Natale 2020, il cardinale Betori: «Dio non si stanca di noi»

Il cardinale Giuseppe Betori arcivescovo di Firenze
Il cardinale Giuseppe Betori arcivescovo di Firenze

FIRENZE – «Il volto della speranza è quello del bambino Gesù, la prova concreta – della concretezza della carne – che Dio non si è stancato dell’umanità. E se Dio non si stanca di noi, non possiamo essere noi a stancarci: non possiamo che seguirlo sulla strada dell’amore». Così il cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori ha concluso l’omelia durante la messa nella notte di Natale 2020, celebrata nella cattedrale di Santa Maria del Fiore e quest’anno anticipata alle 20 nel rispetto delle limitazioni alla circolazione dopo le 22 (il ‘coprifuoco’) per l’emergenza Covid-19. Notte di Natale compresa. 

«Il nemico tenebroso che incombe su questi nostri giorni – ha detto Betori – non è rivestito delle armature degli antichi eserciti invasori, che rimbombano e terrorizzano. È invece un virus impalpabile, che minaccia la nostra salute e mette in crisi le relazioni sociali, il tessuto produttivo del Paese, la fiducia e il coraggio con cui porsi di fronte alla vita. La dimensione sanitaria della pandemia ci auguriamo di vincerla nei prossimi mesi grazie a promettenti vaccini. Più difficile sarà sanare le lacerazioni dei cuori, le incertezze e lo scoramento che si sono annidati dentro di noi. Più difficile sarà riprendere con saggezza e risolutezza la strada di un modo nuovo di pensare il tessuto economico, capace generare più giustizia, più inclusione, lavoro per tutti, un lavoro degno». 

«La volontà – sottolinea tra l’altro Betori – di uscire dalle nostre chiusure per aprirci alla condivisione con gli altri, nella convinzione che ci si salva solo insieme, non regge soltanto i comportamenti virtuosi sviluppati in questi tempi di pandemia, ma la struttura stessa della società. Lo ha ricordato Papa Francesco nell’enciclica ‘Fratelli tutti’: «un umile apporto alla riflessione – come egli stesso la definisce – affinché, di fronte a diversi modi attuali di eliminare o ignorare gli altri, siamo in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole». «Sentieri impegnativi quelli indicati dal bambino di Betlemme – conclude l’arcivescovo di Firenze – a cui ci si può accostare solo se ci si riveste dell’umiltà e della disponibilità dei pastori alla grotta. Ma sono questi i sentieri della speranza, di cui sentiamo particolare bisogno in questi giorni». 

Qui il testo completo dell’omelia del cardinale Betori

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Sandro Addario

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