delle scuole paritarie  hanno sempre fatto  fatica a far quadrare i loro bilanci». Anche le famiglie «sono state costrette a dover fare a volte sacrifici importanti per mandare i figli nelle scuole cattoliche paritarie oppure a rinunciarvi». 

E ora ci si è messo di mezzo anche il Covid-19 che ha mandato in crisi tutta l’economia nazionale. E cosa fa il governo? «Elargisce briciole – tuona il documento dell’Istituto fiorentino – trattandoci meno delle biciclette e dei monopattini, per i quali stanzia 120 milioni di euro per il 2020. Il bonus sarà pari al 60% della spesa sostenuta, meno degli ombrelloni. Noi siamo gli invisibili per questo governo». 

Rumore educativo

Da qui l’invito, sollecitato dalle Conferenze dei religiosi e delle religiose in Italia (Cism e Usmi), a un «rumore educativo» – anche attraverso i social – tra scuole paritarie, docenti e famiglie che arrivi fino al governo e ai parlamentari che dovranno votare la conversione in legge del decreto Rilancio. Il messaggio è chiaro. «Il 30% delle scuole paritarie – dicono Cism e Usmi – è a rischio chiusura. Oltre 300 mila sono gli allievi che busseranno alia scuola statale che già oggi rischia il collasso. Oltre 2,4 miliardi costerà in tasse questa disastro del non riconoscimento della co-essenzialità della scuola pubblica paritaria rispetto alia pubblica statale».

Qui la lettera documento dell’Istituto «Serve di Maria Addolorata» di Firenze

Qui il sito ufficiale di UismCism

Noi siamo invisibili, in un manifesto la precoccupazione sul futuro delle scuole paritarie
Noi siamo invisibili, in un manifesto la precoccupazione sul futuro delle scuole paritarie
Sandro Addario

Sandro Addario

Commenti (1)

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    Elena Rigacci

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    Buonasera, come mamma di un’alunna di una scuola paritaria non posso che sottoscrivere queste riflessioni e questo appello… Forse il Governo crede che siano scuole elitarie per un ceto molto abbiente che non merita aiuti? Ci saranno anche scuole esclusive frequentate dai vip, ma le famiglie che costituiscono l’utenza media delle scuole paritarie spesso deve fare dei sacrifici per mandarvi i figli, sia per un loro ideale educativo legittimo e personale, sia, in caso di bambini o ragazzini più fragili, per assicurare loro un ambiente più intimo e delle cure che non sempre la scuola pubblica, non per cattiva volontà, può garantire.

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